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Vendemmia 2026 (cooperative). La Tre Secoli “stacca” il brachetto prima di Ferragosto. Fortunato (presidenza): «Uva pronta da portare in Cantina». E sulla governance piemontese del vino: «Più sinergie per un futuro più stabile»

Tra le cantine cooperative impegnate in questa complessa vendemmia 2026 c’è anche la Tre Secoli, con due sedi, a Mombaruzzo, nell’Astigiano e a Ricaldone, nell’Alessandrino.

Produzione viticola rappresentata soprattutto da moscato bianco, brachetto e barbera con anche vitigni pregiati come il Timorasso dei Colli Tortonesi che ha ampliato la base dei conferenti a una zona fino a qualche tempo fa quasi dimenticata e ora, da alcuni anni, in grande crescita produttiva e di immagine per un vino, il Derthona (Timorasso) che sta sempre di più incontrando il favori di mercati e appassionati.

Presidente della cooperativa è Bruno Fortunato (foto), vignaiolo e nel board di alcuni enti consortili e organismi che si occupano della governance del mondo del vino.

In vista della vendemmia annuncia una novità: «Per la prima volta per la nostra Cantina la raccolta delle uve brachetto avverrà prima di Ferragosto, tra il 12 e il 13. È al conseguenza della maturazioni anticipate a cui ci stiamo abituando in questi anni. Il caldo torrido in parte rallenta la maturazione dall’altra, se ci sono sporadiche piogge e calo di temperature, come in questi giorni, allora le uve maturano più rapidamente e bisogna vendemmiarle al più presto per preservarne il patrimonio aromatico e l’equilibrio di acidità necessari per ottenere ottimi vini».

Poi il discorso vira sulla situazione attuale, tra le crisi e i problemi che stanno preoccupando operatori e Consorzi.

«È una condizione complessa che va affrontata con la giusta calma, senza allarmismi e neppure sottovalutazioni. Ci sono risorse e strumenti, finanziari, politici, tecnologici, scientifici, che vanno attivati. Con coraggio e lungimiranza» dice il presidente della Tre Secoli che aggiunge: «Credo che questo sia uno di quei momenti in cui “fare squadra” non debba essere solo un modo di dire, se vogliamo banale e scontato, ma la vera stella polare che tutti noi, produttori e vignaioli piemontesi, dovremmo tenere presente per riuscire a portare sulle tavole dei consumatori un prodotto sempre più di eccellenza assoluta e vero interprete di un territorio unico al mondo. In questo senso – dice Fortunato – le cooperative vitivinicole piemontesi posso e devono avere un ruolo da protagonista, firmando bottiglie pregiate (da poco la Tre Secoli ha imbottigliato presentato sul sui sito web e la novità dell’anno che è l’Asti Spumante Rosé docg fatto con uve moscato bianco e brachetto ndr) che siano in grado di andare sulle tavole di tutto il mondo e impegnandosi sui mercati. Le sfide che abbiamo di fronte sono molte e ho la sensazione che condizioneranno il futuro del sistema vino in Italia e nel mondo».

Infine l’augurio: «Mi piacerebbe che sia dal punto di vista istituzionale sia dal lato consortile ci fosse sempre di più vicinanza, sinergia, una integrazione migliore ancora più forte di quella che c’è adesso. Il punto – spiega il presidente di Tre Secoli – è che quello che fa bene al brachetto deve fare bene anche al moscato e alla barbera e anche alle altre denominazioni e, naturalmente, viceversa. Così, a mio parere, si costruisce un futuro valido. Andare in ordine sparso non ha mai pagato e men che meno pagherà ora».

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