
Tra le ipotesi che circolano per affrontare e in qualche modo mitigare la crisi del vino c’è l’estirpo, una soluzione che alcuni considerano estrema e potenzialmente dannosa sia per il patrimonio viticolo sia per l’economia agricola.
Tuttavia l’estirpo definitivo dei vigneti a causa di una flessione significativa del consumo di vino, è già stata attuata in altre regioni vinicole europee – tra cui la Francia – che hanno gli stessi problemi commerciali ed economici italiani.
In Italia ancora si sta ragionando se sia utile. E intanto qualcuno già parla di uliveti di Langa accanto alle vigne di nebbiolo da Barolo o Barbaresco (ma anche Moscato). C’è da chiedersi se anche in Monferrato e nell’Astigiano potrebbe esserci spazio per colture alternative. Quali potrebbero essere? Davvero sarebbero complementari dal punto di vista naturale ed economico alla vite? In quanto tempo e con quali costi? Interrogativi interessanti che abbiamo rivolto, come abbiamo fatto qualche giorno fa sugli effetti della crisi vinicola, all’Intelligenza Artificiale. La nostra domanda all’erede attuale di Hal 9000 (com’era chiamato il computer senziente in uno dei primi film culto sull’IA, 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick che risale al 1968) è stata posta in questi termini: “quali sono le possibili coltivazioni alternative e remunerative alla vite nelle zone collinari del Piemonte, tra Astigiano e Monferrato?” Ecco quello che l’IA/Hal9000 ci ha risposto.
Secondo l’IA nelle aree collinari tra Astigiano e Monferrato, sostituire la vite richiede colture adatte a pendii, suoli calcarei e clima con estati calde e inverni freddi (e che lo saranno sempre di più a causa del cambiamento climatico, annotiamo noi umani). Per l’IA le alternative potenzialmente remunerative sono queste:
– Il nocciolo per il suo collegamento alla filiera dolciaria. Viene segnalato come molto diffuso in Piemonte, soprattutto con la varietà Tonda Gentile Trilobata. Tra i punti di forza: adatto ai terreni collinari; oggetto di una omanda stabile (industria dolciaria come la Ferrero che ha sede in Piemonte); la sua coltivazione è meccanizzabile. Punti di debolezza l’Investimento iniziale non basso e un suo “ritorno” dal 4°–5° anno dalla messa a dimora delle piante.
– Lavanda e piante officinali come la salvia o il timo, che hanno una buona resa su terreni poveri; un basso fabbisogno idrico e un valore economico perché al centro di processi di trasformazione per la produzione di oli essenziali, in cosmetica, senza dimenticare il turismo esperienziale, le coltivazioni di lavanda in Piemonte sono meta di turisti per la loro bellezza alla fioritura. Punti deboli: un mercato tutto da costruire e, se si vuole davvero farne un’attività redditizia servono trasformazione o vendita diretta del prodotto. Non facili da realizzare.
– Zafferano. Crocus sativus è il nome botanico, è già coltivato una alcune piccole aree tra Astigiano, Cuneese e Alessandrino. Si adatta bene ai terreni drenanti collinari. Come sappiamo bene ha un altissimo valore al kg ed è ideale per piccoli terreni. Di contro richiede una elevata manodopera manuale con impegno continuo nella coltivazione e nella raccolta.
– Noci o mandorlo. Secondo l’IA funzionano sui versanti più soleggiati. Hanno buon prezzo di mercato e sono adatte a sistemi agroforestali. Tuttavia hanno bisogno di un lungo ciclo vitale prima della piena produzione.
– Piccoli frutti, come il mirtillo, il ribes, il lampone, ideali nelle zone più fresche o con irrigazione. Hanno un’alta redditività per ettaro, sono ideali per una vendita diretta e trasformazione, ma la loro coltivazione deve essere intensiva e le colture sono più delicate ed esposte a malattie e maltempo.
Ma davvero queste coltivazioni possono essere interessanti economicamente al posto, per semnpio, del moscato bianco per Asti e Moscato d’Asti docg? Il confronto economico indicativo per ettaro nelle colline tra Astigiano e Monferrato (valori medi 2025–2026, aziende ben gestite), secondo l’IA, è condizionato da dati che possono variare molto in base a resa, canale commerciale e meccanizzazione. Qui sotto le mini schede di raffronto elaborate coltivazione per coltivazione.
Vite (Asti DOCG / Moscato)
Investimento impianto: 25.000–35.000 €
Entrata in produzione piena: 3°–4° anno
Produzione media: 90–110 q/ha
Valore uva: 1,00–1,30 €/kg (variabile per annata)
Ricavi lordi: 9.000–14.000 €/ha
Margine operativo stimato: 3.000–6.000 €/ha
Bene che la filiera sia consolidata, ma ci sono un’allta incidenza costi (manodopera, trattamenti, gestione pendii) e i rischi climatici crescenti.
Nocciolo (Tonda Gentile Trilobata)
Investimento impianto: 12.000–18.000 €
Entrata in produzione piena: 5°–6° anno
Produzione media: 20–30 q/ha
Prezzo medio: 3,5–5 €/kg
Ricavi lordi: 8.000–15.000 €/ha
Margine operativo stimato: 4.000–8.000 €/ha
I costi sono inferiori a quelli della vite, sono meno i trattamenti, c’è una domanda industriale stabile (fino ad ora) ed è l’alternativa più “sicura” nel territorio preso in esame.
Lavanda / officinali
Investimento impianto: 6.000–10.000 €
Entrata in produzione: 2° anno
Ricavi materia prima: 3.000–6.000 €/ha
Ricavi con trasformazione: 8.000–15.000 €/ha
Margine stimato: molto variabile (alto se vendita diretta).
Qui l’investimento è contenuto. La coltivazione è ideale se abbinato ad attività di agriturismo e turismo esperienziale, ma necessaria della trasformazione del prodotto per diventare una vera redditività.
Zafferano
Investimento iniziale: 20.000–30.000 €/ha (bulbi + manodopera)
Produzione media: 5–8 kg/ha
Prezzo: 20.000–30.000 €/kg (vendita diretta)
Ricavi potenziali: 100.000–150.000 €/ha
È molto redditizio, ma è adatto solo a coltivazioni ristrette fino a 2 ettari e ha bisogno di un’estrema intensità di lavoro manuale che, in Monferrato e Astigiano, lo rende appetibile come coltivazione abbinata ad altre e al centro di un’attività di famiglia.
Sintesi strategica
| Coltura | Redditività | Rischio | Complessità |
| Vite | Media | Medio-alto | Alta |
| Nocciolo | Medio-alta | Medio | Media |
| Lavanda | Variabile | Medio | Media |
| Zafferano | Molto alta | Alto | Molto alta |
Ecco una simulazione economico-finanziaria su 5 ettari nelle colline tra Astigiano e Monferrato, confrontando:
- Vite (Asti/Moscato)
- Nocciolo (Tonda Gentile Trilobata)
- Lavanda con trasformazione
- Zafferano (solo 1 ha realistico per carico lavoro)
Valori medi 2025–2026, gestione ordinaria, azienda già strutturata.
5 ettari a Vite
Investimento iniziale:
30.000 €/ha × 5 = 150.000 €
Entrata piena produzione: anno 4
Ricavi medi annui (a regime):
11.000 €/ha × 5 = 55.000 €
Margine netto medio:
4.500 €/ha × 5 = 22.500 €/anno
Break-even (pareggio tra entrate e uscite): 7–9 anni
— Alto rischio climatico
— Elevata incidenza manodopera
— Filiera garantita
5 ettari a Nocciolo
Investimento iniziale:
15.000 €/ha × 5 = 75.000 €
Entrata piena produzione: anno 6
Ricavi medi a regime:
12.000 €/ha × 5 = 60.000 €
Margine netto medio:
6.000 €/ha × 5 = 30.000 €/anno
Break-even: 6–8 anni
— Costi inferiori alla vite
— Minore esposizione a eventi estremi
— Gestione più semplice
È oggi la soluzione più equilibrata per sostituire totalmente il vigneto.
5 ettari Lavanda (con trasformazione propria)
Investimento iniziale:
8.000 €/ha × 5 = 40.000 €
- piccolo distillatore: 25.000 €
Totale: 65.000 €
Ricavi a regime (vendita trasformata):
10.000 €/ha × 5 = 50.000 €
Margine stimato: 25.000–30.000 €/anno
Break-even: 3–5 anni
— Investimento contenuto
— Forte leva turismo/agriturismo
— Serve marketing diretto
Interessante se l’azienda vuole cambiare modello (più commerciale e turistico).
Zafferano (realisticamente 1 ha su 5)
Su 5 ettari è poco gestibile manualmente. Simuliamo:
1 ha zafferano + 4 ha nocciolo
Investimento
Zafferano 25.000 €
Nocciolo 60.000 €
Totale: 85.000 €
Ricavi a regime
Zafferano (vendita diretta prudente): 80.000 €
Nocciolo (4 ha): 48.000 €
Totale: 128.000 €
Margine potenziale
60.000–80.000 €/anno
— Richiede manodopera intensa in ottobre
— Rischio commerciale elevato
— Altissima redditività se vendita diretta consolidata
Confronto sintetico (5 ha)
| Modello | Investimento | Margine annuo | Rischio | Complessità |
| 5 ha Vite | 150.000 € | ~22.500 € | Medio-alto | Alta |
| 5 ha Nocciolo | 75.000 € | ~30.000 € | Medio | Media |
| 5 ha Lavanda | 65.000 € | ~27.000 € | Medio | Medio-alta |
| Mix Zafferano + Nocciolo | 85.000 € | 60–80.000 € | Alto | Alta |
Conclusione strategica
- Se l’obiettivo è stabilità e minore esposizione, il nocciolo è oggi la sostituzione più logica.
- Se l’obiettivo è massimizzare redditività e cambiare modello aziendale, il mix zafferano + nocciolo è il più interessante.
- Se l’azienda ha vocazione turistica, lavanda può diventare leva di branding territoriale.
Tra le ipotesi alternative alla vite si sta facendo strada, per la verità da alcuni anni, la coltivazione dell’ulivo che con la vigna condivide aspetti legati a terreni collinari.
Ecco, dunque, una simulazione su costi e ricavi su 5 ettari a oliveto specializzato.
5 ettari a Ulivo (olio extravergine piemontese)
Specie: Olea europaea
Varietà adatte al Nord: Leccino, Frantoio, Pendolino (resistenti al freddo relativo)
Investimento iniziale
- Impianto (piante, pali, irrigazione, preparazione terreno): 10.000–15.000 €/ha
- Totale 5 ha: 60.000 € (media prudente)
- Eventuale piccolo frantoio aziendale: +70.000–120.000 € (non incluso nella base)
Investimento inferiore alla vite e simile al nocciolo.
Entrata in produzione
- Prime olive: 3° anno
- Produzione significativa: 5°–6° anno
- Piena produzione: 7° anno
Produzione media a regime (Nord Italia realistico)
- 25–35 q/ha di olive
- Resa in olio: 12–15%
- Produzione olio: 400–500 kg/ha
Su 5 ha:
2.000–2.500 kg di olio
Ricavi
Vendita all’ingrosso (8–10 €/kg)
Ricavi: 16.000–25.000 €
Vendita diretta premium territoriale (15–20 €/kg)
Ricavi: 30.000–50.000 €
Margine operativo stimato
- Costi gestione: 2.000–2.500 €/ha
- Totale costi annui: ~12.000 €
Margine:
- Vendita all’ingrosso: 5.000–10.000 € (poco interessante)
- Vendita diretta: 18.000–35.000 €
Break-even
- 6–8 anni con vendita diretta
- Oltre 10 anni con vendita all’ingrosso
Rischi specifici in Piemonte
- Gelate tardive primaverili
- Inverni con punte sotto -10°C
- Alternanza produttiva
- Necessità di esposizione perfetta
Confronto rapido con nocciolo (5 ha)
| Coltura | Investimento | Margine medio | Stabilità |
| Ulivo (vendita diretta) | 60.000 € | 20–30.000 € | Medio |
| Nocciolo | 75.000 € | 30.000 € | Medio-alta |
L’ulivo può diventare interessante solo con posizionamento premium e vendita diretta, magari legata ad agriturismo o brand territoriale innovativo (olio “estremo” piemontese).
Strategia più intelligente in zona
Più che 5 ha solo ulivo, vedo più solido:
- 3 ha nocciolo
- 2 ha ulivo in esposizione migliore
Riduce rischio climatico e diversifica reddito.
Ecco un confronto realistico su 5 ettari collinari tra Astigiano e Monferrato tra:
- Moscato (base Asti)
- Barbera
- Ulivo
Valori medi 2025–2026, azienda organizzata, vendita uva (non vino imbottigliato).
Moscato (uve per Asti)
Vitigno: Moscato Bianco
Investimento impianto
30.000 €/ha
Totale 5 ha: 150.000 €
Produzione media
90–110 q/ha
Prezzo medio: 1,00–1,30 €/kg
Ricavi a regime
11.000 €/ha
Totale: 55.000 €/anno
Margine medio
4.000–6.000 €/ha
Totale: 20.000–30.000 €/anno
Break-even
7–9 anni
Pro
— Filiera strutturata
— Prezzo mediamente stabile
Contro
— Necessità di trattamenti
— Sensibile a grandine e peronospora
— Dipendenza dal mercato consortile
Barbera
Vitigno: Barbera
Investimento impianto
28.000 €/ha
Totale 5 ha: 140.000 €
Produzione media
80–100 q/ha
Prezzo medio uva: 0,80–1,10 €/kg
Ricavi a regime
8.000–10.000 €/ha
Totale: 45.000 €/anno
Margine medio
3.000–5.000 €/ha
Totale: 15.000–25.000 €/anno
Break-even
8–10 anni
Pro
— Vitigno rustico
— Buona adattabilità climatica
Contro
— Prezzo uva più volatile
— Redditività inferiore al Moscato se non si vinifica
La Barbera diventa molto più interessante se trasformata in azienda.
Ulivo
Specie: Olea europaea
Investimento impianto
12.000 €/ha
Totale 5 ha: 60.000 €
Produzione a regime (Nord realistico)
400–500 kg olio/ha
Totale: 2.000–2.500 kg olio
Ricavi
- Ingrosso (8–10 €/kg): 20.000 € circa
- Vendita diretta premium (15–20 €/kg): 35.000–50.000 €
Margine netto
- Ingrosso: 5.000–10.000 €
- Vendita diretta: 18.000–30.000 €
Break-even
6–8 anni (solo con vendita diretta)
Pro
— Investimento più basso
— Meno trattamenti rispetto alla vite
— Adattamento climatico in miglioramento
Contro
— Rischio gelate severe
— Mercato da costruire
— Alternanza produttiva
Confronto sintetico (5 ha)
| Coltura | Investimento | Margine medio | Stabilità | Complessità |
| Moscato | 150.000 € | 25.000 € | Medio | Alta |
| Barbera | 140.000 € | 20.000 € | Medio | Alta |
| Ulivo (diretta) | 60.000 € | 25.000 € | Medio-bassa | Media |
Lettura strategica
- Moscato → più strutturato e prevedibile.
- Barbera → interessante solo con vinificazione propria.
- Ulivo → economicamente competitivo solo con vendita diretta e forte posizionamento territoriale; più leggero come investimento.
Conclusione realistica per Astigiano–Monferrato
Se l’obiettivo è:
- Stabilità e continuità filiera → Moscato.
- Valorizzazione aziendale con marchio proprio → Barbera vinificata.
- Diversificazione e riduzione investimento iniziale → Ulivo (non come unica coltura, ma 20–40% superficie)
AVVERTENZE FINALI
Dati e proiezioni dell’IA presentati qui, essendo raccolti da varie fonti on-line, potrebbero essere diversi, in parte o in toto, dalla realtà. In ogni caso l’idea di coltivazioni, alternative o almeno collaterali alla vite, dovrebbe, a nostro avviso, essere considerata un po’ più che come una semplice moda o spunto per qualche titolo sui media. Se non per un ritorno a quella tradizione che in Piemonte e in Italia voleva i vigneti come parte di un mosaico agricolo fatto di altre coltivazioni, almeno per un mero calcolo in grado di fornire un “paracadute” economico per molte aziende rurali.
SdP