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Dai territori. Barbera d’Asti Wine Festival, buona la “seconda” (in realtà una prima “in piazza”). Mobrici (vice Consorzio Barbera): «Ottimi riscontri da locals e da turisti fuori regione. La prossima edizione? Con più spazio per aziende e pubblico»

«Per una manifestazione tutto sommato cittadina, che, dopo una prima edizione 2024 all’interno della Douja d’Or, ha vissuto una seconda edizione, ma di fatto la prima ad essere allestita nella centralissima piazza Alfieri in un periodo più a ridosso del Natale, aver portato ad Asti chef famosi e giornalisti nazionali e internazionali a parlare del futuro del vino, di giovani e di sostenibilità, e avere richiamato, oltre agli appassionati locali, anche wine lover dalle regione vicine, Lombardia e Liguria, lo giudico un bilancio più che soddisfacente». Parole di Filippo Mobrici, vicepresidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato il giorno dopo la chiusura del Barbera d’Asti Wine Festival che ha animato il centro della città di Alfieri, dal 7 al 10 novembre.

L’analisi di Mobrici sembra corroborata anche dalle dichiarazioni raccolte ieri, lunedì 10, a pochi minuti dalla chiusura della manifestazione. I rappresentanti delle Cantine sentiti hanno confermato afflusso di pubblici e “riscontri positivi”.

Dunque tutto bene? Sembrerebbe di sì, anche se per il futuro Mobrici si augura un allargamento della manifestazione, sia in tema di spazi sia per quanto riguarda il focus della proposta. «A mio parere – dice – dovrebbe aprirsi alle altre eccellenze del territorio, non solo vinicole e, magari, non solo legate al wine & food». Su una cosa, però, il vice del presidente consortile Vitaliano Maccario non transige: «Asti è e deve continuare a essere la sede di manifestazioni legate al vino. Manterremo la nostra collaborazione con le istituzioni locali. Un modo per confermare la sua identità di capitale enologica piemontese e italiana». Poi un accenno al ruolo della politica: «Auspico che scelga di supportare sempre di più iniziative che non solo tutelano e promuovono, ma, con tutte le difficoltà del periodo, certificano il nostro territorio quale valore aggiunto delle imprese vinicole e dell’intero tessuto economico».

fi.l.

Servizio fotografico di Vittorio Ubertone

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