Alluvione. Il Piemonte torna a tremare come nel 1994. Danni per milioni. Sommersi campi e frutteti. Le frane minacciano i vigneti

inserito il 25 novembre 2016

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Un disperso nel Torinese (al momento in cui scriviamo) e danni per, si dice, almeno 100 milioni di euro con vigneti minacciati dalle frane, noccioleti, campi, frutteti e serre sommersi dall’acqua e dal fango. È questo lo scenario del Piemonte alluvionato a 22 anni dalla disastrosa piena del 1994.
Sembra essere cambiato nulla. Oggi, venerdì 25 novembre 2016, ci sono schiarite, ma la notte che è passata sotto una pioggia battente ha tolto il sonno a molti. Soprattutto a quelli che l’inondazione del 1994 l’hanno vissuta sulla propria pelle.
La cronaca di queste ore è presto fatta. La perturbazione ha colpito duro Piemonte e Liguria. È piovuto per 4 giorni, intensamente. E i fiumi si sono gonfiati a dismisura.
Il Tanaro è straripato nel Cuneese, nella zona di Garessio le immagini più impressionanti, quelle che i media definiscono “simbolo” e che a chi c’è dentro fanno gelare il sangue. Verso Alba e Asti il Tanaro fa paura, allaga le aree golenarie e fa danni alla colture. Si fermano le fabbriche, le scuole.
Il Po inonda i Murazzi a Torino e spazza la città con le sue onde di piena. Nel Torinese il disperso a causa di una strada crollata. Poche speranze di trovarlo in vita. Invece in Liguria l’alluvione ha fatto un morto accertato.
Poi c’è la valle del Bormida, quella che scende dalla Langa Astigiana verso Acqui Terme. Il torrente che dà il nome alla valle aveva già devastato paesi e campi 22 anni fa, oggi torna a colpire. Vanno sott’acqua Monastero Bormida, Cessole, Bubbio. Le immagini ricalcano, purtroppo, quelle del 1994.
E a proposito di immagini qui presentiamo quelle riprese questa mattina dal nostro Vittorio Ubertone ad Asti. La portata del Tanaro è impressionante. I danni al territorio evidenti.
Ma ora è già il tempo delle promesse. Da Roma assicurano. Da Torino presentano il conto. Sindaci e presidenti di Province provano a tirare le somme e arginare almeno qualche critica.
Resta forte, come qualche associazione di categoria agricola ha provato a fare, il sospetto che nonostante la lezione di 22 anni fa e gli eventi catastrofici in altre parti d’Italia la lezione non sia servita. Il consumo del suolo non si è arrestato, i letti dei fiumi non sono stati ripuliti, case e fabbriche continuano a restare troppo vicine ai corsi d’acqua, nessuno regimenta le acque piovane, i fossi restano intasati o vengono cancellati da operazioni agricole dissennate. E i risultati si vedono.

SdP    

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