55° Vinitaly (la cartolina post evento). Bilancio: il format scaligero funziona. 400 gli espositori piemontesi (10% del totale) da tutte le aree vinicole di pregio. Politica alla Fiera: il Centrodestra di Governo c’è stato (e tanto) gli altri invisibili. Ma la democrazia…

inserito il 6 Aprile 2023
Verona 2 aprile 2023 – Vinitaly – fotografia di Vittorio Ubertone

Il 55° Vinitaly di Verona, l’edizione della “nuova normalità” ha spiccato il volo. È decollata il 2 aprile ed è atterrata, chiudendo i battenti, il 5 aprile, senza incidenti, per fortuna e, soprattutto, per l’accortezza dei “piloti”. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.

Tutto bene? Tutto a posto? Quasi. Certamente ci sono cose migliorabili – il wifi, per favore, datelo gratis dappertutto e non solo in alcune aree, farci business è da boomer. Il parcheggio multipiano è sempre a rischio ingorgo -, ma alla Fiera del vino più importante d’Italia e, a detta anche di molti produttori, tra le più importanti del mondo, tutto è filato tutto liscio.

Nell’anno, il 2023, dove ancora si è alle prese con guerre, crisi climatiche, terremoti economici e, purtroppo, disastri naturali, almeno con vino si cerca di dimenticare la pandemia che per due anni, dal 2020 al 2021 ha compromesso eventi e manifestazioni e nel 2022 ne ha fortemente limitato lo svolgimento.

Il Vinitaly di quest’anno ha provato a trovare una dimensione “new normal” e, secondo noi, ci è riuscito. Nei quattro giorni di manifestazione, in giro per gli stand c’era solo qualche flaconcino di germicida ricordare che i virus esistono nonostante medicine e vaccini. Per il resto niente mascherine (ne abbiamo contate 2/3 tra la folla die giorni di Fiera), strette di mano, baci e abbracci a raffica. Bene. Almeno questo.

E gli affari? Lo si dice da anni: chi pensa di andare a Vinitaly e portare a casa fior di contratti non ha compreso lo scopo della manifestazione veronese che, forte di un format che fino a ieri molti denigravano e che oggi viene osannato e addirittura indicato come modello, predilige l’incontro, lo sviluppo delle relazioni interpersonali, della comunicazione vis à vis o face to face se preferite.

Insomma mai come quest’anno il Vinitaly di Verona è stato una sorta di grande e bellissimo “speed date” dove gli innamorati del vino si sono incontrati, conosciuti, ri-incontrati, annusati perfino, per poi lasciarsi con promesse vere o presunte, ma comunque con fili da unire, riannodare o sciogliere a seconda delle rispettive aspirazioni commerciali ed economiche.

Fuor di metafora il Vinitaly 2023, secondo quanto hanno dichiarato da molti produttori piemontesi, segna un bilancio più che positivo avendo registrato un’affluenza massiccia di operatori stranieri da Asia, USA e Europa e con buone delegazioni anche da altre aree come Sud America, Africa e Oceania. I numeri ufficiali parlano chiaro: 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. 

Anche i numeri piemontesi sono più che positivi. Sotto l’ombrello di Piemonte Land of Wine, il super consorzio che raggruppa i consorzi vinicoli piemontesi, e con l’assistenza dei vari enti consortili (Asti, Barbera, Gavi, Ovada, Alto Piemonte, Colli Tortonesi, Erbaluce, Brachetto e altri) hanno partecipato a Vinitaly quasi 200 aziende distribuite nel padiglione 10 del Piemonte, altrettante erano distribuite negli altri padiglioni il che significa che i piemontesi sono stati il 10% dei quattromila espositori denunciati da Veronafiere nell’edizione appena conclusa di Vinitaly.
Non male. 

Naturalmente un evento di questa portata non poteva non essere nel mirino anche della politica. Nel primo giorno i rumors giornalistici davano transitanti e brindanti almeno una decina di ministri della Repubblica, dall’Agricoltura alla Cultura ai Lavori Pubblici alla Difesa, con la premier Giorgia Meloni che si è ritagliata una visita il secondo giorno di Fiera.
Nel padiglione 10, quello del Piemonte, oltre a sindaci ed esponenti regionali con il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa in testa, sono passati in “visita pastorale” il vicepremier e Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini con il consueto rito dei selfie (poi si è recato ad Alba per firmare il via libera al completamento dell’autostrada Asti-Cuneo) e il Ministro della Difesa, Guido Crosetto con la folla di agenti dei servizi di sicurezza, generali e militari al seguito e conseguente conferenza stampa improvvisata nell’area istituzionale della Regione Piemonte gestita da Piemonte Land.

E a proposito di politici, al netto di battute e satira fin troppo facili, in molti hanno notato il contrasto tra il presenzialismo estremo della Destra di Governo targata Meloni e l’invisibilità (perché se c’erano nessuno se n’è accorto) di esponenti di rilievo del Centro-Sinistra e dell’opposizione pentastellata o renziana o calendiana.

Su questo, forse, tutti, anche il Centro-Destra, dovrebbero interrogarsi, perché non avere competitor, avversarsi è un brutto segno, esattamente come lasciare tutti gli spazi a chi governa.

Come diceva Gaber, la libertà (essenza della democrazia) “…non è stare sopra stare sopra un albero”, ma “…è partecipazione”.

E i produttori vinicoli piemontesi di certo hanno partecipato.

Filippo Larganà
filippo.largana@libero.it

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