{"id":8124,"date":"2013-04-02T04:53:39","date_gmt":"2013-04-02T03:53:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/?page_id=8124"},"modified":"2013-04-02T04:53:39","modified_gmt":"2013-04-02T03:53:39","slug":"cardo-gobbo-di-nizza-monferrato","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/prodotti-tipici-del-piemonte\/cardo-gobbo-di-nizza-monferrato\/","title":{"rendered":"CARDO GOBBO DI NIZZA MONFERRATO"},"content":{"rendered":"<h3><a title=\"prodotti tipici del Piemonte\" href=\"http:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/prodotti-tipici-del-piemonte\/\"><strong>i prodotti tipici del Piemonte<\/strong><\/a><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cardo, ortaggio diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, ha trovato, nell\u2019areale della Valle Belbo, tra Nizza Monferrato e Castelnuovo Belbo, le condizioni ideali per la coltivazione. Infatti, i terreni sabbiosi ed alluvionali, che costeggiano il fiume Belbo ed i suoi affluenti, consentono la produzione di cardi di eccellente qualit\u00e0.<br \/>\nLa variet\u00e0 \u201cSpadone\u201d ha un\u2019altezza di circa 80 cm e presenta foglie piuttosto larghe con nervatura bianca e lembo tendenzialmente intero dalla forma tipica, profondamente diversa dalle altre cultivar, attualmente presenti sul mercato.<br \/>\nLa semina, manuale o meccanica, si effettua, verso la met\u00e0 di maggio, in pieno campo in ragione di 6- 8 kg di seme per ettaro, collocato alla profondit\u00e0 di 3-4 cm. Nel caso si ricorra alla semina di precisione, la quantit\u00e0 di seme pu\u00f2 ridursi considerevolmente. La distanza tra le file \u00e8 di 100-180 cm, mentre quelle tra le piante \u00e8 di 20-40 cm.<br \/>\nTrattandosi di una coltura molto rustica, coltivata normalmente in terreni piuttosto poveri e sciolti nel rispetto della tecnica tradizionale, non richiede interventi con fertilizzanti chimici di sintesi.<br \/>\nDopo circa un mese, dalla semina, a meno che non sia stata effettuata una semina di precisione, occorre effettuare il diradamento delle piantine in eccesso per ottenere la giusta densit\u00e0 colturale.<br \/>\nInoltre, si effettuano una o pi\u00f9 sarchiature per arieggiare il terreno ed eliminare le erbe infestanti. Durante il ciclo colturale, che ha una durata di circa 5 mesi dalla semina all\u2019interramento della pianta per l\u2019imbianchimento, si pu\u00f2 irrigare in caso di necessit\u00e0 per aspersione o per infiltrazione laterale da solchi, tenendo presente che il cardo \u00e8 una coltura molto rustica dotata di un ottimo apparato radicale.<br \/>\nPer il controllo delle erbe infestanti non vengono utilizzati erbicidi.<br \/>\nIn pre-semina, \u00e8 possibile ricorrere alla tecnica della falsa semina. In post-emergenza, le operazioni meccaniche richieste dalla coltura, quali il diradamento e le sarchiature sono sufficienti a contenere le erbe infestanti. In ogni caso, dopo un mese dalla semina, per il forte sviluppo vegetativo del cardo, le infestanti eventualmente presenti vengono \u201csoffocate\u201d.<br \/>\nSulla coltura generalmente non vengono utilizzati antiparassitari chimici. Solo in caso di eccezionali calamit\u00e0 si ricorre all\u2019uso di tali prodotti per la difesa della coltura, privilegiando i formulati commerciali a bassa tossicit\u00e0.<br \/>\nL\u2019imbianchimento del cardo di Nizza Monferrato \u00e8 un\u2019operazione molto onerosa e caratteristica che avviene esclusivamente sotto terra. Allo scopo, almeno 20 giorni prima della raccolta, le piante devono essere legate a ciuffo, quindi, si scava un solco laterale alla fila della profondit\u00e0 di 10-15 cm in cui la pianta viene adagiata senza lesionarne le radici e ricoperta con uno strato di terreno di 5-15 cm avendo cura di lasciare scoperta la parte distale delle foglie.<br \/>\nIl numero di giorni d\u2019interramento e lo spessore dello strato di terra aumentano man mano che diminuiscono le temperature, passando da settembre a novembre.<br \/>\nIl prodotto finale si presenta bianco per la perdita della clorofilla, le coste fogliari assumono la caratteristica gobba e perdono gran parte della fibrosit\u00e0 diventando croccanti e dolci per la riduzione dei principi amari.<br \/>\nLa raccolta del cardo che inizia della prima decade di ottobre si effettua manualmente.<br \/>\nSe consumato crudo in pinzimonio, il cardo va pulito con cura liberandolo dai filamenti ed immerso in acqua resa acidula con limone per evitare che diventi scuro; se cotto, durante la bollitura devono nuovamente essere aggiunte alcune gocce di limone per evitare che diventi di colore bluastro. Il cardo nicese \u00e8 ottimo consumato crudo con la \u201cbagna cauda\u201d, salsa tradizionale piemontese che ha come ingredienti acciughe, aglio e olio.<\/p>\n<p><b>Zona di produzione<\/b><br \/>\nL\u2019area di produzione del \u201cCardo Gobbo di Nizza Monferrato\u201d comprende Nizza Monferrato (Asti) ed i comuni limitrofi.<\/p>\n<p><b>La storia<\/b><br \/>\nPare che le prime tracce del cardo siano state trovate in Etiopia e, poi, in Egitto. Dal Nord Africa, cardo e carciofo si sono diffusi in tutti i paesi del Mediterraneo. Il secondo \u00e8 citato nei menu dei banchetti greci ed \u00e8 considerato un boccone raffinato dai Romani, mentre non abbiamo notizie sulle origini dell\u2019uso alimentare del primo. Fin da tempi antichissimi, germogli e semi di cardo servivano per produrre il caglio dei formaggi, ma bisogna attendere il Cinquecento per trovare le prime tracce della sua presenza in cucina (\u201ccotto nel brodo di cappon grasso\u201d) e della sua tecnica di imbianchimento (due medici della corte sabauda, alla fine del \u2018500 scrivevano \u201ci cardi si mangiano ordinariamente nell\u2019autunno e nell\u2019inverno fatti teneri e bianchi sotto terra\u201d).<br \/>\nE\u2019 finalmente nel \u2019700 che il \u201cCuoco Piemontese\u201d cita la ricetta pi\u00f9 classica a base di cardi: \u201csi fa bollire dell\u2019olio, aglio e sale, si stempera dentro delle acciughe, ed in questa salsa calda si bagna il cardo\u201d. Questa salsa calda non \u00e8 altro che la \u201cbagna caoda\u201d, piatto simbolo della gastronomia piemontese.<br \/>\nSicuramente noto gi\u00e0 nell\u2019Ottocento, il cardo gobbo di Nizza Monferrato si diffonde nei terreni sabbiosi del Belbo (prima destinati al canneto) all\u2019inizio del Novecento. I cardaroli pi\u00f9 anziani conservano diplomi di partecipazione all\u2019esposizione di orticoltura e frutticoltura di Casale Monferrato degli anni \u201920 e \u201930 in cui si cita esplicitamente il cardo gobbo di Nizza Monferrato. Attualmente, esiste una Associazione di Produttori del Cardo Spadone Nicese che ha come scopo quello di promuovere e migliorare la coltivazione della pianta nella sua zona di produzione, di favorire ricerche per il miglioramento qualitativo e di valorizzare il prodotto mediante l\u2019adozione di un marchio di qualit\u00e0.<\/p>\n<p><a title=\"prodotti tipici del Piemonte\" href=\"http:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/prodotti-tipici-del-piemonte\/\"><strong>l&#8217;elenco di tutti prodotti tipici del Piemonte<\/strong><\/a><\/p>\n<div class=\"fblikebutton_button\" style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.saporidelpiemonte.net%2Fblog%2Fprodotti-tipici-del-piemonte%2Fcardo-gobbo-di-nizza-monferrato%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width:450px; height:26px\"><\/iframe><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"i prodotti tipici del Piemonte\n&nbsp;\nIl cardo, ortaggio diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, ha trovato, nell\u2019areale della &hellip;","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"parent":7716,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"csco_display_header_overlay":false,"csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_location_hash":"","csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"footnotes":""},"class_list":{"0":"post-8124","1":"page","2":"type-page","3":"status-publish","5":"cs-entry","6":"cs-video-wrap"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8124"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8125,"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8124\/revisions\/8125"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7716"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.saporidelpiemonte.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}