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Verso la vendemmia 2025. Brachetto: raccolta anticipata. Uve ottime e sane. Rese confermate a 80 quintali/ettaro. Timori per mercato in calo. Paolo Ricagno (Consorzio): «Più attenzione dalle Istituzioni»

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del Consorzio vini d’Acqui, presieduto da Paolo Ricagno, che tutela i vini a base di uve brachetto (Brachetto d’Acqui, Acqui docg Rosè e Acqui docg) e il Dolcetto d’Acqui doc, sulla vendemmia 2025 che in alcune zona è già cominciata oggi, 20 agosto. Eccola.

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Per le uve brachetto, quelle che servono per fare il Brachetto d’Acqui docg, l’Acqui docg Rosé e Secco, quella del 2025 sarà una vendemmia ottima e anticipata rispetto agli anni passati. Alcuni vignaioli, infatti, cominceranno a staccare i grappoli, sani e già maturi, già nella settimana tra il 20 e il 27 agosto.

Tuttavia la stagione è oscurata dai timori che avvolgono tutto il mondo del vino italiano, con pochissime eccezioni, stretto tra gli annunci di dazi sul mercato Statunitense e indicatori di vendite non soddisfacenti.

Il Consorzio ha deciso di confermate le rese per ettaro a 80 quintali con 5 quintali di esuberi aromatico rosso e il resto da destinare a usi non vinicoli, ma neppure a bevande aromatizzate. Spiega il presidente del Consorzio, Paolo Ricagno (foto sotto): «In questo modo pensiamo di eliminare qualsiasi speculazione sulle uve brachetto eventualmente in eccesso rispetto al fabbisogno. Per quanto riguarda gli usi non vinicoli stiamo valutando alcune ipotesi tra aceti, succhi di frutta e confetture».

In relazione al non facile momento del vino italiano, con dazi e cali di vendite, Paolo Ricagno lancia l’ennesimo appello: «Il mercato del vino italiano è un disastro. Il reddito dei vignaioli è a rischio e, tuttavia, non vedo la politica molto interessata ai problemi che affliggono il nostro settore». E chiarisce: «Nessuno, dal fronte delle Istituzioni, si informa per sapere come va a ridosso della vendemmia, per avere un commento, un’analisi e, magari, offrire un supporto, una strategia valida per aiutare. Eppure il vino è importante per il Piemonte. Eppure, fino ad ora, è stato una voce decisiva nella bilancia economica piemontese. Mi chiedo che cosa deve fare il nostro comparto per attirare quell’attenzione e quell’aiuto che, a mio avviso, dovrebbero essere scontati da parte della politica. Ma evidentemente così non è».  

Per tornare alle vigne che la situazione delle uve brachetto – monitorata e comunicata costatante agli associati tramite la preziosa e puntuale collaborazione con il laboratorio analisi del Consorzio dell’Asti guidato dal responsabile Guido Bezzo – sia ottima lo conferma l’agronomo Daniele Eberle che per conto del Consorzio controlla lo stato di viti e grappoli. Dice Eberle: «Il problema che poteva creare più timori era il clima molto caldo che, però, ha causato pochi danni per merito della scorta idrica accumulata dalle piogge del 2024 e a cui le viti hanno potuto accedere. L’uva brachetto, che ha subito, in media, attacchi trascurabili da parte di fitopatologie e parassiti, si presenta sana e ottima e con un grado zuccherino importante e pronta per essere vendemmiata nei prossimi giorni».

Un particolare, questo dello zucchero dell’uva che, insieme al colore delle bucce, intenso e omogeneo in questo periodo di vendemmia, è foriero di ottima qualità dei vini.

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