
Ad un anno dal via libera alla produzione di vini dealcolati sul territorio nazionale ecco che arriva il decreto interministeriale del Ministero delle Finanze (Mef) e del Ministero dell’Agricoltura (Masaf) che regola tassazione e accise. Di seguito il testo pubblicato sul sito del Masaf.
“Con questo intervento si consente ai soggetti, esercenti depositi fiscali di prodotti alcolici intermedi e di vino, di effettuare, a certe condizioni ed entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione del vino. Il decreto introduce specifiche definizioni distinguendo i soggetti a seconda delle quantità prodotte (superiori o inferiori ai 1.000 ettolitri annui). Il provvedimento, da ultimo, regola il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla adempimenti amministrativi e regole di circolazione del prodotto stesso e limita ogni attività accessoria supplementare rispetto alla produzione del prodotto dealcolato”.
Per il ministro Lollobrigida si è dato ai produttori «… un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore. Oggi – ha spiegato il Ministro – definiamo il regime fiscale per le accise nella produzione di vino dealcolato. Sono certo che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo settore»
In Piemonte ci sono già alcuni produttori vinicoli, anche storici, che hanno aperto ai vini dealcolati. Tra questi, ad esempio, la Bosca di Canelli (Asti) che ha proprio recentemente lanciato un suo rosso dealcolato (vedi qui).
C’è infine da segnalare come sempre in Piemonte, unica regione italiana ad averla, ci sia un’antica, diffusa e corposa tradizione di vini naturalmente a basso contenuto alcolico come l’Asti Spumante (in versione dolce), il Moscato d’Asti, il Canelli docg (da uve moscato bianco), il Brachetto d’Acqui.