
Quando l’arte diventa comunicazione sociale, politica (nel senso buono) e perfino filosofica. Lo spiega in questa nota la Cantina langarola (Barbaresco) Gaja, notissimo brand dell’omonima famiglia con al timone Angelo Gaja. Spoiler: il termine “crocifissione” non suoni blasfemo, è solo una trasposizione artistica. Almeno noi l’abbiamo interpretato così. Ecco la nota stampa di Gaja.
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Nella nostra cantina a Barbaresco c’è un’opera che non è decorazione. È una dichiarazione. L’opera si intitola “La crocifissione della manualità”: una croce su cui sono inchiodate molte mani. Forte, quasi scomoda, che l’artista Gaetano Pesce spiegava così: «Il cervello ha un’idea che trasmette alle mani affinché la rendano visibile. In questo processo la mano scopre dei valori che il cervello non aveva previsto. Il deprezzamento della manualità è un fattore molto grave in ogni settore dell’attività fisica del fare».
Quest’opera ci sta molto a cuore, perché la manualità è al centro di tutto quello che facciamo. La manualità non è codificabile, non è una formula, una ricetta. Si costruisce nel tempo, spesso fin da bambini: il profumo del mosto sentito per la prima volta, gesti ripetuti per anni.
E ci sono dettagli che sfuggono completamente alla spiegazione razionale eppure esistono, e diventano sempre più decisivi man mano che si sale di livello. Perché, in fondo, il lavoro manuale è fatto con la testa. Vi è mai capitato di commuovervi per un vino? Succede. Ed è una commozione particolare: non è solo piacere, è gratitudine, un “grazie” silenzioso verso chi quel vino lo ha fatto. Perché dentro quel bicchiere non c’è solo tecnica. C’è emozione, intuizione, esperienza, sentimento e sensibilità. E in qualche modo, tutto questo arriva fino a noi.
