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Mondo imprese. Caffè e cioccolato piemontesi “tirano”. Ferrero (Alba) e Lavazza (Torino) crescono in fatturato

Nonostante le troppe crisi che stanno deprimendo il mondo degli affari e degli scambi commerciali, anche nel settore agroalimentare, due grandi aziende piemontesi hanno aumentato il fatturato. Sono l’albese Ferrero, tra i leader mondiali nel comparto dolciario; e la torinese Lavazza, player di alto livello nella produzione del caffè.

La holding lussemburghese della famiglia Ferrero ha chiuso l’esercizio finanziario con un fatturato consolidato di oltre 22 miliardi di euro. Rispetto al 2024 in aumento di più del 5%. La produzione diversificata di dolciumi con i prodotti a base di cioccolato, Nutella in prima fila, a cui da tempo si sono aggiunti prodotti da forno, snack e per la prima colazione, sarebbero i motivi di questi ottimi risultati. Da ricordare che Ferrero, raro esempio di multinazionale ancora a conduzione famigliare, ha nel mondo più di 60 stabilimenti che danno lavoro a oltre 60mila dipendenti totali.

Per Lavazza, storico brand torinese del caffè, il fatturato 2025 ha sfiorato i 4 miliardi di euro, con un aumento di circa il 16% rispetto al 2024. Risultati ottenuti nonostante tensioni globali e aumenti della materia prima che hanno causato contrazioni del mercato mondiale per oltre il 3% in un solo anno. Lavazza ha una rete distributiva capillare che vende i suoi prodotti in oltre 140 mercati, in molti dei quali l’azienda torinese opera attraverso consociate dirette. Gli stabilimenti produttivi sono 9, distribuiti in 5 Paesi con quasi 6mila dipendenti. Il 73% del fatturato è realizzato fuori dall’Italia, «A testimonianza della crescita internazionale che ha trasformato un’azienda familiare leader in Italia in un protagonista del mercato globale del caffè» precisano alla Lavazza.

Le performance di Ferrero e Lavazza si inseriscono in un economia regionale che nel 2025 è cresciuta di mezzo punto in percentuale, leggermente sopra la media nazionale che, secondo alcuni indici, è dello 0,4%.

Cioccolato e caffè piemontesi restano, dunque, al vertice di un settore agroalimentare che, d’altro canto, mostra diverse complessità ancora da stabilizzare, con le coltivazioni, anche di pregio, che soffrono cambiamenti climatici, crisi dei mercati, concorrenza crescente e dazi (vedi il vino).

fi.l.

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