
A partire da aprile, il ristorante Adagio, fine dining del Relais Almaranto, inaugura ufficialmente lo Chef’s Table, una nuova esperienza gastronomica firmata dallo chef Mario Maniscalco (classe 1993, siciliano di origine e piemontese d’adozione).
Pensato per un numero ristretto di ospiti (massimo 6), il format porta la cucina direttamente al tavolo, con preparazioni espresse e un dialogo continuo tra chef e commensali. Un percorso immersivo che si sviluppa attraverso una sequenza di creazioni in formato “one bite”, dove emerge con forza uno dei tratti più distintivi della cucina di Maniscalco: la rilettura della tradizione piemontese attraverso la sua identità siciliana. Un approccio che non si limita alla contaminazione, ma costruisce un vero e proprio dialogo tra due culture gastronomiche, mantenendo riconoscibili le radici dei piatti. Nascono così interpretazioni inedite di grandi classici regionali: dai capunet ai plin, fino all’arancino che diventa punto di incontro tra Nord e Sud, con ingredienti piemontesi come la guancia di vitello e il Moscato di Canelli.
«La mia cucina nasce dall’incontro di due regioni con un’identità forte: la Sicilia, che rappresenta le mie radici, e il Piemonte, che mi ha formato. Non cerco di stravolgere la tradizione, ma di interpretarla attraverso il mio vissuto, creando un dialogo tra sapori, tecniche e memorie»spiega Maniscalco.«Lo Chef’s Table è il luogo ideale per raccontare questo percorso in modo diretto, davanti agli ospiti, trasformando ogni piatto in un momento di condivisione».
Durante l’esperienza, la cucina prende forma in tempo reale: fritture, cotture su piastra e preparazioni espresse vengono eseguite al momento all’interno dell’Accademia Adagio, la scuola di cucina del Relais, un vero e proprio spazio professionale che diventa teatro dell’azione culinaria e della cena stessa. Ogni fase, dalla lavorazione all’impiattamento, avviene davanti agli ospiti, che assistono da vicino alla costruzione del piatto. In questo contesto, lo chef entra in relazione diretta con i commensali, raccontando tecniche, ingredienti e ispirazioni. Il confronto diventa parte integrante dell’esperienza, trasformando il momento della degustazione in un dialogo aperto sulla cucina, sul territorio e sul percorso personale dello chef.
Tra le creazioni più rappresentative di questo percorso emergono due piatti simbolo, espressione di questo dialogo tra Nord e Sud:

ARANCINO DI GUANCIA
Omaggio alla tradizione siciliana, reinterpretato con ingredienti piemontesi: riso Gigante di Vercelli (Presidio Slow Food) che racchiude una guancia di vitello cotta lentamente con verdure e Moscato di Canelli. Il piatto è servito con salsa ridotta di demi-glace, crema di piselli e una spuma al Moscato.

CAPUNET DI TONNO DI CONIGLIO
Rilettura di un grande classico piemontese: il tonno di coniglio, preparato secondo tradizione, conservato sott’olio e arricchito da spezie ed erbe aromatiche, rivestito da foglie di verza e accompagnato da una spuma di cipolla rossa sifonata e da un gelé acido di verdure.


