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Dai territori. Con Piemonte Land of Wine i vini piemontesi protagonisti ad Artissima 2026, la principale fiera d'arte d'Italia che apre a Torino
Crisi vino (intervento). Patto tra Cantine e ristoratori per rilanciare il consumo, anche tra i giovani. Nasce ad Asti “Invito al Vino”: cultura, vini al calice, abbinamenti e prezzi equilibrati. Intesa tra Chiarlo, Ferraris e Violato (ristorante il Podestà)

Crisi vino (intervento). Patto tra Cantine e ristoratori per rilanciare il consumo, anche tra i giovani. Nasce ad Asti “Invito al Vino”: cultura, vini al calice, abbinamenti e prezzi equilibrati. Intesa tra Chiarlo, Ferraris e Violato (ristorante il Podestà)

Giordano, Ferrraris, Violato, Chiarlo

E se quella che oggi viene raccontata come una crisi del mondo del vino fosse, prima di tutto, una crisi culturale?

il progressivo allontanamento delle nuove generazioni dal vino, dalla sua storia e dal suo ruolo nella cultura gastronomica del territorio.

A raccogliere la sfida sono tre protagonisti della realtà astigiana: Luca Ferraris, Stefano Chiarlo e il ristorante Il Podestà, nel cuore del centro storico di Asti, guidato da Bruno Violato (nella foto sopra con Beppe Giordano, primo da sinistra, vicepresidente di Astesana Strada del Vino, dell’Olio e del Cibo).

Due importanti realtà vitivinicole, espressione di territori che si sviluppano sulle due sponde del Tanaro,  scelgono così di superare idealmente i confini geografici e di fare sistema con la ristorazione cittadina.

Non una semplice promozione, ma un invito a riscoprire il vino

Il progetto, significativamente ispirato al concetto di “Invito al Vino”, prenderà forma nei mesi di novembre e dicembre 2026 attraverso una collaborazione concreta tra le due aziende produttrici e il ristorante Il Podestà.

L’obiettivo è rendere nuovamente accessibile il piacere di accompagnare un buon piatto con un calice di vino del territorio, valorizzando il servizio al bicchiere, gli abbinamenti gastronomici e una politica di prezzi equilibrati, capace di avvicinare anche un pubblico giovane.

Per questo motivo è nata una collaborazione tra i produttori astihgiani Ferraris Agricola di Castagnole Monferrato, Michele Chiarlo di Calamandrana, e il ristorante Podestà che da novembre al 10 dicembre metteranno in atto questo progetto di avvicinamento al vino come modello da perseguire possibilmente in altre realtà.

In “soldoni” vini al calice tra i 4,50 e i 6,50 euro, bottiglie tra i 16 e i 30 euro von denominazioni di livello come Gavi e Alta Langa, Ruché, Nizza e Barbera d’Asti docg.

Stefano Chiarlo: «Il vino deve tornare a essere un piacere da condividere e da comprendere»

A sottolineare il valore culturale dell’iniziativa è Stefano Chiarlo, anche presidente del Consorzio Nizza docg (foto sotto), che richiama l’attenzione su un aspetto fondamentale: la necessità di recuperare un’educazione al vino che, per generazioni, è stata trasmessa naturalmente all’interno delle famiglie 

«Accompagnare un grande piatto con un buon bicchiere di vino del territorio è uno degli elementi fondamentali di quella tradizione gastronomica che ha reso celebre il Piemonte e, più in generale, la cultura mediterranea», osserva Chiarlo.

«Oggi rischiamo di perdere questo piacere, soprattutto tra quei giovani che non hanno avuto l’opportunità di ricevere un’educazione a un consumo moderato e consapevole. Ma il problema riguarda anche chi già apprezza il vino e non sempre trova, nella ristorazione, qualcuno capace di accompagnarlo alla scoperta delle nostre produzioni».

«Questa collaborazione vuole rappresentare un modello concreto, un’esperienza che ci auguriamo possa essere ripresa anche da altre realtà. 

Luca Ferraris: «Non possiamo permettere che le nuove generazioni perdano il legame con uno dei patrimoni più importanti della nostra terra»

A condividere con convinzione il progetto è Luca Ferraris (foto sotto), che ha accolto con entusiasmo la proposta nata dal confronto con Bruno Violato, ristoratore astigiano e promotore dell’iniziativa.

«Ho accolto molto volentieri l’idea di Bruno, che prima ancora di essere un nostro cliente è un amico. Bruno ha espresso un desiderio che condivido profondamente: tornare a parlare di vino anche ai più giovani, a quelle generazioni che si stanno avvicinando al mondo delle bevande alcoliche e che troppo spesso conoscono poco o nulla della straordinaria cultura vitivinicola del territorio in cui vivono».

Ferraris pone l’accento su una responsabilità che non riguarda soltanto le aziende produttrici, ma l’intera comunità.

«Viviamo in una terra che ha dedicato secoli allo studio della vite, alla conoscenza dei suoli, al miglioramento delle tecniche produttive e alla ricerca di una qualità che oggi ha raggiunto livelli di assoluta eccellenza. Sarebbe un paradosso se proprio le nuove generazioni, eredi naturali di questo patrimonio, finissero per allontanarsene senza aver avuto la possibilità di comprenderlo».

Un ragionamento che si allarga anche alle nuove tendenze del consumo.

E conclude: «Non vogliamo semplicemente convincere qualcuno a bere un bicchiere di vino in più. Vogliamo creare le condizioni perché le persone, e soprattutto i giovani adulti, possano conoscere e comprendere ciò che quel bicchiere rappresenta. La vera sfida è trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza e la responsabilità di custodire e portare avanti una tradizione che appartiene a tutti noi. Perché perdere la cultura del vino, nell’Astigiano, significherebbe perdere una parte importante della nostra identità».

Bruno Violato e il ruolo della ristorazione: il cambiamento parte dalla tavola

Al centro dell’iniziativa c’è anche la visione di Bruno Violato (foto sotto), titolare del ristorante Il Podestà di Asti, che ha voluto coinvolgere le due aziende vitivinicole in un progetto capace di trasformare una riflessione condivisa in un’esperienza concreta per i clienti.

Il ristorante diventa così il luogo d’incontro tra chi il vino lo produce e chi può imparare a conoscerlo, riscoprendo il valore del consiglio, dell’abbinamento gastronomico e di un calice proposto al giusto prezzo.

«L’idea è nata perché negli ultimi tempi ho avvertito un certo distacco da parte della clientela, sia giovane che non, al consumo del vino. Ritengo quindi, che per un ristoratore sia doveroso riallacciare un rapporto diretto tra il vino e il commensale. Per fare questo il ristoratore deve diventare una sorta di divulgatore ,non solo della cucina Monferrato ma anche della molteplicità dei vini del Monferrato. Purtroppo non ho ancora trovato colleghi che vogliano condividere questo progetto e mi auguro che arrivino. Del resto un altro mio auspicio è di creare un interesse, soprattutto da parte dei giovani, anche con un semplice bicchiere di vino verso il nostro meraviglioso territorio che si chiama Monferrato».

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