
Nel Gavi Docg la vendemmia 2025 prende il via in questi giorni. Dopo un andamento stagionale regolare e favorevole fino ad agosto, le precipitazioni degli ultimi 10 giorni, con temporali che hanno portato quasi 200mm di pioggia sull’area, hanno spinto viticoltori ed enologi ad accelerare le operazioni di raccolta per preservare integrità e finezza del Cortese.
«Ancora una volta non esiste il momento “giusto” della vendemmia, ma solo il momento migliore. Lo stiamo imparando in questi ultimi anni, nei quali abbiamo assistito a contesti climatici che hanno cambiato continuamente registro e che vanno studiati e interpretati perché l’uva che entra in cantina soddisfi la qualità a cui la denominazione del Gavi e i suoi consumatori sono abituati» afferma Davide Ferrarese, agrotecnico del Consorzio Tutela del Gavi.
A supporto delle decisioni e della competenza dei produttori si affianca un’infrastruttura tecnica realizzata dal Consorzio Tutela del Gavi. Da oltre quindici anni sono effettuati campionamenti periodici ad agosto per valutare la maturazione su tutta la denominazione. Dal 2022 questo lavoro si è rafforzato grazie ad una rete di cinque stazioni meteorologiche digitali, installate in punti chiave dell’area, da Capriata d’Orba a Novi Ligure, che monitorano andamento climatico e le principali fasi vegetative del Cortese, dal germogliamento alla caduta delle foglie, i cui dati confluiscono in un bollettino tecnico mensile condiviso con i soci.
Dopo tre anni di rilevazioni continuative, lo storico oggi disponibile consente un salto di qualità: le informazioni raccolte saranno oggetto di un confronto più approfondito con le aziende e con l’Università degli Studi di Torino, così da trasferire i risultati dal monitoraggio alla pratica quotidiana di vigneto. L’obiettivo è chiaro: non limitarsi a osservare il clima, ma interpretarlo, comprendendo come condizioni diverse incidano sui parametri qualitativi delle uve e orientando le scelte agronomiche per mantenere gli standard della DOCG.
L’integrazione tra osservazioni di campo, campionamenti e dataset territoriali porta i big data dentro la viticoltura del Gavi per poter reagire con tempestività alle variazioni stagionali, preservare stile e qualità, pianificare con maggiore efficienza e mettere a sistema conoscenze che, vendemmia dopo vendemmia, diventano un vantaggio competitivo per l’intera denominazione.
«Il mercato del Gavi continua a premiare coerenza stilistica e affidabilità. Lavorare su serie storiche di dati meteo e agronomici non è un vezzo tecnologico: ci rende più rapidi e precisi nelle scelte, migliora la programmazione della vendemmia e la gestione della filiera e rafforza la competitività della denominazione in Italia e sui mercati esteri. I big data non sostituiscono l’esperienza, la mettono a fuoco: più evidenze, decisioni migliori, valore più stabile nel tempo» commenta Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi.
