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Dazi USA (ancora). Frescobaldi (UIV) vede nero. «Se confermato il 30% di extratassa embargo su 80% del vino italiano». Tra le denominazioni a rischio, secondo Unione Italiana Vini, c’è il Moscato d’Asti

Non usa mezzi termini Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini (UIV) l’associazione che dal 1895 raggruppa le imprese del vino italiane e, attraverso i suoi canali, vede un futuro quanto meno burrascoso del vino italiano negli Stati Uniti d’America.

E dice: «È bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano. A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz’altro un intervento straordinario dell’Ue».

Ma qual è esattamente la presenza dei vini italiani in USA? Ecco la fotografia che ne fa UIV: “L’export di vino italiano verso gli Stati Uniti vale circa 2 miliardi di euro, pari al 24% dell’export totale di vino italiano. Di conseguenza, il vino italiano è più esposto al mercato statunitense rispetto alla Francia (dove la quota Usa è al 20%) e alla Spagna (11%). A sua volta, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), il vino italiano rappresenta il 40% dell’export totale dell’UE verso gli Stati Uniti. Ad aprile 2025 – primo mese soggetto ai dazi – l’export di vino italiano verso gli Usa ha registrato una battuta d’arresto, con un calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore. Allargando lo sguardo all’Ue – prosegue l’analisi UIV -, l’export di vino europeo verso gli Usa vale quasi 5 miliardi di euro l’anno, quello proveniente da oltreoceano arriva a 318 milioni di euro. Complessivamente le vendite di alcolici europei negli Usa (vino incluso) generano un fatturato di 8 miliardi di euro a fronte di un import degli stessi prodotti pari a 1,3 miliardi”.

UIV analizza anche il corretto rapporto qualità-prezzo che: “è un elemento centrale nell’export del vino italiano verso gli Stati Uniti e il vero segreto del successo commerciale del made in Italy enologico oltreoceano”. Il risultato è che: “Contrariamente a quanto si pensa, la categoria dei vini “popolari” (prezzo franco cantina intorno ai 4 euro per litro, prezzo allo scaffale intorno ai 13 dollari a bottiglia) è quella più venduta, con 350 milioni di bottiglie di vino italiano (81% dei volumi totali e il 63% del valore). La fascia premium (fino a 30 dollari allo scaffale e in media a 10 dollari alla cantina) pesa a volume per il 17% delle vendite (il 29% dei valori), mentre per il luxury – oltre i 30 dollari – la presenza è residuale, appena il 2% a volume e l’8% a valore. Il prezzo medio alla cantina di esportazione del vino italiano verso gli Stati Uniti è di 5,35 euro per litro (più della metà dei vini “popolari” sono venduti ben al di sotto della soglia).

E poi ci sono le previsioni. Uiv stima che il 76% delle vendite (l’equivalente di 364 milioni di bottiglie su un totale di 482 milioni) del vino made in Italy si trovi in “zona rossa”, avendo un’esposizione sul mercato statunitense pari o superiore al 20% dell’export totale. Le denominazioni particolarmente vulnerabili sono: Moscato d’Asti al 60%, Pinot Grigio al 48%, Chianti Classico al 46%, rossi toscani al 35%, rossi del Piemonte al 31%, e Brunello di Montalcino, insieme a Prosecco al 27% e Lambrusco. A livello di volumi spediti, il Pinot Grigio primeggia con 156 milioni di bottiglie, seguito a ruota dalla galassia Prosecco con 142 milioni pezzi e primato a valore: 491 milioni di euro.

I CONSUMI

Dal punto di vista geografico, la domanda americana di vino si concentra al Sud (4 bottiglie su 10 sono stappate qui), seguito da West (25%), Northeast (10%) e Midwest (16%). 

La gran parte dei consumi di vino negli Stati Uniti è rappresentata da prodotti domestici, che valgono il 70% dei volumi consumati. Solo 3 bottiglie di vino stappate su 10 sono d’importazione dall’estero, ma, tra queste, le etichette italiane si posizionano al primo posto con una quota di mercato pari al 37%. Seguono nella classifica dei vini esteri Australia (14%), Nuova Zelanda (12%), Cile (11%) e Francia (10%). 

Sul fronte delle tipologie dei vini tricolori, secondo Uiv gli spumanti rappresentano il 37% delle etichette consumate negli Usa, seguite dai bianchi (al 36%) e, a distanza, dai rossi (18%). 

Guardando invece ai soli sparkling, le bollicine italiane – trainate dal Prosecco – rappresentano la prima scelta (42%) dei consumatori americani, prima ancora delle bollicine domestiche (40%) e francesi (10%). Il primato si conferma anche sul fronte dei valori, dove il made in Italy guadagna il primo posto con uno share del 35%, seguito dai francesi al 32% e dagli spumanti americani al 28%. 

(Elaborazione dati: Osservatorio del Vino UIV su varie fonti)

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