
L’abbiamo scoperta per caso o, meglio, a causa dell’algoritmo che ce l’ha proposta e sbattuta sotto il naso. Sia come sia la campagna di promozione (che marketing fa brutto) per il vino Grignolino lanciata dalla Città di Casale e dall’Enoteca regionale del Monferrato, con la “complicità” della Regione Piemonte, è di una genialità rara in Piemonte. Esageriamo? Mica tanto.
C’è il comunicato degli incappucciati che leggono il loro manifesto, la foto del sindaco di Casale, Emanuele Capra, “rapito”, c’è la bandiera con al centro un cerchio rosso Grignolino, insomma ci sono tutti i rimandi che possono attirare attenzione.




Vabbè, uno qualunque dei leoni da tastiera che infestano i social potrebbero obiettare che il tema ricorda cose brutte della storia italica.
Ma lo scopo, vivaddio, non è solo nobile, è anche legittimo e giusto: eleggere il Grignolino a vino nobilissimo, quale è, e addirittura farne simbolo di una Repubblica con tanto di Costituzione “grignolinica” a cui convertire winelover e appassionati, sindaci e amministratori politici vari.
E tutto nel nome di un vino che per troppo tempo (non sulle nostre tavole, però) è sempre stato considerato figlio di un Dio Minore. Troppo ingiusto.
Che dire di altro? Nulla. A noi la storia è piaciuta e speriamo che continui. Consigliamo di seguire pagine social della Repubblica del Grignolino, senza prevenzioni e con quel pizzico di ironia e apertura mentale che farebbe bene a tutti, anche al mondo del vino piemontese che spesso si prende troppo sul serio.
Qui mettiamo video e foto. Viva la Repubblica del Grignolino e hasta la victoria siempre!
fi.l.