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Reportage (vino). Al Dolcetto Summer Fest di Rodello (Cuneo) per parlare del principe dei rossi piemontesi, con Oscar Farinetti e l’attore Paolo Tibaldi, nel segno di Carlin Petrini
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Reportage (vino). Al Dolcetto Summer Fest di Rodello (Cuneo) per parlare del principe dei rossi piemontesi, con Oscar Farinetti e l’attore Paolo Tibaldi, nel segno di Carlin Petrini

Ieri, 6 giugno 2026, a Rodello, tra le colline che sanno di Alta Langa, s’è aperta la quarta edizione dei Dolcetto Summer Fest, evento dedicato al vino Dolcetto, detto il principe dei rossi del Piemonte, con una particolarità: ai banchi degustazione c’erano produttori in rappresentanza di tutte le denominazioni (oltre una decina) dei Dolcetti piemontesi; dagli albesi all’Ovadese comprendendo anche, per la prima volta, anche un produttore di Ormeasco, il vitigno ligure parente stretto del Dolcetto langarolo.

La festa ha avuto successo: molti wine lovers, italiani e stranieri, tanta attenzione ai vini proposti, gradimento ampio della proposta gastronomica di territorio con alcune Pro loco a garanzia del gusto.

A prologo di tutto il forum-chiacchierata, organizzato dal Comune di Rodello, con due relatori d’eccezione: l’attore e scrittore Paolo Tibaldi e l’imprenditore e autore di libri di successo, Oscar Farinetti.

Tema dell’incontro, condotto dal giornalista Filippo Larganà, “Dolcetto: il coraggio delle radici, la scommessa del territorio. Dialogo tra visione, racconto e cronaca”.

E di questi argomenti, dopo i saluti e i ringraziamenti del sindaco Franco Aledda, hanno disquisito Oscar Farinelli e Paolo Tibaldi, che ha letto un suo toccante ricordo di Carlin Petrini, braidese, fondatore di Slow Food, l’Università di Pollenzo, Terra Madre, Salone del Gusto, Cheese e tante altre iniziative, che aveva nei confronti del Dolcetto una grande passione.

Tibaldi ha ricordato poi i collegamenti tra il vino Dolcetto e la cultura piemontese, le tradizioni dei paesi, i riti del passato che s’intrecciano tra la storia, la letteratura e l’arte di Langa con un occhio alle nuove generazioni. «Il Dolcetto è il vino della condivisione, della quotidianità vissuta senza troppi formalismi, ma con quella semplicità rigorosa che ne fa un vino di grande inclusione» ha detto l’attore.

Oscar Farinetti ha parlato di futuro. Della necessità di trovare nuove suggestioni e narrazioni per il Dolcetto, «Che sta tornando ad essere vino molto ricercato» ha assicurato il patron di Fontanafredda e di altre maison vinicole spalarse per l’Italia. Nuove narrazioni che servono anche per il sistema vino e per l’Italia in generale, «Troppo spesso e senza troppe ragioni il nostro Paese si trova centro di racconti in negativo» ha detto Farinetti segnalando la necessità, per i produttori vinicoli, di puntare sul biologico, di spiegare il vino in modo facile, che non vuol dire banale, ma senza troppi tecnicismi, aprendo ai giovani come protagonisti della comunicazione, del marketing di una fruizione non formale, agile e attuale di vini con contenuto alcolico contenuto, in bottiglie sostenibili, con aperture a vite.

Quanto al Dolcetto di Rodello e di Langa – «Langhe è il brand più forte di tutti nel mondo» ha sostenuto Farinetti – l’ideatore di Eataly ha detto: «È la mia “madeleine proustiana” quella che, attraverso i profumi e sapori unici, mi sblocca una memoria involontaria che mi fa riandare indietro nel tempo e nella mia vita».

E a chi gli chiedeva che cosa si debba fare per superare il periodo complesso che sta attraversando il vino italiano, Farinetti ha risposto con un richiamo ai valori più attuali dell’Italia: «Trovare la propria identità e ribadirla con forza attraverso scelte chiare e compatibili con il cambiamento della società moderna, sviluppare coltivazioni biologiche, attuare comportamenti irreprensibilmente etici a tutti i livelli, praticare il rispetto dell’ambiente, del paesaggio e delle persone, porre attenzione ai segnali e alle competenze delle nuove generazioni».

Qui le interviste e una galleria di foto e video della Dolcetto Summer Fest 2026 di Rodello.

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