Le bollicine degli altri. A Parigi il Comité dello Champagne parla di un 2024 con ottime prospettive di vendita, accordi professionali ed etici, ricerca, nuovi mercati e uffici all’estero

inserito il 15 Febbraio 2024

Premessa: da qualche tempo su questo blog, che per missione e focus principale ha il racconto delle realtà agroalimentari, turistiche e territoriali del Piemonte, trovano spazio le notizie dei cugini francesi, soprattutto quando si tratta di vino.
Non è moda né tanto meno sudditanza. Al contrario è la consapevolezza che spunti, ispirazioni, idee, arrivino esclusivamente da “quelli bravi” e in molti campi i francesi lo sono, come noi italiani e, nel particolare, i piemontesi, lo sono in altri numerosi campi.
Far finta di niente o, peggio, rinchiudersi nel proprio ambito convincendosi di bastarsi non fa mai bene.
Detto questo qui di seguito pubblichiamo l’analisi dalla nota stampa diffusa qualche giorno fa dall’ufficio italiano del Comité Champagne che, a nostro avviso, riporta ragionamenti e temi su cui ragionare, anche in Italia, anche in Piemonte. 

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Nonostante tutto e tutti: Covid, inflazione, sanzioni, scenari geopolitici frastagliati da guerre sanguinose, tutti fattori che sembrano scalfire poco o nulla la corazza dello Champagne, che resiste, combatte e si conferma, ancora una volta, prodotto di punta nel mercato del vino globale. Un vino in grado di mostrarsi come l’eccezione nelle previsioni generali non proprio ottimistiche del Wine Trade Monitor 2024 (ne abbiamo parlato qui). Almeno questo è quello che è venuto fuori al Wine Paris & Vinexpo Paris 2024, manifestazione svoltasi nella capitale francese dal 12 al 14 febbraio. 

L’evento riunisce ogni anno decine di migliaia di persone, tra professionisti dell’industria vinicola, visitatori e membri della stampa. Tutti riuniti per degustare, scambiare competenze e discutere i prossimi trend dei migliori vini internazionali. 

In quella occasione David Chatillon e Maxime Toubart, co-presidenti del Comité Champagne, organizzazione governativa che raggruppa gli attori della produzione e del commercio dello Champagne, hanno esternato sensazioni squisitamente positive circa il futuro della bollicina francese più famosa al mondo. 

Una filiera attenta all’etica del lavoro

Secondo Chatillon e Toubart i motivi dietro all’ottimismo “champagnista”sarebbero molteplici. Tra questi l’impegno di una filiera che propone atteggiamenti proattivi responsabili, specialmente durante il momento cardine del processo vinicolo che è quello della vendemmia. Un processo che ogni anno mobilita oltre 100 mila lavoratori stagionali e particolarmente soggetto al rischio condotte devianti. Il Comité Champagne, come comunicato dalla nota stampa ufficiale, fornisce, invece, accoglienza, agevolazioni del reclutamento, ma soprattutto importanti garanzie circa le condizioni di lavoro e tutele sulla sicurezza e sulla salute. Da segnalare il rinnovo quinquennale dell’accordo di riferimento sulla contrattualizzazione della compravendita delle uve in Champagne, che assicura l’approvvigionamento dei mercati e consolida il meccanismo di compartecipazione al valore. In Piemonte un accordo simile si ha per quanto riguarda le uve moscato bianco atte a diventare Asti Spumante e Moscato d’Asti.  

La ricerca

Il Comité ha quindi sottolineato come l’incredibile lavoro dietro all’eccellenza di questo vino rappresenti un fattore rilevante da considerare nel computo delle prospettive favorevoli del 2024 dello Champagne. A parere dei suoi rappresentanti, il “behind the scenes”, il dietro le quinte, della filiera rivelerebbe, infatti, un’accuratezza unica nell’affrontare le sfide poste dagli attuali contesti ambientali in continuo mutamento. Dalla realizzazione di una serra “insect-proof” – nell’ambito del progetto QANOPÉE – contro i principali vettori di malattie virali, batteriche e fitoplasmatiche; all’ampliamento del centro di ricerca, sviluppo e innovazione della Maison de la Champagne a Epernay, sede della prestigiosissima Moët & Chandon, passando per l’innalzamento del plafond della riserva interprofessionale, che permette di conservare una parte dei vini prodotti nelle annate favorevoli per essere utilizzati in caso di vendemmie deficitarie.  

Appeal, controversie e vendite

Il Comité, ovviamente, non manca di sottolineare l’inimitabile appeal della denominazione. Un brand dalla tradizione secolare che col tempo, oltre ad aver affinato la lavorazione delle proprie uve, ha lavorato parecchio sulla sua immagine, consacrandosi come vino principe delle feste e icona premium della società. Il potere del prestigio incarnato dallo Champagne sarebbe confermato anche da uno studio IPSOS del 2023, da cui si evince l’incredibile strapotere di questo vino nell’immaginario collettivo dei consumatori. 

Tuttavia, sempre riportando le dichiarazioni del Comité, la grande notorietà dello Champagne avrebbe causato paradossalmente non pochi problemi, soprattutto per l’utilizzo improprio e fraudolento del termine Champagne in molti Paesi stranieri. Nel 2023, però, le ultime controversie legali sono arrivate a un epilogo, grazie all’ottenimento dello status di “nome notorio” in Cina, per esempio, dove lo Champagne è primo fra le denominazioni estere nel Paese. 

Il magic moment dello Champagne è comunque confermato dalla crescita verticale delle vendite, secondo i dati forniti dal Comité, in specifiche aree del mondo, come la Scandinavia, dove la domanda ha registrato un incoraggiante +67% in appena un decennio. Da qui la volontà di espansione dei Bureau du Champagne, vere “ambasciate” dello Champagne nel mondo, in zone geografiche strategiche come Stoccolma, Svezia, dove aprirà un nuovo ufficio di rappresentanza della filiera da aprile 2024.  

Il soft power delle bollicine 

In ultima analisi, ad avvalorare la tesi ottimistica sostenuta dal Comité Champagne sullo spumante d’eccellenza francese, sarebbero gli stessi dati: in oltre 20 anni la richiesta di Champagne rosé all’estero si è quintuplicata, rappresentando più del 10% dell’export con 20 milioni di bottiglie. Anche i vini a basso dosaggio (extra brut e pas dosé) hanno raggiunto quantità considerevoli, si parla di 6,4 milioni di bottiglie esportate nel 2022. Proprio l’export costituisce la fetta più grande delle spedizioni, con una cifra che sfiora i 187,5 milioni di bottiglie, pari al 57% sul totale delle vendite. Nonostante l’80% dello Champagne sia venduto in soli 8 Paesi (Francia compresa), i nuovi mercati canadesi, sudafricani e sudcoreani mostrano un interesse crescente verso le Maisons spumantiere più famose al mondo, contribuendo ad accrescerne la popolarità, i profitti e, anche in questo caso, il soft power (abilità costruire relazioni internazionali attraverso le proprie eccellenze culturali e/o produttive) che da sempre la Francia usa per fare affari nel mondo.

Enrico T. Larganà

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