
Giuliano Noè è morto a 90 anni. Classe 1935, nato nel Cuneese, è stato un enologo di grandissimo valore e un innovatore del mondo del vino piemontese e italiano. Al suo lavoro, competente e appassionato, è attribuita la svolta che, quasi quarant’anni fa, portò la Barbera d’Asti da essere un vino poco quotato a diventare uno dei rossi più celebrati in Italia e nel mondo.
Lorenzo Giordano, presidente della Cantina Vinchio Vaglio ed ex presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, lo ricorda così: «Giuliano ha lavorato con noi per 37 anni. Ha saputo indicarci la strada per passare dalla rassegnazione all’orgoglio di essere produttori di Barbera d’Asti, alla consapevolezza di vivere in un territorio unico e di avere tra le mani un vino prezioso. Negli Anni 80 fu padre del progetto della Barbera d’Asti Vigne Vecchie e scrisse un nostro disciplinare interno che poi ispirò il disciplinare del Nizza docg. Un grande innovatore e un tecnico competente e appassionato. Che ha dato molto a questo territorio e al mondo del vino. Mancherà moltissimo».
Parole analoghe da Enzo Gerbi, direttore enologo della Cantina Barbera dei Sei Castelli di Castelnuovo Calcea e Agliano Terme e anche lui ex presidente del Consorzio Barbera d’Asti. Dice: «Per gli enologhi della mia generazione Giuliano Noè è stato un modello di professionalità e sperimentazione, di passione guidata da una conoscenza assoluta del territorio, delle vigne e della Cantina. Ha costruito in gran parte la nuova percezione della Barbera d’Asti. A lui tutti dobbiamo moltissimo anche in tema di cooperazione vinicola. Quando la Cantina di Castelnuovo Calcea scelse di unirsi a quella di Agliano Terme, lui, che collaborava con quella cooperativa, agevolò l’operazione. Prima di altri aveva visto il futuro delle Cantine sociali».
Per Filippo Mobrici, agronomo, già presidente e oggi vicepresidente del Consorzio Barbera d’Asti, Noé «è stato uno dei padri della Barbera d’Asti come la conosciamo oggi» e anche del Nizza docg, «Per come la denominazione è stata pensata e realizzata». Dice ancora Mobrici: «Il mondo della Barbera piemontese perde un protagonista assoluto. Giuliano Noè era un grande amico e un tecnico che alla passione univa una estrema e severa competenza che aveva messo a disposizione della filiera. Ha speso la sua vita per la Barbera d’Asti a cui ha dato tantissimo. Con la sua scomparsa perdiamo molto».
Alcuni anni fa, nel gennaio 2016, per questo blog, avevamo realizzato con Giuliano Noè un’intervista nella quale aveva raccontato la sua vita di enologo e di appassionato del vino e della Barbera d’Asti. Oggi quell’intervista diventa il suo lascito alle generazioni attuali e future. La riproponiamo rimarcando le parole con le quali aveva aperto il suo intervento: «Quello che ci vuole per la vigna, per il vino è prima di tutto la passione, perché se manca la passione tutto il resto diventa banale». Grazie Giuliano.
(testi raccolti da Filippo Larganà – riprese e montaggio Vittorio Ubertone)