
Un’analisi sulla vendemmia delle uve barbera d’Asti, già in atto in alcune aree, e qualche accenno al futuro prossimo. Filippo Mobrici (foto sotto) , agronomo per un’azienda vtivinicola astigiana e presidente di lungo corso del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, esamina la situazione della raccolta 2026 e prova a immaginare un futuro che è sempre più prossimo.

«Il clima torrido di queste settimane/mesi, come per tutte le altre denominazioni, ha influito sull’anticipo della maturazione e della concentrazione delle uve barbera – dice e spiega -. Certo ci sono stati episodi di stress idrico, ma non come nel 2023. Tre anni fa avevamo avuto una siccità prolungata che aveva addirittura portato ad avere viti seccate e debilitate. Quest’anno è andata un po’ meglio e le qualità resilienti della vite, insieme alle piogge di maggio e a quelle degli ultimi giorni, hanno salvato filari e raccolto, anche se la qualità dei vini che deriveranno dalle uve vendemmiate, in gran parte sane, si vedrà in modo definito in Cantina. I presupposti ottimi, comunque, ci sono tutti».

Per quanto riguarda la tempistica della vendemmia 2026 Mobrici parla di una raccolta differenziata, con aree precoci già in fase avanzata e altre appena all’inizio. «Direi che oggi siamo nel cuore della vendemmia della barbera. Con altre denominazioni, come il Ruché e la Freisa che hanno cominciato o sono in procinto di iniziare la raccolta».
Poi il discorso si sposta sull’imminente Douja d’Or di Asti, la manifestazione dedicata al vino piemontese (un tempo anche concorso enologico nazionale) che si fa dal 1967 e che è in calendario dall’11 al 20 settembre.

Il Consorzio presieduto da Mobrici, insieme ad altri Consorzi vinicoli, come quello dell’Asti, sarà partner dell’evento che vede organizzatore l’ente turistico Langhe Monferrato Roero. Dice: «Sarà, come tutti gli anni, il modo per accedere le luci sul vino piemontese con masterclass, incontri e talk, ma anche per parlare di futuro».
Un futuro che non appare più molto roseo con le incognite – dazi, crisi geopolitiche, guerre e conflitti commerciali – che già da qualche anno angustiano i produttori piemontesi e italiani. «E proprio di questo dovremo parlare alla Douja – anticipa Mobrici -. Credo che i tempi siano maturi per convocare gli Stati Generali del vino piemontese e per chiederci che cosa si voglia davvero fare di questo settore a tutti i livelli di governance, quali scelte intende operare la politica, il ruolo dei Consorzi, delle organizzazioni di categoria e dei produttori, come affrontare le sfide che ci attendono, con quali e quante risorse. Sono interrogativi ai quali si deve dare risposta».
Un’idea, quella degli Stati Generali sul vino piemontese, che circola da tempo. Uno dei primi ad avanzarla in modo ufficiale anni fa fu Paolo Ricagno, presidente del Consorzio dei Vini d’Acqui. Fino ad ora, però, è rimasta lettera morta. Quest’anno sarà la volta buona? I protagonisti della filiera, dai politici agli enti consortili, dai sindacati alle categorie, dai produttori alle Case vinicole al mondo della comunicazione, si troveranno attorno a un tavolo per parlare di futuro? Vedremo.
fi.l.