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La nota. Finita la vendemmia del moscato bianco il CTM si toglie sassolini/massi dalle scarpe: «Prezzo troppo basso delle uve e date di raccolta sbagliate causa caldo». I nodi da sciogliere? «Sempre gli stessi»
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La nota. Finita la vendemmia del moscato bianco il CTM si toglie sassolini/massi dalle scarpe: «Prezzo troppo basso delle uve e date di raccolta sbagliate causa caldo». I nodi da sciogliere? «Sempre gli stessi»

A vendemmia del moscato bianco finita – l’uva che serve per Asti Spumante e Moscato d’Asti – ecco, puntuali, le polemiche post-raccolta. Ad attivarle ci pensa il CTM, il Coordinamento Terre del Moscato, movimento che raggruppa molti viticoltori, che con un comunicato evidenzia le criticità del comparto.

Primo nodo da sciogliere il prezzo delle uve, giudicato, mai come quest’anno, troppo basso per garantire un reddito dignitoso ai vignaioli.

Poi c’è il fattore clima. Il caldo, a parere del CTM (ma non solo), avrebbbe anticipato la maturazione di posizioni particolarmente esposte che, però, sarebbero state vendemmiate in ritardo compromettendo, sempre secondo la lettera del CTM, la qualità delle uve.

Qui di seguito la nota in versione integrale firmata dal Coordinamento Terre del Moscato di cui è presidente Piera Icardi.

§§§

Ci eravamo lasciati a fine luglio anticipando, un po’, quello che poteva essere il risultato della vendemmia appena terminata.

Una partenza della raccolta tardiva, soprattutto nei sorì, determinata dal periodo feriale che, tradizionalmente, cade nel mese di agosto, una produzione scarsa e una bassa resa per via della siccità prolungata nei mesi di giugno e luglio.

Uva sana e di qualità eccellente ma che riporta segni evidenti di un clima che cambia e di un mercato che non da certezze ai produttori se non nella quantificazione di una resa di 85 quintali per ettaro per la produzione di uve docg e di 15 quintali di “supero” per l’uva aromatica non destinata a doc e docg senza definire anticipatamente il prezzo.

A vendemmia terminata è ora di tirare le somme.

L’abbassamento del prezzo delle uve Moscato non ci voleva!

Attribuire ad un ettaro un prezzo medio di 11.500 euro a fronte di 13.000/14.000, soglia che garantisce agli agricoltori il mantenimento di un reddito dignitoso, vuole dire condannarli, nuovamente, ad aver lavorato un anno intero in perdita.

Chi fissa il calendario dei conferimenti e la data ufficiale di apertura della raccolta non ha tenuto contro della maturazione delle uve soprattutto nei Sorì; siamo custodi dei versanti collinari meglio esposti al sole che rappresentano le zone più pregiate e storiche della coltivazione del vitigno Moscato biano e, poi, non li rispettiamo.

Qui, verso il 7/8 di agosto l’uva era da raccogliere!!

Questo significa aver compromesso gravemente la qualità del raccolto e, in primis, aver ridotto il volume dei conferimenti dei singoli produttori.

A tutto ciò vanno aggiunti gli ingenti costi per l’esternalizzazione della raccolta dell’uva che ormai da anni, per mancanza di forza lavoro, viene gestita dalle cooperative agricole di manodopera (conto terzi).

Questo il resoconto della vendemmia 2026: i problemi da risolvere restano gli stessi degli anni scorsi…..

“Ad maiora” mai?!?!?!

S. Stefano Belbo, 6 settembre 2026,
Coordinamento Terre del Moscato

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