
Alfeo Martini sembra un po’ Fellini, a cui somiglia anche fisicamente, un po’ Valentino Rossi, di cui assimila la velocità di eloquio. E li ricorda non solo per la parlata romagnola (Fellini) e la determinazione (Rossi), ma anche per quella concretezza in apparenza spiccia e invece molto, ma molto efficace.Al vertice di MGM Mondo del Vino, la multinazionale vinicola che ha interessi e controlla aziende vinicole in tutta Italia esportando oltre il 90% dei 55 milioni di bottiglie e i 4,5 di bag in box che produce, Martini ha un posto di osservazione privilegiato sul futuro del vino italiano e piemontese. Molto di più di tanti centro analisi sepolti nei quartier generali di banche o di asettici istitui di ricerca. «Perché noi siamo sul campo di battaglia tutti i giorni» ricorda. Per questo SdP lo ha intervistato nell’ambito del forum voluto dalla Cantina sociale Vecchia di Alce e Sessame. Ne è venuto fuori un “bignami” di quello che imprese, istituzioni, consorzi, categorie, territorio, dovrebbe fare per far crescere il business del vino piemontese e italiano. «Perché di questo si tratta: fare affari per bene tutti insieme. Altrimenti tutto diventa difficile e faticoso» ha detto. Più chiaro di così. Buona visione.