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Dai territori (vino). Canelli DOCG: Il territorio si fa mappa. Presentato a Torino lo studio magistrale di Alessandro Masnaghetti

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’associazione produttori Moscato di Canelli docg.

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Si è tenuta lunedì 20 aprile, presso la sede di AIS Piemonte, la presentazione ufficiale del progetto “I Cru di Enogea: Canelli DOCG. Le Zone e i Vigneti”. Davanti a una platea di giornalisti, operatori di settore e sommelier, il “mappatore” Alessandro Masnaghetti ha svelato il frutto di un meticoloso lavoro di analisi cartografica dedicato a una delle denominazioni più prestigiose e storiche del panorama enologico piemontese.

Il progetto, voluto dall’Associazione Produttori Moscato di Canelli e supportato dal Consorzio dell’Asti Docg,  nasce per dare un’identità geografica definita e scientifica alla DOCG Canelli, rappresenta un punto di svolta per la narrazione del Moscato. Attraverso la lente di Enogea, il territorio non è più una distesa indifferenziata di vigne, ma un mosaico di micro-aree, ognuna con caratteristiche pedoclimatiche e storiche uniche.

Gianmario Cerutti, Presidente dell’Associazione Canelli Docg:

«Oggi viviamo un momento storico per la denominazione Canelli Docg. Dopo le due tappe fondamentali del 2011, con l’inserimento della “Sottozona Canelli” all’interno del Moscato d’Asti Docg, e del 2023, con la nascita della denominazione indipendente, il 2026 vede finalmente realizzato un nostro grande desiderio: avere una mappa dettagliata del territorio, delle sue zone e dei suoi vigneti.

Si tratta di uno strumento concreto, tangibile ed essenziale per raccontarci e per indicare, nel senso più profondo del termine, da dove veniamo. Ogni nostra bottiglia racchiude un pezzo di territorio e l’anima di una vigna di Moscato Bianco di Canelli, con tutte le peculiarità e le unicità che definiscono la nostra Docg. Da qui parte un nuovo percorso dinamico per valorizzare la nostra identità e farci conoscere nel mondo».

Il Territorio sotto la Lente: Lintervista ad Alessandro Masnaghetti (foto sopra)

A margine della presentazione, Masnaghetti ha approfondito i punti chiave della nuova mappa:

  1. Alessandro, la mappatura delle  zone, delle vigne del Canelli che qualcuno chiama già i “Cru di Canelli” rappresenta un tassello fondamentale per la nuova DOCG. Quali sono state le sfide principali nel definire le caratteristiche del territorio e cosa rende la conformazione geologica e pedoclimatica di Canelli così distintiva rispetto alle altre zone del Moscato? 

    Personalmente questa mappa è il coronamento di un sogno lungo una carriera, se pensa che uno dei miei primissimi articoli sul Moscato d’Asti risale al 1991 quando iniziavo a lavorare per Luigi Veronelli. Oggi come allora pensavo, anzi ne ero/sono certo, che le colline del moscato e del Canelli meritassero un racconto più dettagliato, collina per collina, così come ai tempi si iniziava a fare per Barolo e Barbaresco. Oggi ci siamo e non se essere più felice o più orgoglioso di avere dato il mio contributo.

  2. Nel suo lavoro di “mappatura”, quanto ha pesato il confronto con la memoria storica dei vignaioli locali? In che modo la Mappa Enogea riesce a esprimere la tradizione della ripide colline soleggiatedei “sorì” con un approccio cartografico moderno e oggettivo?

    francamente faccio fatica ad usare la parola “sfida”, perché quando fai un lavoro che ti piace anche la sfida diventa piacere e ti spinge a cercare ancora qualcosa in più. capire dove cambia la terra, dove cambia il paesaggio, dove cambia il clima e cercare di trasmettere queste sfumature a chi ti legge, per questo il testo che c’è sul retro della mappa è ancora più importante della terra stessa. dire poi cosa rende diversa la zona del Canelli dalle altre zone del moscato sarebbe cosa lunga, perché il Canelli è tante cose in un unico contenitore, e poi correremmo il rischio sminuire gli altri produttori di moscato, che sarebbe sbagliato.





    3. Questa mappa viene presentata in un momento di grande fermento per il Canelli DOCG. Dal suo osservatorio privilegiato, come pensa che questo strumento possa influenzare la percezione del valore del vitigno Moscato Bianco di Canelli  e del territorio da cui provienesui mercati internazionali e supportare il lavoro di comunicazione di produttori e sommelier? 

    Il confronto con i produttori o anche con i semplici produttori di uve è stato determinante per essere il più preciso possibile nelle sfumature del racconto. combinare e confrontare diverse fonti è una delle cose più importanti di questo lavoro, che è allo stesso tempo giornalistico e cartografico. E poi c’è il lavoro sul campo, quasi sempre da solo, perché soltanto così riesci a crearti delle sensazioni che poi cerchi di trasmettere nei testi. Quanto alla mappa, direi che il numero di zone individuate già da solo la dice lunga sulla tradizione di queste colline… e tenga presente che in diversi casi ho dovuto in qualche modo semplificare!

    La mappa può cambiare la percezione di un territorio solo se c’è un gruppo di produttori che quella stessa mappa la usa, la stropiccia, la macchia, la pasticcia, la regala. E di questo ne ho avuto la dimostrazione più volte. Una mappa “congelata” soltanto su una parente o, peggio ancora, usata soltanto nelle “occasioni speciali”, serve davvero a poco. Del resto le bacchette magiche esistono solo nelle fiabe.

Un Nuovo Strumento per la Consapevolezza del Canelli DOCG

La mappa Enogea non è solo un esercizio cartografico, ma uno strumento strategico per il Consorzio e i produttori. Identificare i vigneti e le zone significa dare un nome e un cognome alla qualità, permettendo ai sommelier e ai comunicatori del vino di spiegare con precisione millimetrica perché un Canelli DOCG nato in una specifica sottozona differisca da un altro.

L’evento presso AIS Piemonte ha confermato l’entusiasmo del settore verso una denominazione che sta vivendo una vera e propria rinascita, puntando tutto sulla zonazione e sul legame indissolubile tra vitigno e suolo.


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