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L’Asti Spumante Rosé verso il milione di bottiglie. La nuova tipologia, lanciata a Vinitaly 2026 (aprile), convince aziende e mercati

A pochi mesi dal lancio ufficiale avvenuto all’ultima edizione del Vinitaly di Verona, l’Asti Spumante Rosé docg si sta avvicinando al milione di bottiglie prodotte, dimostrando di essere un asset di filiera.

Che la nuova tipologia della denominazione Asti, ottenuta dall’unione di uve Moscato Bianco e Brachetto, i due vitigni aromatici che hanno la docg e sono l’anima del territorio tra Asti, Cuneo e Alessandria, si stesse avvicinando al milione di bottiglie prodotte, lo aveva dichiarato recentemente a questo blog Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti. Ricagno aveva anche auspicato l’allargamento della platea di produttori a più “attori” possibile, «Per favorire tutta la filiera» aveva spiegato.

Del resto il dato più significativo per un vino non è solo il numero di bottiglie, che pure è imprescindibile per il suo successo commerciale. Anche il numero di brand, di aziende, che hanno avviato (o lo faranno a breve) la produzione di Asti Rosé, insieme al loro valore, alla loro dimensione e alla presa che hanno sui mercati, può dare il senso della credibilità e del favore che la filiera sta riservando al progetto.

Un milione di bottiglie in pochi mesi, per una denominazione come l’Asti, è la prova di un sistema che si è mosso in modo coordinato, con aziende di dimensioni diverse che hanno deciso di investire sulla nuova tipologia con una rapidità che non è scontata nel mondo vitivinicolo, dove i tempi di adattamento sono tradizionalmente lenti.

E c’è una ragione precisa per questa velocità di adesione: l’Asti Rosé risponde a una domanda che esiste già. Non è un prodotto che deve creare il proprio mercato da zero, entra in un segmento, quello degli spumanti rosa a bassa gradazione alcolica, che negli ultimi anni ha mostrato una crescita strutturale su tutti i mercati di riferimento della denominazione: Stati Uniti, Germania, Nord Europa, Asia. Mercati dove le bollicine rosate hanno conquistato scaffali e carte dei vini, con una progressione che non sembra fermarsi.

Per questo avere un Asti Spumante Rosé da proporre in quei mercati significa avere un argomento in più in una conversazione commerciale che già funziona. Significa allargare la gamma senza costruire qualcosa di completamente nuovo. Significa, per gli importatori e i distributori che già lavorano con le case spumantistiche dell’Astigiano, aggiungere una referenza al proprio portfolio senza dover aprire nuove relazioni commerciali.

È un vantaggio competitivo concreto, e le aziende lo hanno capito in fretta.

Poi c’è una ragione tecnica e identitaria che rende l’Asti Rosé interessante al di là delle dinamiche di mercato. L’unione di Moscato Bianco e Brachetto è una scelta che affonda le radici nel territorio. Entrambi i vitigni, che condividono gran parte del loro territorio di coltivazione, sono autoctoni e aromatici, entrambi hanno una storia produttiva lunga e radicata. Il Brachetto porta il colore, la tannicità e le note di piccoli frutti rossi, fragola, lampone, rosa, che si intrecciano con il profilo floreale e fruttato del Moscato in modo naturale.

Il risultato è un prodotto che non insegue mode, ma è coerente con la sua identità. Ed è esattamente questo che i mercati più maturi cercano: non l’imitazione di qualcosa che esiste già, magari altrove, ma un vino che nasce ed esiste solo qui, sulle colline degli aromatici, attorno a quel 45° parallelo Nord che è garanzia di caratteristiche geomorfologiche uniche che danno origine e vitigni, uve e vini pregiati e originali.

Una riflessione: un milione di bottiglie è una soglia simbolica oltre che commerciale. Significa che la denominazione ha accettato la novità, che la filiera ha risposto, che la produzione è partita. Non è un traguardo, naturalmente, è un punto di partenza.

L’Asti Spumante e il Moscato d’Asti hanno una rete distributiva nazionale e internazionale solidissima, costruita in decenni di lavoro. L’Asti Rosé è inserito in questa rete. Ed è un vantaggio enorme per una tipologia nuova e innovativa, che in altri contesti dovrebbe costruirsi tutto da zero.

Qualche settimana fa, su questo blog, avevamo pubblicato le prime etichette di Asti Rosé, declinato sia in versione dolce e a basso tenore alcolico, sia con residuo zuccherino più contenuto. Oggi pubblichiamo qui di seguito le immagini delle bottiglie di Asti Rosé di altri brand che hanno comunicato sui propri social, su siti web o in modo più convenzionale, l’avvio della produzione delle bollicine aromatiche rosate. 


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