
Ieri, 11 settembre, ha aperto la Douja d’Or di Asti edizione 2026. Piazza San Secondo, come al solito, cornice bellissima per una manifestazione che continua a tenere alto il nome e l’immagine del vino piemontese.
Sul palco, a tagliare il nastro, politici, esponenti del mondo del vino, produttori. In platea altrettanto, con aggiunta di giornalisti, comunicatori, blogger ecc. ecc.
GLI INTERVENTI
Il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, ha confermato e rilanciato la vocazione di Asti (e dell’Astigiano) ad essere capitale del vino tra primati e vocazione. Il presidente della Camera di Commercio, Gian Paolo Coscia, ha sottolineato l’affezione dell’ente, da cui nacque la prima Douja, per la manifestazione. L’assessore regionale, Marco Gabusi, canellese, ha parlato del ruolo della Regione Piemonte quale catalizzatore delle produzioni piemontesi. Livio Negro, presidente della Fondazione Cassa Risparmio di Asti, ha richiamato l’attenzione sul cambiamento climatico. Mariano Rabino, presidente dell’agenzia turistica territoriale Langhe Monferrato Roero, coordinatrice dell’evento, ha rimarcato il collegamento forte tra vino, turismo e paesaggio viticolo. Anna Errico, direttrice di Piemonte Land of Wine, il super Consorzio che raggruppa tutti i Consorzi vinicoli piemontesi, che gestisce il punto di piazza San Secondo dove si possono degustare i vini della Douja, ha annunciato, per la prima volta, la possibilità di assaggiare e farsi spedire a casa i vini preferiti. Da Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, molti richiami: alla politica che supporti ancora di più il mondo del vino, agli amministratori locali per essere più presenti. A questo proposito ha detto: «Bene che qui ci sia l’assessore Gabusi, che è del territorio. Mi sarebbe piaciuto, però, avessero partecipato anche il presidente regionale, Cirio e l’assessore regionale all’Agricoltura, Bongioanni (sembra fossero impegnati in altri eventi ndr)». Mobrici ha anche invitato ristoratori e operatori dell’accoglienza e della mescita a ripensare con coscienza ai ricarichi sui vini, il tema è quello dei prezzi al calice e alla bottiglia spesso ritenuti troppo alti. Infine un richiamo anche alla filiera che riesca a far diventare il vino popolare e “pop”. In coda a questo articolo la nostra video intervista a Mobrici.
Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti ha ricordato come le bollicine aromatiche piemontesi più brindate al mondo siano vino dell’anno decretato dalla Regione Piemonte, e ricordato le novità: l’Asti Rosé, unione di moscato bianco e brachetto, che sta veleggiando verso il milione di bottiglie prodotte a pochi mesi dal lancio, e l’Asti Vibes, il cocktail che unisce l’Asti Spumante e il Vermouth di Torino.
E a proposito di Vermouth ci sono stati i saluti anche del vicepresidente del Consorzio, Roberto Bava che ha rilanciato la speranza di concludere l’accordo con il Comune di Asti perché l’ente abbia sede in uno dei palazzi storici della città di Alfieri. Con lui anche Luigi Costa, presidente dell’Unione Industriale di Asti che da sempre supporta il Consorzio del Vermouth di Torino. Infine i saluti del presidente dei produttori vini biologici del Piemonte, Enrico Rovero (è stato ricordato come il primo vino bio d’Italia sia stato, nel 1992, il Moscato d’Asti dell’azienda Torelli di Bubbio, nella Langa Astigiana), e di Giovanna Quaglia, presidente dell’associazione dei Paesaggi Vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato sito Unesco che ha ricordato le sinergie, in Douja, con altri siti Unesco con i loro vini.
fi.l.