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Unesco. La Cucina italiana è “patrimonio immateriale” dell’Umanità. Il ruolo del Piemonte. Le voci di giornalisti, enogastronomi, critici, scrittori e chef

È ufficiale da questa mattina: dopo i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, che dal 2014 sono 50° sito Unesco e rientrano nella lista che elenca i soggetti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, anche la tradizione gastronomica italiana entra ufficialmente tra i tesori “immateriali” dell’Unesco.

Lo ha certificato una speciale commissione Unesco riunita a Nuova Delhi davanti a una missione italiana della quale faceva parte anche il ministro Antonio Tajani che, ricordiamo, oltre a reggere il Ministero degli Esteri si occupa anche di Commercio estero.

È un traguardo che celebra la ricchezza delle cucine regionali italiane e conferma i valori culturale ed economico di un comparto fatto di tradizione e sperimentazione, biodiversità e creatività, amato e apprezzato in tutto il mondo. Commenti positivi sono venuti dalla Politica nazionale, dalla premier Meloni in giù

Ma che ruolo ha avuto, ha e avrà il Piemonte in relazione a questo riconoscimento? Lo abbiamo chiesto a giornalisti esperti di cucina e ad alcuni chef. La linea comune è quella, ovviamente, della soddisfazione con, però, alcune avvertenze sul futuro della Cucina italiana in patria e anche all’estero. Vediamo gli interventi.

Paolo Massobrio – giornalista enogastronomo

«Abbiamo un patrimonio incredibile di cucine regionali che sono una ricchezza unica al mondo. La biodiversità, la qualità dei prodotti, la creatività in cucina, concorrono per fare della Cucina italiana un unicum. Ora, però, bisogna lavorare per tutelare questo patrimonio. Troppo spesso, all’estero, c’è un’omologazione che rispetta poco o nulla della nostra cucina. Ecco difendere e promuovere la vera Cucina italiana anche all’estero deve essere un punto di partenza dopo questo importante riconoscimento»

Walter Ferretto – chef del Cascinale Nuovo a Isola d’Asti (Asti)

«Ogni riconoscimento è importante perché è il coronamento di un lavoro fatto con passione e dedizione. La Cucina italiana è conosciuta nel mondo per la bontà dei suoi prodotti e per la grande gamma di ricette e piatti che sa produrre. I risultati delle guide sono eclatanti. A livello internazionale siamo riconosciuti come polo di eccellenza enogastronomica. Concordo con chi avverte sull’omologazione della Cucina all’estero che vien spacciata come italiana. Siamo nel tema doloro dell'”italian sounding”, si vestono con una vernice di falsa italianità non solo prodotti agroalimentari come formaggi o salumi, ma anche ricette completamente stravolte. Su questo bisogna lavorare»

Mariuccia Roggero Ferrero – chef del San Marco di Canelli (Asti)

«Sto vivendo lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni che vissi nel 2014 quando fui a Doha, in Qatar, a rappresentare la cucina piemontese in occasione del riconoscimento dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato 50° sito Unesco e Patrimonio dell’Umanità. Ora la Cucina Italiana non è solo confermata nella sua estrema qualità dal giudizio di chi, italiani e stranieri, ne gode dei profumi e sapori, della varietà e bontà dei prodotti, ma anche da un ente internazionale che ne ha certificato l’altissimo valore culturale. Per quanto riguarda la Cucina del Piemonte è talmente importante e di altissimo livello da aver avuto un ruolo da protagonista nella crescita della nostra Cucina nazionale».

Maurilio Garola – chef della Ciau del Tornavento a Treiso d’Alba (Cuneo)

«Sono felice del riconoscimento Unesco. Conferma che siamo il top del top. Ora, però, c’è da migliorare ancora, nella ricerca dei prodotti a “metro zero”, nella valorizzazione dei produttori che sono i nostri collaboratori principali. E poi c’è la sinergia con il vino, i grandi vini del Piemonte, con la nostra Cucina sono gli ambasciatori perfetti anche nel quadro del ricoscimento Unesco che oggi premia la Cucina italiana nel mondo».

Edoardo Raspelli –  giornalista, gastronomo, conduttore televisivo e scrittore italiano

«Cosa mi suscita questo riconoscimento? Emozione, commozione e preoccupazione. Spiego: emozione perché è la conferma delle grandi qualità ed eccellenze della nostra Cucina nazionale che è il top sotto il profilo della varietà, genuinità e regionalità delle sue ricette. Valori che sono ineguagliati nel mondo. Commozione perché sono italiano e amo il mio Paese e quello che rappresenta anche in termini di gastronomia. Noi siamo un mosaico di eccellenze incredibile, raro e unico. LA gente viene qui da tutto il mondo per l’arte, la natura, la cultura, lo stile di vita e per la nostra Cucina, semplice e mai banale, un mosaico di gusti e sapori che conquista sempre. E quando sento qualche vip straniero che dice che la cucina italiana annoia ed è sempre uguale mi vien voglia di mandarli aff… a quel paese. Ora che anche l’Unesco lo dice a livello mondiale posso davvero commuovermi da italiano vero. Infine la preoccupazione. Perché se da un lato abbiamo tutte queste belle cose che ci vengono riconosciute, dall’altra parte abbiamo una fetta della ristorazione italiana che “cazzeggia” cioè usa ingredienti non nostri per ricette da effetto “wow”. Non è giusto. Dobbiamo usare la creatività con i nostri ingredienti, i nostri prodotti che sono il meglio del meglio. Lo dice anche l’Unesco. Noi non scordiamocelo mai. Quanto al Piemonte beh, è una regione la cui Cucina superlativa parla da sé»

Michelangelo Mammoliti – chef de La Rei Natura presso Boscaredo a Serralunga d’Alba (nuovo Tre Stelle Michelin 2026)

«Il riconoscimento di cucina italiana Patrimonio UNESCO è un orgoglio per me sia dal punto di vista personale, come italiano, che lavorativo, come chef. L’Italia è una delle nazioni dove la cucina regionale ha un grandissimo impatto sulla cultura e sulle tradizioni. Basti pensare che la convivialità che abbiamo in Italia è comune a pochissimi altri Paesi nel mondo. Con questo riconoscimento, il Made in Italy acquisisce ulteriore prestigio nel mondo, con notevoli ricadute»

sull’economia.

Ma il riconoscimento Unesco serve?

Sembra di sì. Ecco alcuni dati sull’impatto del riconoscimento Unesco sui territori. Prediamo l’area Langhe-Roero e Monferrato riconosciuta dal 2014. Secondo una recente indagine (giugno 2025) l’impatto economico complessivo è stato di oltre 209 milioni di euro, con un ritorno di 2,37€ sul territorio a fronte di ogni euro speso dai visitatori. Una copertura mediatica del valore monetario pari a 32 milioni di euro in 10 anni – cifra 116,3 volte superiore alla spesa in comunicazione e PR dell’ente gestore del sito – e un rinforzo positivo della reputazione nazionale e internazionale del Sito. Altre info qui.

A livello globale, inoltre, altre analisi hanno evidenziato che secondo i dati connessi al turismo, alle produzioni locali e alla forza lavoro globale emerge come i luoghi e le tradizioni agroalimentari che hanno un riconoscimento Unesco siano più attrattivi e più produttivi rispetto a luoghi simili privi del riconoscimento. In particolare, se si guardano i dati di arrivi e presenze nel periodo 2023-2024, emerge una riduzione del 3,26% nei siti culturali non Unesco contro un aumento del 7,39% degli arrivi in quelli Unesco.

Insomma benvenuta Cucina italiana Patrimonio Immateriale Unesco e sempre viva l’Italia e il Piemonte che sanno fare e fare bene, persino nonostante noi e i nostri moltissimi difetti.

Filippo Larganà

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