Turismo e cultura. Ecco Monferrato1050, Astigiano e Alessandrino insieme nel segno di Aleramo. Con cosa? Ancora non si sa. Intanto il sito web…

inserito il 31 gennaio 2017

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Oh, finalmente il Monferrato si unisce e cancella i campanili. Asti, Casale e Alessandria marceranno insieme verso il rilancio economico e turistico.
Detta così sembra una cosa bella e in effetti lo è. Se ne è parlato qualche giorno fa ad Asti.
L’idea è stata battezzata “Monferrato 1050” dove la cifra sono gli anni che ci separano dalla nascita del Marchesato fondato dal mitico Aleramo. E qui pare esserci il primo inciampo perché l’anno prossimo saranno già 1051 e via di questo passo, ma fa niente.
L’iniziativa comunque ha come capicordata le Camere di Commercio di Asti e Alessandria. Attorno c’è una pletora di “attori” variegati: Comuni, giornalisti, associazioni di categorie, aziende, uffici turistici, altri enti, insomma una rete vasta di soggetti che sono stati chiamati a pensare e presentare un progetto per Monferrato. E questo è bene.
Il programma? Ancora non c’è. E questo è meno bene. Però sui media è stato riportato che ci saranno “… tavole rotonde, incontri e forum in cui saranno elaborate le iniziative da realizzare dal 23 marzo all’11 novembre. Otto mesi di eventi per attirare sul territorio turisti, assaggiatori, imprenditori, buyer internazionali”. Cioè? Beh, ci stanno lavorando.
Nel frattempo ad Asti ci son già stati tre giorni di “studio”: dal 26 al 28 gennaio si sono svolte giornate di approfondimento, aperte al pubblico per «sviluppare e analizzare progetti e idee col mondo accademico e professionale». Okkei, raccogliamo le idee. Bene.
E in attesa che ci siano notizie più precise molti media hanno puntato sul “brand”, sul fatto cioè che finalmente il Monferrato si presenti unito, un po’ come le Langhe. Per la verità questo nessuno lo ha scritto, ma, dai, si capisce che la meta finale potrebbe essere proprio quella di emulare i cugini langhetti.
Non è che sia facile. Alba e le Langhe da anni sono un marchio vincente nel mondo.
Però vale la pena provarci. Il Monferrato, del resto, ha molte frecce al suo arco: paesaggio, produzioni e vini d’eccellenza, città d’arte.
Insomma il “carburante” c’è, speriamo ci sia anche la macchina.
E a questo proposito, come ogni iniziativa che si rispetti, anche Monferrato 1050 dovrebbe avere il suo sito. Noi abbiamo fatto una ricerca in rete e trovato questo: www.monferrato1050.it.
Non sappiamo, però, se sarà il sito dell’iniziativa. Per ora è in costruzione e inattivo. E quando si va a vedere le proprietà del dominio (cliccate qui) risulta essere di una società privata.
Lo ripetiamo: non sappiamo se il dominio in questione sarà quello ufficiale di Monferrato 1050 con le sue istituzioni, comuni, associazioni di categoria e quant’altro. Quello che è sicuro, invece, è che www.monferrato1050.it è stato registrato a nome di una web agency (sono le agenzie di pubblicità che fanno i siti web) di Alessandria.
Sarà la stessa agenzia che lavorerà per Monferrato 1050? Per ora non è dato sapere.
Da ricordare, invece, che con i domini web il Monferrato non ha mai avuto fortuna.
Nel 2015 un altro progetto “monferrino”, quello denominato Monferrato Expo 2015, aprì un sito internet. In quella occasione la proprietà del dominio fu lasciata in mano ai privati che costruirono il sito e capitò, per un disguido, che uno dei domini, quello con estensione .it, finisse collegato a un sito di incontri hot.
SdP segnalò l’”anomalia”. Potete immaginare l’imbarazzo. Tutto fu riportato alla normalità nel giro di qualche giorno e oggi quel dominio è stato cambiato ed è di proprietà dell’agenzia turistica pubblica alessandrina. Morale: se monferrato1050.it sarà il sito ufficiale dell’iniziativa presentata dalle Camere di Commercio di Asti e Alessandria questi enti potrebbero avocare a sé la proprietà del dominio, come hanno fatto e fanno altri enti come consorzi o istituzioni, anche quando ci sono di mezzo agenzie esterne.
Infine segnaliamo che il dominio www.monferrato1050.com, fino al momento in cui scriviamo, risulta ancora libero e in vendita. C’è da sperare non cada nelle mani sbagliate.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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