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Verso Vinitaly 2026 #3. Speranze e timori in vista della Fiera scaligera. L’Alta Langa ottimista dopo la trasferta in USA. Dal mondo del moscato bianco (denominazione Asti) un appello per i “resilienti” del territorio

Mancano poche settimane al 58° Vinitaly di Verona che si svolgerà dal 12 al 15 aprile prossimo. Continua il nostro viaggio tra gli esponenti della “governance” del vino piemontese che si appresta a partecipare alla fiera internazionale vinicola più importante d’Italia e tra le più accreditate al mondo.

Giovanni Minetti (foto sopra), manager del vino di lungo corso è anche presidente del Consorzio dell’Alta Langa docg, lo spumante Brut Metodo Classico che affonda le sue radici nella tradizione spumantistica piemontese. Reduce dalla prima trasferta ufficiale delle “alte bollicine” in USA dice: «Bisogna andare a Vinitaly con l’ottimismo che fa parte del corredo quotidiano di chi fa vino». E riferisce del successo e dell’attenzione per nulla scontati che l’Alta Langa ha suscitato all’appuntamento di qualche giorno fa a New York a cui hanno partecipato 250 tra operatori del settore e giornalisti americani. «Tutti molto interessati e in qualche modo sorpresi della grande qualità dei nostri spumanti» dice Minetti che aggiunge: «A Vinitaly il Consorzio non ci sarà, ma ci saranno le aziende. Forti di quello che abbiamo verificato negli USA si deve affrontare i mercati con fiducia».

Di resilienza e di orgoglio di territorio parla anche Pietro Cirio (foto sopra), produttore vitivinicolo, sindaco del paese di Loazzolo, nella Langa Astigina e presidente dell’Associazione dei Comuni del Moscato che raggruppa le amministrazioni municipali dei 51 centri della zona di produzione, tra Astigiano, Cuneese e Alessandrino, del moscato bianco, il vitigno che si usa per fare l’Asti Spumante e i Moscato d’Asti docg. «Vorrei che al Vinitaly, tra le tante suggestioni passasse il messaggio che le nostre terre del vino piemontesi, non sono solo grandi aziende e multinazionali, ma anche, e direi soprattutto, piccole e medie aziende agricole che, in stragrande parte, coltivano le uve da cui ottengono i propri vini, con passione e fatica, con dedizione e determinazione, perseguendo sempre una qualità che non ha eguali. Ecco, al Vinitaly spero che il pubblico veda quello che davvero c’è in un calice di vino, oltre al prodotto: la storia di un territorio resiliente, resistente e che, dal 2014, è Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Un unicum nel panorama enologico italiano».



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