
Il convitato di pietra all’assemblea dei produttori di ieri sera, 6 agosto, convocata a Santo Stefano Belbo (Cuneo) – nella bella Chiesa sconsacrata SS Giacomo e Cristoforo che fa parte del complesso della Fondazione Cesare Pavese – dal Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti per votare e decidere quali rese/ettaro applicare alla vendemmia del moscato bianco ormai alle porte (si parla di fine agosto), era il mercato. In tutti i sensi. La crisi delle vendite della denominazione Asti, evidenziati dai dati consortili, con il crollo della Germania e della Russia, le non esaltanti performance negli USA e in Italia, non inducono a mantenere rese per ettaro come si fosse in un momento di vacche grasse e, anzi, spingono verso tagli e azioni prudenti per evitare quello che tutti temono: la sovraproduzione.
Difficoltà concrete che, è bene sottolinearlo, non interessano solo la filiera del moscato bianco, ma coinvolgono tutto il mondo del vino piemontese e italiano. Tanto che di tagli preventivi alle rese delle uve 2025 e di stop a nuovi impianti di vigne stanno parlando, o li hanno già decisi, anche altri Consorzi vitivinicoli italiani oltre a quelli piemontesi, Toscana, Veneto, Puglia per citare alcune aree, e perfino in Francia, dove addirittura si sono espiantati migliaia di ettari di vigne e la crisi del vino, come in Italia, fa paura.
Dunque bisognava dare un segnale. E ieri sera, non senza i prevedibili malumori dei vignaioli che si vedono decurtare il proprio reddito agricolo a fronte di spese di gestione del vigneto sempre più alte, l’assemblea ha deciso per il taglio. Qui pubblichiamo la nota stampa ufficiale del Consorzio rilasciata oggi, 7 agosto 2025.
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“Riduzione delle rese per la campagna vendemmiale 2025 da 100 a 90 quintali per ettaro di cui 5 destinati allo stoccaggio. Sono le misure varate ieri sera (6 agosto ndr) in larga maggioranza dall’assemblea dei soci del Consorzio Asti Docg su proposta del CDA dell’ente di tutela a salvaguardia della denominazione, in particolare alla luce della difficile e attuale situazione congiunturale.
«Il contesto internazionale, sempre più instabile e aggravato dai dazi imposti dall’amministrazione Trump, ci impone un’attenta gestione dell’offerta. L’obiettivo è armonizzare il potenziale produttivo, controllare i volumi e garantire una crescita equilibrata della nostra denominazione – commenta il presidente del Consorzio Asti Docg Stefano Ricagno (foto sotto) -. Con queste scelte di contenimento vogliamo preservare l’equilibrio tra domanda e offerta e rafforzare la stabilità sui mercati».

Specificatamente quindi, per la prossima campagna vendemmiale, la resa massima per Asti Spumante e Moscato d’Asti sarà ridotta a 90 quintali per ettaro, di cui 5 riservati allo stoccaggio fino al 31 marzo 2026. Sarà consentito un eventuale supero fino a 18 quintali per ettaro, rivendicabili come mosto bianco aromatico da uve Moscato. Gli ulteriori esuberi (fino a 12 quintali per ettaro) dovranno essere destinati a produzioni diverse dal vino.
Sul fronte dello stoccaggio le aziende potranno riclassificare in autonomia i prodotti detenuti come mosto bianco aromatico o vino bianco. Al termine del periodo, il consiglio di amministrazione del consorzio valuterà – in base all’andamento del mercato – se svincolare, anche parzialmente, i volumi destinati all’Asti Docg oppure prolungare ulteriormente la durata della misura.
Nel primo semestre il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è fermato 45,6 milioni di pezzi (-8,2%) contro i 49,7 milioni del pari periodo dello scorso anno.







