Elezioni al Consorzio dell’Asti. La spuntano i “dissidenti” di scuola Ctm che sfruttano liti e divisioni della parte agricola. La Cia accusa: «Nomi vecchi e non graditi». L’industria resta compatta. A fine mese il nuovo presidente

inserito il 22 aprile 2017

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Che cosa è successo alle elezioni per il rinnovo dei vertici del Consorzio dell’Asti?
In realtà nulla. Cioè è accaduto quello che accade sempre: parte industriale compatta a difendere i propri interessi; parte agricola divisa, litigiosa, vendicativa a inseguire interessi di parte o aspirazioni personali, tutte cose lecite, intendiamoci, ma che ancora una volta hanno dimostrato come il comparto agricolo sia incapace di coagulare un’unione vera di intenti e progetti.

Ma veniamo all’analisi della votazione.
Gli industriali hanno votato i loro rappresentanti, senza clamori e compatti. Fine della cronaca.

Gli “agricoli”, che hanno votato per due distinte categorie: i vignaioli non associati e quelli associati alle cantine sociali, si sono divisi fin da subito.
Nella sezione vignaioli non associati, infatti, da una parte, per una volta compresi in un unico fronte compatto, si sono presentati i candidati delle associazioni di categoria e di vignaioli; dall’altra un gruppo di “dissidenti”, allergici, diciamo così, all’establishment agricolo con esponenti collegati al Ctm, il Coordinamento delle terre del moscato, movimento di opinione che fa capo a Giovanni Bosco il quale non vuole che si dica che il Ctm condiziona la politica del moscato, ma di fatto è così.
Dunque si sono presentate liste diverse, opposte e concorrenti. E questo da una parte è stato un bene perché ha dimostrato che nel mondo del moscato c’è pluralità di idee. Ma è stato anche deleterio perché ha spaccato un fronte che solo unito potrebbe contare di più.

Stando così le cose molti osservatori, prima del voto agricolo, avrebbero messo la firma su un pareggio degli eletti nella sezione vignaioli non associati. Sarebbero risultati eletti 2 “dissidenti” e 2 del fronte agricolo compatto.
E invece i “dissidenti” eletti sono stati 3 su 3, Filippo Molinari, Fabrizio Canaparo e Mario Sandri, e tutti con un numero di voti pressoché identico.
L’unico candidato “agricolo”, Flavio Scagliola in quota Confagricoltura Asti, ha ottenuto un record di oltre 2400 preferenze.
Gli altri fuori.
Che è accaduto? Difficile dirlo.
I maligni parlano di un accordo sottobanco, con il placet delle multinazionali. Scenario difficile da provare e che se fosse provato confermerebbe ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, quanto la parte industriale abbia blindato l’ente consortile riuscendo persino a “pilotare” il voto agricolo.
Fantascienza? Ipotesi campate in aria? Allo stato sì.
I numeri delle preferenze sembrano suggerire questa analisi, ma anche altre, legate a ruggini e invidie tra candidati “agricoli”.
La dichiarazione della Cia di Acqui Terme, che pubblichiamo qui in coda, nella quale si accusano le cantine sociali di avere presentato nomi “vecchi” e non graditi al mondo del moscato (Paolo Ricagno e Evasio Marabese che poi è risultato eletto nella categoria vignaioli associati insieme a Stefano Ricagno e Elio Pescarmona) la dice lunga sulla fine della luna di miele tra le varie anime della parte agricola. La cosa più probabile è che il risultato delle elezioni di parte agricola sia il risultato di un mix di cose: accordi trasversali (qualcuno parla addirittura di tradimento), divisioni tra le associazioni di categoria, liti e ambizioni personali insieme a strategie di comparto.

Comunque sia ora i giochi sono fatti e ora si deve eleggere la squadra che guiderà il Consorzio dell’Asti per i prossimi tre anni.
Se ne parlerà il 28 aprile a Santo Stefano Belbo (Cuneo) nel corso dell’assemblea dei soci.
Tra i presidenti papabili ora come ora ci sono alcuni nomi che avevamo già anticipato: il moscatista Romano Dogliotti, su di lui convergerebbero alcune aziende e molti agricoli; Stefano Ricagno, che nella sezione cantine sociali ha avuto oltre 2700 preferenze ed è risultato il più votato degli agricoli; e la new entry, il produttore canellese, Flavio Scagliola, che ha alle spalle anche esperienze amministrative nel suo Comune.
Per quanto riguarda gli outsiders agricoli Molinari, Canaparo e Sandri, presidenza a parte (sempre possibile) si potrebbero aprire anche incarichi di vicepresidenza.
Infine la parte industriale che, in tema di presidenza, dovrebbe passare il testimone agli agricoli. Alcuni esponenti sarebbero il pole position per incarichi direttivi: un nome per tutti il presidente uscente Gianni Marzagalli, lombardo, 75 anni, ex manager Campari, già dato come vicepresidente vicario.
Ma attenzione, si tratta solo di ipotesi.«Perché possiamo dire tutto e il contrario di tutto, ma l’assemblea è sempre sovrana» ci ha detto ieri con una buona dose di ottimismo un vignaiolo.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

Qui di seguito il comunicato Cia datato 21 aprile:

La Cia di Acqui e le elezioni al Consorzio dell’Asti

 Nella mattinata di ieri ad Isola d’Asti si notavano due gruppi ben distinti di persone, uno allegro e convinto e uno composto dai dipendenti di una delle Associazioni dei produttori grigio e preoccupato. 
Hanno vinto i candidati del primo gruppo, ben venga l’allegria. 
Ci spiace per il candidato ufficiale della Cia, Ivano Andreos, una faccia nuova e pulita che ha impegnato molte energie per provare a costruire un rinnovamento nel gruppo storico della parte agricola, parte agricola che non è stata in  grado di evitare che facce antiche e superate continuassero a proporsi nei luoghi delle decisioni con pretese di comando. 
Questo si respirava ieri mattina ad Isola d’Asti, sopra un gruppo di giovani vivaci, sotto l’ombra di Paolo Ricagno e di Evasio Mirabese, una coppia che resiste da più di quarant’anni, che nulla rinnova e  che non è certo una immagine positiva per il comparto del moscato. 
Il Consiglio, quando sarà completato, dovrà individuare il Presidente, che dovrebbe essere scelto dalla parte agricola, e che vede i rappresentanti dei produttori liberi e della cooperazione divisi. 
La Cia di Acqui Terme con i suoi produttori ha sostenuto Ivano Andreos, e ora guarda con attenzione a ciò che avverrà, analizzerà e verificherà i motivi della sconfitta della parte agricola formata dalle organizzazioni, dalla cooperazione e dall’Assomoscato, comunque accettando il risultato di una elezione che ha visto per la prima volta una partecipazione massiccia dei produttori di moscato. 
Ai rappresentanti eletti nel Consiglio, ed in particolare a Filippo Molinari e Fabrizio Canaparo, gli auguri di buon lavoro.

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