Dalle dichiarazioni di amicizia a quelle di guerra. L’Unesco più che unire sembra dividere ancora di più i paesaggi vitivinicoli piemontesi. Qualche settimana fa, a Canelli nell’Astigiano da dove più di 10 anni fa partì la candidatura delle Cattedrali sotterrane le cantine storiche dello spumante, nel corso della cerimonia ufficiale per celebrare il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità ai paesaggi vitivinicoli , grandi dichiarazioni di unità d’intenti e di lavoro per rilanciare i territorio di Monferrato, Langhe e Roero. Poi, dalle antenne di RadioUno Rai, la doccia fredda: un’ora e mezza di trasmissione per parlare del riconoscimento in chiave solo ed esclusivamente albese/barolista.
In molti hanno notato la stonatura. Tra questi Giovanni Vassallo, giornalista e già assessore del Comune di Canelli, che in questo intervento mette un po’ di puntini sulle “i”. Ecco il testo di Vassallo.
«Del riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato ne parlano, dal 22 giugno scorso, carta stampata, web, televisioni, radio.
Giovedì 21 agosto nella trasmissione radiofonica di RadioUno «DovEstate»: un’ora e mezza, dalle 13,30 circa alle 15, con un bel approfondimento sul cinquantesimo sito italiano entrato nei beni tutelati dall’Unesco. Barolo la location scelta per disquisire sulle bellezze del territorio del Sud Piemonte.
Ci sta, nessun futile campanile come in questi mesi hanno più volte ricordato i vertici dell’associazione che ha coordinato, e coordina ancora, il sito fresco di nomina. Magari la sede della diretta è stata pure una scelta di «mamma Rai».
Non ci sta, invece, che in poco meno di 90 minuti di disquisizioni, approfondimenti, analisi da parte dei vari invitati non si sia capito quale fosse il territorio (termine di cui ampiamente si è abusato via etere) che ha beneficiato di cotanto riconoscimento. O meglio, uno solo su tutti: Barolo.
Sia ben chiaro, non ce l’ho con gli amici del bel borgo, buona carta da visita per tutti ma non l’unica. Barbaresco, ad esempio, è stato citato una sola volta (e pure da un produttore), Canelli due volte (almeno la primogenitura del progetto è stata riconosciuta).
Silenzio su Grinzane Cavour, Nizza Monferrato, il Monferrato degli Infernotti alessandrini. E dire che in novanta minuti gli invitati che sono intervenuti a più riprese (rappresentante dell’Associazione che rappresenta i Paesaggi vitivinicoli, imprenditori del food che vanno per la maggiore, ristoratori, amministratori pubblici) almeno una carrellata sul territorio in senso lato, guardando oltre la corte barolesca, la si poteva fare.
Andando anche oltre Alba, stracitata anch’essa con tanto di invito alla Fiera del Tartufo. Giusto, come ha detto un intervistato, cancellare il trattino che unisce Langhe a Roero facendone un unico territorio (e daije!): non dimentichiamo, però, chi il trattino non ce l’ha e la storia se l’è costruita anch’esso e con fatica nei secoli.
Mi sovviene, dopo qualche roboante intervento pubblico al «volmosebenetuttinsieme», che il messaggio dei primi vagiti uneschiani sia il tacito ritorno (o la continuazione) all’individualismo.
E spiace che questi insegnamenti arrivino proprio quando si sta faticosamente instaurando una collaborazione condivisa e, soprattutto, da chi dovrebbe essere il collante di un nuovo percorso.
Perché, ancora una volta, si rischia di creare territori di serie A e altri di serie B, autorizzando sotto traccia all’autogestione, all’individualismo e all’isolazionismo.
Mi chiedo, e con me tante altre decine di persone, se non sia arrivata l’ora di cambiare registro anche su questo fronte, nello spirito della «condivisione e collaborazione di territorio» per una gestione più allargata? Perché qualcuno non si vanti di tanto cervello fino lasciando ad altri le scarpe grosse.
Giovanni Vassallo
Che aggiungere d’altro se non il podcast dell’intera trasmissione? Così ognuno potrà farsi un’idea di quello che è accaduto. Ecco l’audio Rai.