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World Trade Center. L’11 settembre degli astigiani che si trovavano a New York in una corrispondenza giornalistica di 25 anni fa. Tra loro c’erano anche produttori e operatori del mondo del vino. Il video del Memoriale 9/11

Oggi è l’11 settembre 2026. Sono passati 25 anni dal più grave attentato di matrice islamista sul suolo statunitense, nel cuore di New York, con l’abbattimento delle Torri Gemelle del World Trade Center e la morte di migliaia di persone innocenti.

Da allora il mondo è cambiato, ma non così tanto. Purtroppo. Continuano, come allora, le guerre, i massacri, gli attentati. Come 25 anni fa ci sono crisi climatiche ed economiche. Non è cambiato l’atteggiamento imperialista di alcuni blocchi politico economici. I social, che sono un formidabile strumento di comunicazione e avrebbero potuto unire e dare veramente a tutti la possibilità di far sentire la propria voce, si sono rivelati, per lo più diffusori di sentimenti di odio e false notizie. Ultima comparsa sulla scena dal quel terribile 11 settembre, è l’IA, l’intelligenza artificiale che, come e peggio dei social, sta diventando fonte di fake news distorcendo e accreditando realtà virtuali alternative suscitando allarmi di un imminente suo controllo sul destino dell’umanità.

Esagerazioni? Forse. Però anche alla vigilia dell’attacco alle Torri Gemelle l’ipotesi di un attentato così terrificante sembrava confinato alla fiction. Ci siamo sbagliati.

Ma che cosa c’entra questo blog, che si occupa di agroeconomia, di vino, di turismo e di territorio piemontese, con il ricordo dell’11 settembre 2001?

C’entra, perché quella mattina, a New York, c’erano anche molti piemontesi che furono testimoni di quel dramma, di persona, non come milioni di persone, davanti allo schermo di una TV, ma lì, sul posto, respirando il terrore e la polvere acre delle esplosioni, sentendo l’urlo delle sirene e quello di una città ferita.

Abbiamo recuperato la corrispondenza del nostro Filippo Larganà, allora giornalista per il quotidiano La Stampa, che raccolse le testimonianze di alcuni piemontesi a New York in quell’11 settembre di 25 anni fa.

Riproponiamo il testo, citando come fonte l’archivio storico del quotidiano torinese. In coda anche un video girato ad ottobre 2022, sempre del nostro Filippo Larganà, del Memoriale che oggi ricorda le vittime dell’attentato.   

13 settembre 2001 – corrispondenza dall’Astigiano – quotidiano LA STAMPA

Le telefonate dall’Astigiano di chi era a Manhattan l’11 settembre 2001

«Ho sentito mio fratello al telefono. Sta bene, ma mi è parso molto preoccupato e teso. Assistere dal vivo alla tragedia del World Trade Center di New York è stato uno colpo tremendo». L’industriale vinicolo canellese Roberto Coppo racconta del fratello Paolo che martedì era a New York. Insieme a lui e agli altri fratelli, Gianni e Piero, è a capo della ditta vinicola di famiglia (oggi l’azienda è passata di mano ndr), una delle griffe dell’enologia piemontese. «Paolo è negli Usa da pochi di giorni – racconta il fratello -. Martedì era a New York per presentare i nostri vini, contattare clienti e importatori». Nella Grande Mela l’imprenditore è ospite di Beppe Filipetti, anch’egli canellese, ex industriale degli spumanti, residente da anni negli States ed ora a capo di una società di import-export. Ha raccontato al telefono la drammatica sequenza dell’attacco terroristico: «Alle nove di mattina eravamo pronti per uscire di casa. Poi un boato e una nube di polvere e fumo ha invaso le strade». I due uomini d’affari canellesi decidono di restare in casa. Sotto le finestre del loro appartamento, a qualche isolato dal luogo degli attentati, scorre la paura. Le Torri gemelle sono avvolte dal fumo, per strada i mezzi di soccorso accorrono a sirene spiegate, mentre la gente fugge dalla zona colpita. In mezzo al traffico impazzito e bloccato c’era anche Federica Boido, 24 anni, di Calamandrana, figlia di Rosanna Boido che col marito Vittorio conduce una ditta vinicola in frazione San Vito. «Mia figlia – spiega la donna – lavora da un anno in un’agenzia pubblicitaria con uffici all’Empire State Buildig, a trecento metri dalle Torri. Sono riuscita a sentirla per telefono la sera dell’attacco. Per fortuna sta bene. Quando gli aerei kamikaze hanno colpito era per strada, appena uscita dalla metropolitana. Ha sentito il sibilo e lo schianto. È tornata a casa a piedi, a qualche chilometro dalla zona del World Trade Center. Ora è preoccupata per la situazione, e mi ha detto che andrà a donare il sangue a favore dei feriti». Nella zona di New York fino a ieri c’era anche una coppia nicese, Carla Zaccone e Giorgio Chiorra. Conducono una piccola azienda vinicola «La Nunsià». Dopo l’attacco hanno telefonato a casa e rassicurato i famigliari: «Stiamo bene, torniamo appena si potrà».

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