
Stefano Ricagno, enologo, produttore vitivinicolo e presidente del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti (foto in alto di repertorio), è reduce da aver vendemmiato una piccola vigna di brachetto. «Uno spettacolo!» dice al telefono.
Poi parla di moscato bianco la cui raccolta – da fare, a causa delle temperature torride, sempre nelle ore mattutine come da raccomandazioni di legge regionali e nazionali – comincerà ufficialmente (perché in alcune vigne si è già cominciato a “staccare”), nelle zone dell’Acquese e del Nicese, in questi giorni di pre-Ferragosto. Dopo Ferragosto seguiranno tutte le altre aree, dalla Valle Belbo in poi.

Spiega: «È indicato chiaramente nella comunicazione ufficiale di qualche giorno fa: i nostri tecnici hanno considerato l’evoluzione della maturazione degli ultimi dieci giorni, le condizioni climatiche trascorse e quelle previste, e il consiglio è stato di iniziare la raccolta delle uve moscato bianco nelle zone precoci, Acquese e Nicese, a partire dalla settimana pre-Ferragosto. Per i vigneti della Valle Belbo l’inizio delle operazioni vendemmiali potrebbe essere a partire dalla settimana seguente il Ferragosto. Per le zone tardive, l’alta valle del Belbo sopra i 400 metri sul livello del mare, si potrebbe cominciare la raccolta nell’ultima decade di agosto».
Il presidente del Consorzio ricorda comunque di valutare, «Un anticipo della raccolta tramite monitoraggi puntuali, in caso di forte innalzamento termico come previsto, venti caldi, stress idrico. Lo scopo – ribadisce – resta quello di mantenere integra la qualità del prodotto, evitare appassimenti e perdita delle caratteristiche qualitative dell’uva». Indicazioni, queste, che chi lavora bene in vigna conosce e deve tenere presenti.
E i grappoli? «Sono molto belli, dorati e sani, anche se c’è qualche bruciatura, ma dipende da versante a versante e da vigna a vigna. Conta molto la posizione, il lavoro fatto in questi ultimi mesi, il patrimonio fogliare lasciato a protezione dei grappoli. Lo stress idrico c’è stato e ha colpito duro soprattutto nei vigneti più esposti, come logicamente sono i sorì (i picchi delle colline ndr)». Quanto alla qualità: «I campionamenti in vigna hanno dato esiti molto positivi. Il grado che serve c’è. Per il resto, volumi e quadro aromatico, bisognerà attendere i primi carichi in Cantina, solo allora potremmo avere indicazioni precise».

Infine un cenno alla novità del 2026: l’Asti Spumante Rosé, ottenuto con uve moscato bianco e brachetto, sia in versione dolce sia con residuo di zuccheri più contenuto, dal demi-sec all’extra brut. «È una tipologia nuova, presentata allo scorso Vinitaly di aprile e che sta prendendo piede – assicura Stefano Ricagno -. Molte sono le aziende che lo stanno producendo e mettendo in gamma. La tannicità del Brachetto e la morbidezza del moscato bianco creano una combinazione perfetta che sta piacendo molto. Tanto che stiamo veleggiando verso il milione di bottiglie a pochi mesi dal lancio». In questo senso il presidente del Consorzio dell’Asti, lancia un appello: «Sarebbe bene per la filiera e per tutto il comparto che l’Asti Rosé entrasse nella produzione, non solo della grandi Case storiche e spumantiere, ma anche dei piccoli e medi brand. Il risultato potrebbe essere un inserimento dell’Asti Rosé nell’HORECA (acronimo commerciale che indica il settore economico dell’ospitalità, della ristorazione e dei bar ndr), magari in chiave di precursore e ambasciatore dell’Asti Spumante in versione classica che, insieme alle sue nuove bollicine rosate, merita sicuramente anche questo palcoscenico».