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Dai territori. Lo Strevi doc, il vino passito millenario da uve moscato bianco, comunica e guarda al futuro tra eventi e Presidio Slow Food. L’ipotesi di uno Strevi Rosso col brachetto

In Piemonte c’è un vino passito le cui prime tracce storiche, secondo alcuni, risalgono a poco dopo l’anno mille. In Piemonte c’è un vino passito di cui ancora esistono, bevibili, bottiglie del 1862. In Piemonte c’è un vino passito che vuole e può gareggiare con i migliori vini passiti al mondo. E ora lo comunica.

Questo vino è lo Strevi doc, da uve moscato bianco, prodotto in appena diecimila bottiglie da 375 ml (prezzo medio da 25 a 30 euro) a cura di una mezza dozzina di produttori sparsi nella Valle Bagnario, “isola” felice nel Comune di Srevi, a due passi da Acqui Terme, in quell’angolo di Alessandrino che sembra così lontano dalle tentazioni meneghine di Alessandria e così vicino alle radici sabaude della prima Capitale d’Italia.

È da questi presupposti che il vino passito di Strevi si è conquistato, nell’ordine: l’approvazione crescente di un pubblico di appassionati; la doc, la denominazione d’origine controllata che tutela e garantisce origini e qualità; la costituzione di un’associazione di produttori che ne cura la promozione (vedi qui), l’associazione al Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti e l’attenzione internazionale con premi e riconoscimenti.

Dunque, in mezzo a questa travagliatissima estate 2025, ecco che la masterclass di Strevi doc e di passiti di brachetto, che arrivano dalla stessa zona, organizzata ieri, 4 agosto, all’Enoteca regionale Terme e Vino di Acqui Terme, con la collaborazione del Consorzio dell’Asti e del Consorzio del Brachetto (Vini d’Acqui), ha rappresentato una bella occasione per conoscere visi, voci e, soprattutto, i vini dei sei produttori di Strevi doc (e anche di passiti di brachetto).

Ne è venuta fuori una parentesi di un paio d’ore durante la quale, anche attraverso una puntuale e completa relazione del sommelier Alessio Lo Sardo, braccio operativo dell’Enoteca regionale acquese presieduta da Annalisa Vittore, che ha illustrato storia e caratteristiche enologiche, si è fatta la conoscenza vis-a-vis con lo Strevi doc e col suo “vino fratello” a base di uve brachetto.

I produttori, da parte loro, hanno presentato i loro vini con la degustazione di tre Strevi doc e altrettanti passiti di brachetto. Sono state raccontate storie di imprese famigliari, di passione e amore per le proprie terre e per un vino passito che le rappresenta una valle, la sua storia, ma anche un certo modo piemontese di fare vino che ora, finalmente, vuole comunicare e farsi conoscere senza sudditanze verso nessuno. Una buona cosa. Si è parlato anche della “Camminata Slow” che si fa a giugno (vedi qui), richiamando appassionati e winelover da tutta Italia in un percorso che fa scoprire le bellezze paesaggistiche e vinicole della Valle Bagnario e che il prossimo anno giunge alla 23ª edizione.

Incoraggiamenti e supporti sono stati espressi dai rappresentanti delle istituzioni che hanno partecipato alla masterclass, oltre al sindaco di Strevi, Alessio Monti, c’erano il consigliere ed ex assessore regionale all’Agricoltura, Marco Protopapa e l’assessore al Turismo del Comune di Acqui Terme, Michele Gallizzi.

Del resto le suggestioni, al di là del vino strepitoso che è il passito di Strevi doc, insieme al passito di brachetto per cui, proprio ieri, davanti al responsabile regionale Slow Food per i vini passiti, Roberto Sambo, è stata avanzata la proposta di uno Strevi Rosso doc e di un presidio Slow Food che lo tuteli, non sono poche: dalla storia millenaria, agli abbinamenti con eccellenze gastronomiche italiane e straniere, dalla lavorazione dei grappoli appassiti e controllati acino per acino, gli episodi singolari, come la bottiglia storica, risalente al XIX Secolo, che fu stappata ad un evento a Londra, subito dopo lo scandalo del metanolo, per dimostrare quanto i produttori vinicoli italiani fossero distanti dai lestofanti criminali che infangarono il mondo del vino del Belpaese o ai complimenti che i casari francesi fecero, in privato naturalmente, ai produttori di Strevi doc a una rassegna che abbinava formaggi transalpini al vino passito piemontese e ai famosi e celebrati sauternes francesi.

Ora lo Strevi doc vuole presentarsi in grande stile, con masterclass ed eventi. Gli auguri sono scontati e, forse, neppure necessari date le incredibili doti d un vino passito unico e ancora tutto da scoprire.

Filippo Larganà
(filippo.largana@libero.it)

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