
Da tempo il Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti (presidente Stefano Ricagno), segue e organizza missioni all’estero, soprattutto negli USA che per ora, nonostante la spada di Damocle dei dazi trumpiani, restano uno dei più importanti mercati per la denominazione piemontese più brindata al mondo (tra i 90 e i 100 milioni di bottiglie vendute ogni anno).
Queste missioni hanno lo scopo di tutelare il prodotto, supportare le attività commerciali delle aziende consorziate, consolidare la salute commerciale dell’intera filiera e anche di eseguire azioni mirate di promozione della denominazione trovando, quando è possibile, nuove occasioni di consumo che allarghino la platea di winelover e, dunque, di acquirenti.
È successo anche recentemente a New York, precisamente a Manhattan, nel cuore della Grande Mela, dove il Consorzio ha organizzato un pranzo da Zuma, famoso e iconico ristorante giapponese.
Invitati giornalisti e blogger statunitensi. A guidare il pranzo/degustazione il direttore, Giacomo Pondini. Agli ospiti sono stati proposti in degustazione Asti Spumante, in versione dolce e secca, e Moscato d’Asti, anche affinati, abbinati a piatti della cucina giapponese.
I risultato è stato molto positivo. Lo conferma anche Lisa Dennig, fondatrice di https://www.thewinechef.com/, uno dei blog di vino e cibo più premiati e seguiti d’America (da cui è tratta la foto di copertina di questo post).
Scrive Lisa nel suo pezzo che trovate in versione originale qui: «Gli spumanti e i vini dolci, come l’Asti, hanno un problema di immagine. Persino i professionisti del vino, come me, che amano il sapore di un Moscato d’Asti, raramente pensano di berlo a pasto. Tuttavia, durante un recente pranzo con addetti ai lavori e giornalisti da Zuma, un elegante ristorante giapponese nel centro di Manhattan, mi sono resa conto esattamente perché questo sia un errore che dovremmo tutti riconsiderare».
La Denning prosegue il suo reportage raccontando del pranzo e di come sia l’Asti Spumante sia il Moscato d’Asti siano perfetti con le ricette del Sil Levante. «I vini Asti DOCG – scrive – hanno raccolto la sfida di un menù a base di pesce, con sushi e sashimi impeccabili, tempura di gamberi di scoglio, spinaci con sesamo, mais scottato con burro speziato, tenero merluzzo nero al miso e filetto di manzo piccante glassato in salsa di peperoncino rosso e sesamo. La delicata dolcezza del vino ha smorzato il piccante del peperoncino, completando al contempo i saporiti e ricchi sapori umami e la delicata dolcezza del pesce. Giacomo Pondini, direttore del Consorzio Asti DOCG, ha spiegato durante il pranzo che “il profilo aromatico e la freschezza di questi vini li rendono un abbinamento perfetto con la cucina giapponese”».
La blogger si chiede perché i vini dolci sembrano essere meno scelti e “passati di moda” visto che molte cucine globali hanno proprio il gusto dolce come pilastro centrale. E risponde così: «Credo sia ora di iniziare a considerare la dolcezza nel vino come un contrappunto ad altri componenti, come l’acidità. Quello che vi suggerisco è di provarli di tanto in tanto: potreste rimanere piacevolmente sorpresi».
Lisa Denning parla delle vibrazioni positive ricevute dalla degustazione di un paio di Moscato d’Asti affinati oltre 10 anni, «con un gusto simile a un Riesling complesso»; di un Asti Spumante Metodo Classico e alcuni Moscati secchi; della possibilità di usare Asti Spumante e Moscato d’Asti nei cocktail perché «I loro aromi naturali, il basso contenuto alcolico e il residuo zuccherino li rendono ideali sostituti del Vermouth dolce o degli sciroppi negli Spritz e negli aperitivi. Possono essere considerati esaltatori di sapidità che conferiscono una nota floreale e agrumata».
Infine la fondatrice di The Wine Chef del perché Asti Spumante e Moscato d’Asti possono essere una buona scelta: «Con prezzi generalmente inferiori ai 22 dollari, i vini Asti DOCG offrono un rapporto qualità-prezzo incredibile. Se avete esitato a comprarli a causa dell’elevato contenuto zuccherino, considerate di riprovarci, soprattutto quest’estate. Provateli con piatti piccanti o accompagnateli a sushi e pesce alla griglia. Queste gemme frizzanti, fruttate e a bassa gradazione alcolica ci ricordano che la delizia non deve essere per forza difficile. O secca. A volte, un po’ di dolcezza è proprio ciò che ci vuole».
SdP