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Dai territori. Da Marenco (Strevi) il Carica l’Asino (Carialoso) splende nel calice e chiude in bellezza e con successo il progetto dell’Enoteca regionale di Acqui Terme sui vitigni rari del Piemonte

In una domenica di splendido sole, su una delle colline più belle del Monferrato, nello scenario unico di una cascina della Casa vitivinicola Marenco di Strevi, è andato in scena l’ultimo atto di “L’Altro Piemonte nel Calice”, il progetto di promozione, divulgazione e valorizzazione dei vitigni rari piemontesi realizzato dall’Enoteca regionale Acqui Terme e Vino ci cui è presidente Annalisa Vittore e responsabile il sommelier, Alessio Lo Sardo.

In questi mesi, da aprile a settembre, si è parlato di tanti vitigni dimenticati, poco conosciuti o in via di riscoperta, spesso con l’aiuto di aziende del territorio, come l’Albarossa, il vitigno a bacca rossa nato negli Anni Trenta del Novecento da un incrocio sperimentale tra barbera e nebbiolo e che ha avuto il suo giorno di gloria ospitato dall’azienda Convento Cappuccini della famiglia Botto a Ricaldone (Alessandria).

E di vitigni rari si era parlato anche il 12 settembre scorso, a Palazzo Robellini ad Acqui Terme in un convegno a cui hanno partecipato ricercatori ed esponenti della Regione Piemonte, coinvolti in strutture e iniziative di ricerca, studio e valorizzazione di queste varietà.

Ieri, domenica 27 settembre, il progetto dell’Enoteca si è chiuso nella Cascina Valtignosa della Marenco, storica azienda famigliare che ha sede a Strevi con tenute e vigneti sparsi nelle aree viticole più vocate del Monferrato.

Protagonista della giornata il Carica l’Asino, “Carialoso” in lingua piemontese e sulle etichette Marenco, in denominazione un Monferrato Bianco doc, ottenuto da un’uva a bacca bianca omonima del vitigno, spesso associata alla Barbera, per via della similitudine del grappolo (ma non c’è parentela genetica) e chiamata anche Barbera Bianca (Marenco lo indica in etichetta), che ha una storia affascinante e originale, a cominciare dal nome. Due le ipotesi: Carica l’Asino per la produzione abbondante delle viti che costringevano a carichi importanti o per il fatto che anticamente, con i vigneti in posizioni particolarmente impervie, si aveva bisogno della potenza e resistenza degli asini per trasportare le ceste colme di grappoli.

Sia come sia restano certe le indicazioni scientifiche. Il vitigno Carica l’Asino, diffuso tra Liguria e Piemonte, è risultato essere l’incrocio naturale tra le varietà Crovin di Perti e Timorasso. Il vino che se ne ottiene è un bianco dai sentori minerali e floreali che, con l’affinamento, acquista un corpo e una verve particolari che lo avvicinano – ci assumiamo la resposabilità della dichiarazione – ai migliori Riesling.

«Noi ne vinifichiamo da anni una piccola, ma significativa quantità che è molto ricercata dai nostri clienti. A riprova dell’attenzione del pubblico e delle potenzialità dei vitigni rari piemontesi, anche in ambito commerciale. Uno strumento in più in un momento così complesso come quello che sta attraversando il mondo del vino piemontese e italiano in genere» hanno spiegato Michela Marenco e il figlio Andrea Costa che hanno fatto gli onori di casa nella loro Cascina Valtignosa, sulle colline tra Cassine e Strevi, dove effettuano non solo masterclass e degustazioni, ma anche accoglienza e incoming con eventi e pic-nic tra i filari. «Sono enormi le possbilità che questo territorio vinicolo offre. Dobbiamo usarle tutte fino in fondo. C’è ancora molto lavoro da fare» sostengono Michela e Andrea.

Altro produttore piemontese di Carica l’Asino – con una ragguardevole storicità nella produzione di bottiglie – è l’azienda Carussin di San Marzano Oliveto nell’Astigiano.

Per il resto la degustazione di Carialoso firmato Marenco (ma non sono mancati anche calici di Brachetto d’Acqui, il vino principe di questo territorio) è stata condotta in modo informale e impeccabile da Chiara Novazio, responsabile dell’accoglienza dell’azienda insieme a Doretta Marenco, che ha spiegato origini e ampelografia del vitigno e ne ha illustrato metodo di vinificazione e annate.

E proprio le annate di Carialoso, dal 2024 al 2029, in degustazione a Cascina Valtignosa, hanno riscosso il gradimento degli appassionati, dei winelover e degli operatori (enotecari e giornalisti) che hanno partecipato alla giornata.

Dunque “l’Altro Piemonte nel Calice” dell’Enoteca regionale Acqui Terme e Vino chiude con un bilancio positivo, di comunicazione e divulgazione dei vitigni “panda” piemontesi che si stanno prendendo la propria rivincita.

«È proprio così – commenta Annalisa Vittore, presidente dell’Enoteca acquese -. In questi mesi – spiega – abbiamo avuto la conferma di come le sinergie e la collaborazione con istituzioni e realtà produttive e di ricerca, con la Regione Piemonte attraverso le misure di sostegno alle Enoteche regionali e i suoi rappresentanti, con le aziende vinicole del territorio, in questo caso Convento Capuccini e Marenco, con i produttori, i ricercatori e perfino con il mondo della Cultura, siano fondamentali per coltivare, far conoscere e far evolvere, anche tra le giovani generazioni, la storia e il futuro del vino. Non è poca cosa in questo periodo così complesso».

Commenti positivi anche da parte di Alessio Lo Sardo, responsabile del progetto, che fornisce qualche dato: «Tutti gli eventi e le masterclass sono state seguite e hanno avuto un successo confermato dai numeri: da aprile a settembre abbiamo avuto una media di 30/35 persone ad appuntamento. Bene anche la masterclass in lingua inglese per un gruppo di turisti stranieri. Sono, questi, risultati che sono andati ben oltre le nostre aspettative». Per il futuro? «Abbiamo intenzione di proporre eventi simili anche a pagamento per i settori non finanziati dal pubblico, e progettare altre iniziative che rientrino nelle azioni di promozione finanziate dalla Regione Piemonte il cui aiuto, insieme a quello delle aziende e dei produttori del territorio, è stato decisivo per la realizzazione de “L’Altro Piemonte nel Calice».

fi.l.


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