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Dalle aziende (vino). Gaja annuncia l’uscita di Barbaresco 2023 e Barolo 2022: «Due annate opposte, una resilienza, che ci offrono l’occasione di alcune riflessioni»

Dalla sua newsletter il brand vinicolo Gaja annuncia l’uscita di Barbaresco 2023 e Barolo 2022. E propone riflessioni su queste annate che sono definite opposte, ma resilienti allo stesso modo.

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Il 2022 è stato un anno duro, severo, ma estremamente coerente. Non avevamo mai sperimentato un’annata così calda e siccitosa: temperature costantemente sopra la media, carenza d’acqua dall’inizio alla fine. Le condizioni erano estreme, ma stabili. Nessuna vera sorpresa. La vite ha potuto adattarsi e portare avanti quel ritmo fino alla fine: ha vegetato poco, sviluppando foglie e grappoli piccoli, con acini dalle bucce spesse e molto resistenti alle bruciature.
Ne è risultata un’annata precoce — la raccolta è iniziata verso metà settembre — ma sorprendentemente diversa da altre annate calde del passato. I vini non sono segnati da frutta cotta, né da eccessi balsamici o da alcoli brucianti. Al contrario, mostrano freschezza, frutto vivo, struttura e tannini eleganti. Sono vini quasi classici, il che è incredibile per un’annata così poco classica. Carnosi, terrosi, compatti, potenti — soprattutto a Serralunga, dove la potenza emerge con particolare evidenza.
È stata un’annata di stress continuo, ma coerente. Ed è proprio questa coerenza ad aver permesso alla vite di organizzarsi, di trovare una sua proporzione.

Se il 2022 è stato l’annata della resistenza silenziosa, il 2023 è qualcosa di diverso: è come se avessimo vissuto cinque annate diverse in una sola stagione.

L’inverno è stato mite e siccitoso, tanto da far temere una replica del 2022. Poi, da maggio a luglio, sono arrivate piogge abbondanti e temperature sotto la media. A inizio luglio una violenta grandinata ha colpito la zona, risparmiando gran parte dei vigneti quasi per pura fortuna. Ad agosto un netto abbassamento delle temperature, seguito da un’ondata di caldo torrido nell’ultima settimana del mese. Settembre e ottobre, infine, ancora estivi. La maturazione ha rallentato, la raccolta del Nebbiolo è iniziata solo ai primi di ottobre.
Non c’è una traiettoria lineare in questa annata, ma una continua alternanza di arresti e ripartenze. E allora, come si arriva in fondo in un anno così? Non per linearità, ma per capacità di reagire. La vite, fase dopo fase, ha imparato a ritrovare un equilibrio ogni volta che questo veniva messo in discussione. È forse questo l’aspetto più sorprendente: l’annata più discontinua, apparentemente la più difficile, è anche quella che restituisce vini inaspettatamente equilibrati.
Raffinati, eleganti, con sentori intensi di frutta e fiori, tannini morbidissimi, una struttura non opulenta ma ben definita. Vini in cui emergono pienamente la grazia e la piacevolezza del Nebbiolo.

Entrambe le annate sono state estreme. Entrambe si sono risolte in equilibrio. È la resilienza del Nebbiolo – e dei suoi territori – ciò che emerge con forza: la capacità di trasformare condizioni difficili in vini compiuti. Nel 2022 quell’equilibrio si chiama compattezza e pienezza. Nel 2023 si chiama grazia ed eleganza. Due espressioni diverse, ma entrambe profondamente vere.

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