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Vinitaly 2024. La fiera presa d’assalto dai politici (no panic). Ma il vino e le sue problematiche restano focus principale tra Unesco, turismo e crisi mondiali

Qualcuno dice che sarebbero stati almeno otto i ministri del Governo Meloni, oltre la stessa presidente del Consiglio, a transitare al Vinitaly 2024 in cosro a Verona e che chiuderà i battenti domani, 17 aprile. Tanti, troppi?C’è da scandalizzarsi? A nostro avviso no. Se non si fossero fatti vedere sarebbe stati criticati nello stesso modo.

I politici, a tutti i livelli, sempre di più vivono di esposizione mediatica. Non può essere diversamente con i tempi sempre connessi che viviamo.

Dunque anche Vinitaly è un’occasione da non perdere. E così nello stand della Regione Piemonte, gestito da Piemonte Land, sono transitati: Meloni, Lollobrigida, Zangrillo, Tajani più parlamentari, amministratori e consiglieri regionali e presidenti a vario titolo senza dimenticare i candidati alle prossime elezioni comunali che investono parte del Piemonte. Tutte presenze più che lecite e giustificate.

Tuttavia il vino e le sue tematiche restano il focus principale.

E così Francesco Monchiero, produttore vinicolo in quel del Roero e presidente di Piemonte Land parla dei primi “sentiment” sulla fiera scaligera e di come si stanno ponendo i produttori piemontesi verso il futuro. Stefano Ricagno, manager e produttore (Cuvage), nel suo ruolo di vicepresidente senior del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, davanti alle grandi sfide che il mondo del vino deve affrontare (clima, economia e tensioni geopolitiche) auspica prudenza e progettazione. Sulla stessa lunghezza d’onda Vitaliano Maccario, produttore vinicolo (Pico Maccario) e presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato.

Parole che arrivano dal mondo del vino, indirizzate anche al mondo politico che deve starle a sentire, progettare e attuare, possibilmente in tempi consoni, azioni di supporto e di governo concrete. È il ruolo della politica del resto.

Filippo Larganà

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