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Commento. Elezioni di Midterm negli USA. I Dem fanno il pieno al Congresso. Avviso di sfratto per Trump, che, però, resta fino al 2028. Ma che succederà per l’export Made in Italy?

Commento. Elezioni di Midterm negli USA. I Dem fanno il pieno al Congresso. Avviso di sfratto per Trump, che, però, resta fino al 2028. Ma che succederà per l’export Made in Italy?

Oggi, mercoledì 4 novembre 2026, dopo il voto Usa di Midterm, le elezioni di metà mandato che hanno rinnovato il Congresso statunitense e consegnato maggioranze ai Democratici in Camera e Senato, nessuno è in grado di prevedere cosa succederà realmente alle relazioni tra USA e UE, e se i dazi, molti dei quali già cassati dalla Corte Suprema, che gravano sull’agroalimentare, vini in testa, saranno eliminati e attenuati.

Di certo il voto ha punito il partito Repubblicano e trasformato il Presidente Trump in quello che politicamente Oltreoceano si definisce Anatra Zoppa, cioè il capo di uno Stato e di un Governo che ha un Congresso ostile o comunque non in linea con le sue idee e dunque più refrattario ad approvare leggi che vengano dalla Casa Bianca.

In realtà nonostante l’euforia politica di chi, in Europa, saluta con favore la vittoria dei Dem, dal punto di vista economico e segnatamente sul tema dell’agroalimentare restano forti incognite su se, quando e come potrebbe cambiare, se cambierà, la postura USA nei confronti della UE.

Poi c’è, non secondaria, la partita geopolitica legata ai conflitti in atto, alcuni voluti dal Presidente o dai suoi sodali in Medio Oriente e in Est Europa.

Guerre che, al netto delle profondissime e drammatiche tragedie umane, hanno avuto ripercussioni pesantissime sull’Economia agroalimentare italiana ed europea con i prezzi dell’energia e dei carburanti schizzati alle stelle, approvvigionamenti a rischio, proteste e rivendicazioni di piazza anche violente, crollo dei prezzi delle materie prime nelle vigne e nei campi, calo dei consumi, sofferenza economica di aziende e Cantine e rischio di perdita di posti di lavoro, autonomi e dipendenti.

Con questo scenario cosa ci si deve attendere ora che a Trump, come sostiene qualcuno, è stato comunicato un avviso di sfratto? Difficile dirlo. Intanto le Camere USA resteranno immutate fino a 3 gennaio 2027. Poi ci sarà l’ingresso degli eletti e la formazione delle nuove maggioranze.

Dal punto di vista della Politica interna, secondo alcuni osservatori ed esperti di questioni americane, il blocco Dem nel Congresso potrebbe congelare i finanziamenti per la guerra contro l’Iran e i suoi proxy e decidere di inviare subito i missili Patriot che servono all’Ucraina per difendersi da quelli russi. «Difficile, ma non impossibile» dicono gli analisti. D’altra parte il leader Usa potrà continuare a dettare tempi e modi per la trattativa con Teheran, nonché tra Kiev e Mosca. I democratici, da parte loro, potranno sollecitare un maggior coinvolgimento politico degli europei, ma nel concreto la Casa Bianca può ancora tagliarli fuori.

E l’Economia? E l’export europeo appesantito da extra tasse che, per esempio, hanno fatto lievitare anche di cinque volte il prezzo delle bottiglie di vino italiano? E la crisi dei carburanti che ha messo in ginocchio trasporti e merci nella UE?

La sensazione diffusa è che bisognerà attendere che gli americani, dopo la chiamata alle urne, si schiariscano le idee.

E cioè decidano che fare del “trumpismo”, se cancellarlo del tutto e cambiare rotta, riallacciando, in attesa del dopo Trump, alleanze e sinergie con gli europei e, magari, con uno Stato d’Israele post “Bibi” Netanyahu, meno incline alla guerra, per vendetta, per atto preventivo o per pura inviane di territori, e più predisposto alla pace con gli arabi, interni ed esterni a Gerusalemme. Oppure trasformare la dottrina Trump, che resterà presidente fino al 2028, in un buon pretesto per continuare a tenere sotto scacco, economicamente e politicamente un’Unione Europea che ancora oggi stenta ad avere un’identità unitaria, forte e consapevole di essere il più importante mercato economico e il punto di riferimento politico e morale non solo per l’Occidente. Staremo a vedere.

Filippo Larganà
filippo.largana@libero.it

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