
Agosto vigna mia non ti conosco? Parafrasando un vecchio detto c’è da chiedersi se il cambiamento del clima debba imporre anche una modifica delle abitudini dei vignaioli e di tutto quel mondo che gira attorno alla filiera vigna-vino. Se lo è chiesto anche Maurizio Gily, agronomo e giornalista pubblicista, consulente per molte realtà vitivinicole, fino al 2018 direttore di Millevigne, “Il periodico dei viticoltori italiani”, con la quale continua a collaborare come freelance. Qui di seguito ospitiamo il suo intervento.
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Ancora molti anni dopo l’avvento dell’euro e di alcune unità di misura “standard” nel mondo agricolo qualcuno continuava a parlare di prezzi delle uve in “lire al miriagrammo” e magari, parlando di vino, di “lire alla brenta” obbligando l’interlocutore a rispolverare le equivalenze, con cui dai tempi della scuola aveva perso familiarità. Un residuo autarchico è rimasto, la misura dello zucchero di uve e mosti in gradi Babo, che si usa solo in Italia.

Ho l’impressione che qualcosa di simile stia accadendo con il cambiamento climatico: il sistema delle cantine non sembra aver recepito del tutto il fatto che la vendemmia è anticipata rispetto al passato, o comunque manifesta forti difficoltà ad adattarsi alla nuova realtà.
Quest’anno la precocità dell’annata in Piemonte sembra superare ogni annata precedente, anche il 2017. Il Nebbiolo ha cominciato la fioritura ai primi di maggio. Al momento si ipotizza la maturazione delle uve più precoci come lo Chardonnay la prima o forse la seconda settimana di agosto e le altre a seguire.
L’andamento dell’estate può comportare una variazione di queste previsioni ma fino a un certo punto. Il periodo che va dalla fioritura alla maturazione è un dato caratteristico di ogni varietà ed è piuttosto costante, in quanto da maggio in poi difficilmente ci sono temperatura limitanti per la crescita e lo sviluppo. E se ci sono, oramai, sono per eccesso e non per difetto, in quanto i picchi di calore estremo bloccano la fotosintesi.
Il sistema sarà pronto prima di ferragosto? Lo sarà almeno la settimana successiva? Oppure avremo cantine in ferie, trasportatori in ferie, celle frigo in ferie, contoterzisti in ferie, laboratori in ferie, operai in ferie?
La tradizione delle ferie d’agosto in Italia è ancora un macigno, una consuetudine dalle radici antiche (Feriae Augusti) e metterla in discussione appare come una minaccia per la serenità delle famiglie, i diritti dei lavoratori, la pace sociale.
Ma la vite purtroppo non va in ferie, e, come diceva il grande Usseglio Tomasset, non sa leggere. Il sistema deve imparare a organizzarsi.
Maurizio Gily