Torino. Piace la Prima dell’Alta Langa al Teatro Regio (con qualche piccola sbavatura)

inserito il 19 Marzo 2024

Per la massima espressione di vitigni d’eccellenza come chardonnay e pinot nero e di vini eccelsi, qual è l’Alta Langa, solo la cornice regale del Teatro Regio di Torino poteva dare il giusto lustro a un evento tanto importante quanto la Prima dell’Alta Langa. 

E così è stato. Lunedì 18 marzo, lo sfarzo settecentesco del Teatro Lirico torinese, uno dei più importanti dell’intero panorama europeo, ha ospitato la sesta edizione della Prima. 

Oltre 150 vini in assaggio serviti da sommelier e due masterclass (una guidata niente meno che da Donato Lanati, enologo guru del Piemonte vinicolo) hanno accompagnato il pubblico in un percorso di approfondimento delle Alte Bollicine piemontesi.  

Uno spumante il cui successo economico e culturale è decollato vertiginosamente negli ultimi anni e i cui trend futuri, secondo molti, non accennerebbero a fermarsi. Un’ascesa i cui segreti affondano nella tradizione e nei secoli passati. L’antenato dell’Alta Langa, visto che la denominazione ufficiale sarebbe arrivata soltanto nel 2002, vide la luce attorno alla seconda metà del XIX secolo, grazie ai laboriosi tentativi di sperimentazione di Carlo Gancia (lo stesso che nel 1865 inventò il Moscato Champagne, precursore dell’Asti Spumante) di unire i vitigni francesi chardonnay e pinot nero con il metodo classico o “champenoise” mutuato, per l’appunto, dai francesi dello Champagne.

Da allora l’impegno delle case spumantiere piemontesi nella valorizzazione di questi due vitigni per la produzione di vini da spumantizzare è cresciuto progressivamente fino ai primi Anni Duemila, quando fu creato un Consorzio a tutela di una denominazione che sarebbe nata di lì a poco, appunto, l’Alta Langa per cui la DOC diventerà DOCG nel 2011. 

Arriviamo al 2018, quando al Castello di Grinzane Cavour (Cuneo) viene inaugurata la prima edizione della Prima dell’Alta Langa. Da sei anni a questa parte, l’evento, riservato al pubblico degli operatori professionali, mette al centro i numerosi produttori associati al Consorzio dell’Alta Langa, i quali presentano le proprie etichette in commercio. 

In occasione di questa sesta edizione abbiamo incontrato alcuni produttori associati che hanno rimarcato l’entusiasmo per un prodotto che sta incontrando i gusti dei consumatori. Non mancano le sfumature di approccio delle varie Cantine. C’è chi si affida a una produzione tradizionale e chi, invece, vuole sperimentare con le versioni rosé che stanno riscuotendo molto successo. In comune c’è una tensione ottimistica verso uno sviluppo che, dopo il mercato nazionale, vuole evolversi anche all’estero. Un auspicio che molti produttori hanno confermato.

Un ottimismo condiviso anche dalla presidente Mariacristina Castelletta che ha così commentato: «Anno dopo anno, edizione dopo edizione, l’evento del Consorzio Alta Langa cresce e si consolida, così come la nostra compagine: se nella prima edizione del 2018 i produttori presenti alla manifestazione erano 18, con circa 40 etichette in degustazione, l’anno scorso a Venaria eravamo in 60 aziende con 150 diversi vini. La Prima dell’Alta Langa si conferma l’occasione per poter assaggiare un’ampissima selezione di Alte Bollicine Piemontesi, incontrare i produttori ed entrare pienamente a contatto con lo spirito di una denominazione in netto sviluppo, in Italia e non solo».

Eppure, le luci dorate della Prima dell’Alta Langa al Regio sono state leggermente offuscate, almeno a nostro avviso, da un paio di ombre. Nella giornata di lunedì 18, infatti, abbiamo riscontrato non pochi problemi nella procedura di accredito e nel processo di controllo all’ingresso, apparso estremamente rigido e inflessibile, pur essendo noi in possesso di un pass stampa. Stesso rigore anche nella gestione delle uscite: davanti a noi, ad un visitatore che voleva prendersi una pausa dall’evento, è stato detto che una volta fuori dal salone non avrebbe più potuto rientrare. Episodio isolato? Un addetto troppo zelante?  

Per contro abbiamo rilevato un’attenzione minore verso il servizio di hospitality. Per i degustatori solo grissini, schiacciatine e qualche fetta di robiola per accompagnare gli assaggi. Vero che si era lì per degustare l’Alta Langa e non abbuffarsi, ma un abbinamento con qualche esempio di street food piemontese non avrebbe guastato. Certo, punti di vista. 

Una curiosità sempre a proposito di hospitality, siamo stati testimoni oculari del caso di un operatore che alla richiesta di qualche fetta da un prosciutto ben esposto si è visto rispondere che «Non era il momento». Forse, come per gli ingressi, anche gli assaggi di salumi erano contingentati? Battute a parte proprio perché amiamo i vini piemontesi di cui l’Alta Langa è uno dei campioni indiscussi, per il futuro un po’ meno rigore sarebbe auspicabile. 

Tuttavia poche ombre non ci impediscono di dichiarare che la Prima dell’Alta Langa al Teatro Regio di Torino è stata senza dubbio, come del resto le altre edizioni, un successo di stile e una dimostrazione dell’eccezionalità del prodotto.

Enrico T. Larganà

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