
Filippo Mobrici è agronomo per un brand storico del Piemonte vinicolo, la Bersano di Nizza Monferrato, ma è anche una figura di spicco del mondo del vino: già presidente del Consorzio Barbera d’Asti, oggi è vice dell’attuale presidente consortile, Vitaliano Maccario, e ricopre anche la carica di vicepresidente nazionale della Federdoc, la confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini Italiani.
Raggiunto al telefono conferma anche per il mondo della Barbera la tendenza, ormai nazionale, al taglio delle rese per la vendemmia 2025 che dovrebbe iniziarsi nelle prime due settimane di settembre. E spiega: «Per la Barbera la filiera è rappresentata per il 50% dalla cooperazione, vale a dire da vignaioli che vivono sulla vendita delle uve. Preoccupati dal calo delle vendite e dal cambio dei consumi, come CDA del Consorzio Barbera d’Asti, proponiamo un taglio del 15% della resa complessiva della denominazione che per disciplinare è fissata a 90 quintali/ettaro con 20 quintali di supero. La nostra intenzione è di limitare quanto possibile i contraccolpi economici per una filiera che sta soffrendo non poco. Ma – avverte Mobrici – la proposta per essere applicata dovrà essere prima approvata dall’assemblea prevista a fine mese. Dopo ci sarà un comunicato che darà conto delle risultanze».
Poi c’è la situazione nazionale. Mobrici ricordo l’incontro, alcfun settimane fa, dell’intera filiera nazionale dei vino con il Ministro Lollobrigida a cui partecipò anche della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Presenze importanti – annota il vicepresidente Federdoc – che hanno confermato l’attenzione del Governo alla situazione non facile del vino italiano. Da quella riunione al Ministero – sostiene Mobrici – sono emerse indicazioni precise, soprattutto il fatto che i Consorzi debbano governare le produzioni legate agli andamenti del mercato. Il tagli delle rese, ormai tema centrale per quasi tutte le denominazioni vinicole italiane, sono solo uno degli strumenti, tra cui potrebbe essere compresa anche la distillazione di eccedenze difficili da smaltire. Per il resto – avverte Mobrici – nuovi termini di comunicazione che sappiano intercettare i consumatori di domani, i giovani, che hanno modalità, momenti e cultura di consumo molto di diversi dai consumatori dell’oggi. Servono campagne di promozione mirate verso mercati assodati e nuovi. In questo senso il Governo ci è parso disponibile anche a mettere in campo risorse straordinarie. Non è poco».
E a chi, in tema di innovazione del mondo del vino italiano, propone nuovi contenitori che vadano incontro a esigenze più contemporanee, come le lattine o le monoporzioni, già diffuse in mercato extraeuropei ma anche con produttori italiani che da tempo esplorano questa tipologia di packaging, Mobrici risponde così: «Bisogna valutare quali siano del denominazioni più adatte. Per alcune è improponibile, per altre potrebbe essere una soluzione interessante. In generale credo che il mondo del vino debba aprirsi a iniziative e proposte che portino novità e soprattutto aiutino a consolidare e sviluppare i mercati».