
Non è solo una questione di geopolitica del pallone, e nemmeno soltanto l’ennesima parabola transoceanica di quell’epopea migratoria che, tra l’Ottocento e il Novecento, svuotò le nostre campagne per popolare la Pampa argentina. No, stavolta c’è di mezzo il profumo verace dell’aglio e delle acciughe, quel rito antico e comunitario che unisce i popoli attorno a un fujòt, il tradizionale contenitore dove si consuma la Bagna Cauda, iconica salsa piemontese a base di aglio e acciughe.
La notizia arriva direttamente dalle sale stampa blindate e iper-tecnologiche del Mondiale di calcio che si sta svolgendo in America, tra USA e Messico. L’allenatore argentino Mauricio Pochettino (foto di copertina), attuale commissario tecnico della nazionale degli Stati Uniti, l’uomo scelto da Washington per guidare il calcio statunitense nel torneo più importante di sempre, ha stupito tutti. All’incontro con i giornalisti prima della partita con la Turchia, alla domanda dell’inviato della Gazzetta dello Sport, Filippo Conticello, sulle sue radici italiane, il tecnico argentino ha risposto senza esitazione, sfoderando un sorriso sornione: «Sono orgoglioso delle mie origini italiane tanto che il mio piatto preferito è la Bagna Cauda piemontese. In casa mia è una religione».

Per chi mastica di storia e di dinamiche sociali della nostra regione, la dichiarazione di Pochettino non è un fulmine a ciel sereno, ma una meravigliosa conferma. Il cognome parla chiaro. Gli antenati dell’allenatore partirono nel 1867 da Virle Piemonte, un piccolo comune della pianura pinerolese, a pochi chilometri da Torino. Destinazione: la provincia di Córdoba, in Argentina, precisamente in quella zona che non a caso venne ribattezzata “la pampa gringa”, dove i coloni piemontesi rifondarono un mondo.
Lì, in Argentina, non hanno solo importato le braccia per lavorare la terra, ma un intero sistema culturale. Hanno continuato a parlare il piemontese per generazioni (il piemontèis d’Argentina è ancora vivo e vegeto), hanno piantato vigne e, soprattutto, hanno continuato a cucinare. La Bagna Cauda, in Argentina, è diventata un piatto nazionale delle province centrali, celebrata persino con una festa nazionale a Calchín.
Vedere il CT della superpotenza americana che, nel bel mezzo della pressione mediatica di un Mondiale, evoca il piatto più identitario della gastronomia piemontese fa un certo effetto e di certo piacere.
Del resto c’è una profonda valenza sociologica in tutto questo. In un’epoca in cui la cucina globale tende all’omologazione del gusto, all’eliminazione dei sapori forti in nome di un politically correct culinario, Pochettino rivendica l’aglio. E lo fa da capo della nazionale degli Stati Uniti, il paese del fast food, del wellness estremo e delle diete asettiche.

La Bagna Cauda è l’esatto contrario dell’individualismo moderno. È un piatto che impone la condivisione: si intinge tutti nello stesso fujòt, si sta insieme, si parla. È una pietanza democratica e rurale, nata dall’incontro tra i contadini astigiani e monferrini e i mercanti d’acciughe che salivano dalla Liguria lungo le vie del sale. Dire “amo la Bagna Cauda” oggi, per un personaggio pubblico di quel livello, significa fare una scelta di campo: significa scegliere la lentezza, la memoria, il legame indissolubile con la terra d’origine.
Quale vino? Noi di Sapori del Piemonte non possiamo esimerci dal fare un abbinamento ideale per il CT. Se Pochettino stasera dovesse festeggiare una vittoria con un fujòt fumante, cosa dovremmo versargli nel calice? Il legame tra Argentina e Piemonte chiama immediatamente un parallelismo vitivinicolo. Lì domina il Malbec, ma qui da noi la Bagna Cauda esige i suoi campioni storici. Ci piace immaginare Pochettino mentre sorseggia una Barbera d’Asti DOCG, con la sua acidità tagliente capace di sgrassare l’oleosità del piatto e reggere l’urto dell’aglio. O, perché no, un Ruchè di Castagnole Monferrato, con quelle sue note aromatiche e speziate che creano un contrasto affascinante con la sapidità dell’acciuga. I più intrepidi potrebbero provare le bollicine aromatiche del Moscato d’Asti. Se invece volessimo rimanere vicini alla sua Virle natale, una Freisa di Chieri sarebbe la scelta del cuore, il vero ritorno a casa.
La dichiarazione d’amore di Pochettino per la Bagna Cauda in conferenza stampa è il miglior spot possibile per il nostro territorio, un ritorno d’immagine enorme e genuino, che nessuna campagna di marketing istituzionale avrebbe mai potuto comprare.
C’è da augurarsi che le istituzioni e le associazioni di categoria colgano la palla al balzo. Finita l’avventura mondiale i piemontesi lo aspettano a braccia aperte, pronti a versargli un calice di quello buono. Perché chi ama la Bagna Cauda non è mai uno straniero in Piemonte, ovunque sia nato.
Enrico T. Larganà
Qui sotto il link al video pubblicato dalla Gazzetta