
Prospettive incoraggianti per la vendemmia 2026 del Brachetto d’Acqui DOCG che si annuncia in anticipo di circa una settimana rispetto al 2025, e dunque entro la prima metà di agosto. Un’annata caratterizzata da un andamento climatico anomalo, con un risveglio vegetativo precoce, temperature elevate già a partire da aprile e una lunga fase estiva contraddistinta da precipitazioni molto limitate, che ha accelerato lo sviluppo della vite senza compromettere, almeno fino a oggi, il potenziale qualitativo delle uve.

Il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, Paolo Ricagno (foto in alto), invita a guardare con attenzione alle prossime settimane e commenta: «L’annata 2026 conferma come il cambiamento climatico rappresenti una delle principali sfide per la viticoltura del Monferrato. Al momento i vigneti presentano uno stato fitosanitario generalmente buono, ma sarà l’andamento climatico tra luglio e agosto a definire il potenziale produttivo e qualitativo della vendemmia. La resilienza delle varietà del territorio e il lavoro quotidiano dei produttori saranno ancora una volta determinanti».

Secondo le rilevazioni dell’agronomo Daniele Eberle, consulente del Consorzio, il ciclo vegetativo è iniziato in anticipo grazie alle elevate somme termiche registrate nel mese di aprile e alle riserve idriche accumulate durante l’inverno, che hanno favorito una rapida crescita della vegetazione. Il mese di maggio, caratterizzato da temperature più vicine alla norma e da precipitazioni abbondanti, ha garantito un buon equilibrio vegeto-produttivo, senza incidere negativamente sullo stato sanitario dei vigneti.
Spiega Eberle: «Le piogge di maggio hanno determinato soltanto sporadiche infezioni primarie di peronospora e non hanno avuto effetti significativi sulla produzione. L’allegagione è avvenuta in anticipo e in condizioni ottimali, mentre la fioritura si è svolta rapidamente e in maniera regolare, grazie alle temperature elevate».

Le condizioni climatiche dei mesi di giugno e luglio, caldo persistente e scarse precipitazioni, hanno inoltre limitato lo sviluppo dei principali patogeni della vite. Gli attacchi di oidio sui grappoli si sono rivelati trascurabili e anche la tignoletta della vite, che nella scorsa stagione aveva creato criticità in alcune aree, ha avuto un’incidenza estremamente contenuta.
«Lo stato fitosanitario dei vigneti è molto buono. Oidio e tignoletta hanno avuto un impatto minimo e oggi possiamo osservare grappoli sani e ben formati. I sintomi di stress idrico risultano limitati ai terreni più superficiali e ai vigneti più giovani, nonostante l’assenza di piogge significative da inizio giugno», sottolinea l’agronomo.
L’invaiatura, cioè il cambio di colore degli acini del brachetto da verdi a rossi, è già in corso e procede rapidamente, favorita dalle elevate temperature diurne e dalle escursioni termiche notturne. Un quadro che lascia prevedere una raccolta anticipata rispetto alla media storica.
«L’inizio dell’invaiatura è in anticipo anche rispetto alle annate precoci. Se le condizioni climatiche resteranno favorevoli, la vendemmia inizierà circa una settimana prima rispetto al 2025. Al momento ci aspettiamo una produzione di buona qualità, con un buon livello di fertilità e allegagione. Resta tuttavia fondamentale osservare l’evoluzione del mese di agosto: eventuali ondate di calore potrebbero ridurre il volume finale dei grappoli», conclude Eberle.