
Dal 12 al 15 aprile 2026 Verona tornerà a essere il cuore pulsante del vino italiano e internazionale con la 58ª edizione di Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e distillati, appuntamento di riferimento per produttori, buyer e operatori del settore.
Un evento che, anno dopo anno, consolida il proprio ruolo strategico nel panorama globale, tanto che l’edizione 2026 risulta già sold out, confermando la centralità della manifestazione per la promozione del vino italiano sui mercati esteri.
Per quattro giorni il quartiere fieristico di Veronafiere diventerà un crocevia internazionale dove business, formazione e networking si intrecciano, offrendo alle aziende l’opportunità di incontrare buyer da tutto il mondo e presentare le proprie etichette in un contesto altamente competitivo e qualificato.
Tra i protagonisti c’è il Piemonte che avrà il suo padiglione storico (il 10) gestito attraverso la Regione e il Consorzio Piemonte Land of Wine che raggruppa i Consorzi vitivinicoli piemontesi, oltre ad aziende e Case vinicole distribuite in altri padiglioni. Così il Piemonte si conferma una delle presenze più autorevoli e riconoscibili della Fiera veronese.
Del resto forte di un patrimonio vitivinicolo unico, che spazia dai grandi rossi delle Langhe ai vini aromatici e alle Barbere di Astigiano e Monferrato fino alle eccellenze dell’Alto Piemonte, la collettiva piemontese rappresenta un pilastro della fiera, capace di attrarre l’attenzione di operatori internazionali e stampa specializzata.
La partecipazione delle aziende piemontesi a Vinitaly non è soltanto una vetrina commerciale, ma un momento chiave per raccontare un modello produttivo che unisce tradizione, qualità e crescente attenzione alla sostenibilità.
In un contesto globale sempre più competitivo e denso di incognite causate da fattori geopolitici, economici e sociali, il Piemonte punta sulla valorizzazione delle denominazioni storiche – come Barolo, Barbaresco, Barbera d’Asti, Brachetto d’Acqui, Asti Spumante e Moscato d’Asti –, ma anche sul recupero dei vitigni autoctoni e su nuove strategie di comunicazione rivolte ai mercati emergenti. Il tutto collegato a piani di marketing territoriale, come quello presentato il 3 marzo scorso ad Acqui Terme dai Consorzi dell’Asti, del Brachetto e della Barbera d’Asti, che hanno nel vino uno degli strumenti fondanti.
Al Vinitaly in chiave piemontese non mancheranno degustazioni guidate, masterclass e incontri tematici, strumenti fondamentali per rafforzare il posizionamento delle aziende e creare relazioni dirette con buyer e professionisti. In particolare, il focus sui vitigni autoctoni e sulle nuove tendenze, come la mixology e i prodotti NoLo (no e low alcohol), rappresenta uno degli elementi di innovazione dell’edizione 2026 dell’appuntamento veronese.
In questo scenario, il Piemonte si presenta non solo come territorio di eccellenza, ma come laboratorio dinamico capace di coniugare memoria e innovazione. La presenza compatta delle aziende e il supporto istituzionale della Regione Piemonte rafforzano l’immagine di un sistema coeso, i cui paesaggi vitivinicoli sono Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco dal 2014, pronto a cogliere le opportunità offerte da uno degli appuntamenti più importanti per il futuro del vino italiano.
Dunque per il Piemonte vinicolo Vinitaly 2026 si conferma non solo un evento fieristico, ma anche una piattaforma strategica globale: un luogo dove il vino piemontese diventa racconto, identità e, soprattutto, leva di sviluppo economico e culturale.
Enrico T. Larganà
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