
A poco meno di un mese dalla 58ª edizione del Vinitaly (12-15 aprile) di Verona, abbiamo raccolto altri “sentiment” di esponenti della “governance” del vino piemontese. Per tutti, come per coloro che abbiamo intervistato ieri, valgono timori e preoccupazioni per una Fiera internazionale vinicola di Verona che si preannuncia, per gli eventi che stanno accadendo nel mondo, come una delle più complesse degli ultimi anni.
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Massimo Marasso (foto) è enologo e manager in una grande industria vinicola del Cuneese, ma anche vicepresidente del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, vicepresidente del Consorzio del Gavi ed è nel CDA di Federdoc, la federazione di tutti i Consorzi vinicoli di tutela d’Italia. Il suo è un osservatorio prezioso su quello che accade nel mondo del vino. Sullo spirito che porterà al Vinitaly 2026 non ha dubbi: «La situazione non è delle migliori e tuttavia andremo a Verona con la voglia e la determinazione di fare il nostro lavoro di relazione con clienti e collaboratori. È quello che sono diventate le grandi fiere del vino oggi: un hub per consolidare relazioni commerciali e professionali. Per il resto gli eventi globali non aiutano. A mio avviso, comunque, i nodi da sciogliere sono quelli che rendono non più sostenibile la filiera, soprattutto per chi coltiva e produce uva. Il vino è un prodotto che, come altri prodotti agricoli, subisce aumenti esponenziali lungo la filiera, soprattutto nell'”ultimo miglio” quello che arriva sulla tavola dei ristoranti. Parlo per esperienza: ci sono vini che partono a 5 euro la bottiglia e arrivano a 9 euro al bicchiere sulla tavola. Con la crisi economica è difficile continuare a consumare in questo modo. Bisognerebbe rimodulare. Qaunto alla tesi, per me sbagliata, secondo cui i giovani si starebbero allontanai dal vino, con questi prezzi al consumatore è quasi inevitabile che siano contrazioni di consumo tra coloro che hanno meno disponibilità come i ragazzi».

Per il produttore viticolo e presidente del Consorzio del Gavi, Maurizio Montobbio (foto), i produttori del famoso e pregiato vino piemontese, ottenuto da uve Cortese che qualcuno definisce il “Barolo bianco”, andranno a Vinitaly 2026 con un po’ più fiducia rispetto ai loro colleghi di altre aeree vinicole. Anche se qualche timore c’è. Spiega: «È legato soprattutto alla quota di esportazioni che abbiamo negli USA, ma per il resto il Gavi gode di ottima salute per la preferenza che i consumatori stranieri hanno nei confronti dei vini bianchi e per un suo posizionamento export prevalente. Il Vinitaly sarà un momento di incontro e ragionamento sullo stato dell’arte e sugli eventi futuri».

Massimo Damonte, è produttore vitivinicolo e il presidente del Consorzio tutela del Roero. La sua analisi rispetto alle aspettative di Vinitaly 2026 per quanto riguarda il mondo del vino è essenziale: «Andremo a Verona con fiducia anche se la situazione mondiale è quello che è. Sono d’accordo con i colleghi che auspicano ottimismo. È un buon atteggiamento. D’altra parte c’è da sperare che le crisi mondiali cessino».

Anche Stefano Chiarlo (foto), produttore vinicolo e presidente del neonato Consorzio del Nizza docg, si augura che cessino le crisi mondiali. E in vista del Vinitaly 2026 dice: «Sarà una delle fiere più complicate che ci siano state a Verona. Con le cose negative che stanno accadendo lo spirito non sarà al meglio. Vedremo quali operatori verranno». E poi la sua battuta, amarissima: «Mi dicono che ci sono agenzie di scommesse che assicurano la fine delle guerre tra una decina di giorni. Sarebbe una bella notizia, soprattutto perché cesserebbero le stragi e le distruzioni e poi perché l’economia risalirebbe. Spero nella vittoria di questa scommessa».

Giulio Porzio (foto) è viticoltore, presidente di una cooperativa vinicola astigiana e anche presidente della Vignaioli Piemontesi, la più grande associazione di produttori vitivinicoli d’Italia. Anche per lui l’appuntamento del Vinitaly mai come quest’anno sarà foriero di incognite. Dice: «Da una parte ci sono le preoccupazioni per una situazione del vino che sta evidenziando più di una crisi. Dall’altra le proiezioni che indicano l’Italia come meta turistica sempre più scelta. Sapremo affrontare entrambi questi fronti. Ecco su questo dovemmo riflettere tra gli stand del Vinitaly di Verona 2026».
fi.l.