
Massimo Damonte (foto) è presidente del Consorzio di Tutela del Roero dal luglio del 2023. È a capo di un ente con oltre 250 aziende vitivinicole associate che rappresentano una produzione annua tra i 7 e gli 8 milioni di bottiglie e una superficie di 1250 ettari di vigneti.
Qualche giorno fa l’assemblea che presiede, in vista della vendemmia 2025 e in conseguenza dei forti timori creati nel comparto vino Italia dai dazi Usa, dai cali di vendite, da crisi economiche e geopolitiche, ha deciso, per l’annata 2025, di tagliare le rese per ettaro del Roero Arneis docg del 10%.
Damonte conferma: «Siamo passati da 100 a 90 quintali/ettaro con la possibilità, per chi vinifica di declassare quel 10% in meno a vino da tavola. Il taglio delle rese è l’unico strumento a disposizione dei Consorzi per arginare eventuali crisi legate a extra-giacenze. In questo modo le aziende avranno la possibilità di regolare al meglio eventuali esuberi senza, speriamo, contraccolpi alla produzione e al mercato».
Il presidente del Consorzio Roero accenna anche ai nuovi impianti. Dice: «Sono stati confermati i nuovi 25 ettari del 2025 che erano già stati messi a regime, ma per il futuro la decisione è stata di bloccare ogni nuovo impianto».
Delle varie tipologie di Roero Arneis se ne producono 7 milioni di bottiglie (8 nelle annate commercialmente più favorevoli). Sono circa 800 mila le bottiglie di Roero Rosso da uve nebbiolo. Per una quota tra il 50 e il 60% il Roero Arneis va oltre confine, soprattutto in Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Olanda, ma anche Canada, Giappone e Usa.
E proprio negli States e in Canada si svolgeranno prossimamente alcune azioni di promozione consortile. «Erano già state programmate prima dei dazi statunitensi – avverte Damonte -. Sono state confermate anche perché mai come nei momenti di crisi bisogna investire nella comunicazione».
Infine un commento sul dibattito che hanno suscitato le parole di Angelo Gaia di qualche giorno fa sul Corriere della Sera (“L’Italia impari a produrre meno, ma meglio») a cui aveva replicato su questo blog l’ex presidente nazionale Cia (agricoltori), Dino Scanavino che aveva evocato la visione industriale di Michele Ferrero (leggi qui).
Per Damonte la giusta via sta nel mezzo. Dichiara: «Come vignaiolo non ho una visione industriale del comparto vino in Piemonte. Se vogliamo fare grandi numeri noi piemontesi partiamo sfavoriti. Le nostre vigne, per molti motivi legati al territorio, hanno rese più basse. Dobbiamo continuare a puntare alla qualità, ma – avverte – qualcosa deve cambiare. Fino ad oggi la comunicazione del vino è stata legata a esempi che i giovani percepiscono lontani dal loro sentire. Su questo bisogna ragionare e lavorare. Una comunicazione più fresca, nuova, moderna ed attuale deve essere trovata e potrebbe fare la differenza».
E alla provocazione di individuare nuovi contenitori e forme, come il vino in lattina, per commercializzare anche le doc e docg, il presidente del Consorzio del Roero non chiude completamente e risponde così: «È un tema delicato e non semplice perché coinvolge disciplinari e il Ministero. Non credo sia un argomento di soluzione immediata, ma bisognerà ragionarci seriamente prima o poi».
Filippo Larganà
(filippo.largana@libero.it)