
Dopo i timori della vigilia, le polemiche e le discussioni legate alle tempistiche nelle varie aree di raccolta, le perplessità di una stagione sempre più anticipata dovuta a un cambiamento climatico sempre più evidente (e preoccupante), è stata avviata anche la vendemmia del moscato bianco destinato alla vinificazione del Canelli docg, la più recente denominazione controllata e garantita da uve aromatiche piemontesi.
Queste uve, delle stessa varietà di quelle usate per Asti Spumante e Moscato d’Asti, sono raccolte e scelte con una cura ancora più particolare e severa, secondo un rigido disciplinare (leggi qui) che fissa non solo una ristretta area di produzione (17 Comuni attorno a Canelli nell’Astigiano) e rese per ettaro limitate, ma anche tecniche di vendemmia esclusivamente a mano e un’attenta cernita dei grappoli a cui sono chiamati tutti i produttori del Canelli docg, molti raggruppati in un’associazione, che opera all’interno del Consorzio, di cui è presidente l’enologo Gianmario Cerutti.

Da precisare, a scanso di equivoci e troll vari, che le regole stringenti della produzione del Canelli docg non sono solo parole. Come testimonia il video postato in queste ore sui social da Gianfranco Torelli, enologo e vicepresidente del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, che, con i suoi famigliari, conduce una storica Cantina langarola, la Vini Torelli, in quel di Bubbio, nella Langa Astigiana.
Scrive Torelli sotto il video (che ripubblichiamo qui sotto): “Il disciplinare del CANELLI DOCG Moscato è molto rigido e prevede ESCLUSIVAMENTE la vendemmia manuale dei grappoli di Moscato Bianco. Dopo l’arrivo in cassetta in Cantina Vini Torelli passiamo l’uva sul tavolo di cernita e parte la diraspatura e la pressatura soffice per ottenere il mosto che diventerà Canelli DOCG “San Gròd” 2026″.
Vedere (e brindare) per credere.