
In qualità di grande vetrina internazionale del vino è logico che il Vinitaly di Verona, che aprirà i battenti della sua 58ª edizione domenica 12 (chiusura il 15), sia palcoscenico per nuovi prodotti e iniziative.
A pochi giorni dall’avvio della Fiera nella città scaligera, arrivano notizie da due aziende, una astigiana, l’altra cuneese, che parlano di nuovi vini e investimenti.
BAVA
La famiglia Bava, produttori di Cocconato nel Nord dell’Astigiano, ma con vigneti anche ad Agliano Terme nel Sud della provincia di Asti, ha scelto Vinitaly per presentare Sullavìa 2024, prima annata del Piemonte DOC Pinot Nero da vigna singola.

Spiegano i Bava che: “Il nome Sullavìa è un’evocazione diretta; la via è quella della strada che da Agliano Terme porta alla località Crena, dividendo i vigneti Bava a Pianoalto: a destra finiscono i filari di Barbera e a sinistra iniziano quelli di Pinot Nero”. E ancora: “La scelta di impiantare il Pinot Nero sulla costa che sale verso il Bricco Roche, ad Agliano, nasce innanzitutto da una chiara vocazione pedoclimatica: suoli calcarei e ben drenati, capaci di restituire al vitigno un carattere marcato e riconoscibile, con una struttura solida, una trama definita e un profilo aromatico nitido, in linea con le migliori espressioni delle aree più fresche d’Italia, per eleganza e tensione. Un’ulteriore conferma della capacità di questo cru di interpretare il Pinot Nero con una personalità autentica e coerente. Ma a guidare davvero questa scelta è stata anche un’emozione precisa, come racconta Paolo Bava, enologo e proprietario con la sua famiglia della storica azienda: «Il rispetto profondo per la vecchia vigna di Barbera che ci aveva accolti fin dal nostro arrivo, negli anni Novanta, a Pianoalto. Un legame che ci ha portati ad attendere a lungo, lasciando che fosse il tempo a indicare il momento giusto per dare vita a un nuovo impianto su questo terreno».
MAURO VEGLIO
Dopo oltre trent’anni di storia legata ai grandi Barolo, la cantina Mauro Veglio apre un nuovo capitolo con il suo primo vino bianco: un Timorasso in purezza, nato nei Colli Tortonesi e destinato a entrare in commercio a partire dal 2026. Una scelta tutt’altro che casuale. «Se dopo tanti anni abbiamo deciso di produrre un bianco – racconta Alessandro Veglio – è perché crediamo profondamente nel Timorasso e nel suo potenziale, soprattutto in termini di evoluzione nel tempo. Non avremmo mai preso in considerazione un vitigno non autoctono». Il progetto nasce nel 2021 da un’opportunità che è diventata anche una scelta di cuore. Il primo vigneto apparteneva infatti al padre di Roberto, cantiniere dell’azienda dal 2009, originario di Tortona e oggi figura chiave del team. Da lì l’idea di investire su un vitigno identitario del territorio tortonese, capace, come il Barolo, di raccontare il tempo.

Il Timorasso di Mauro Veglio nasce da un appezzamento unico e accorpato, diviso tra i comuni di Sarezzano e Monleale, nel cuore dei Colli Tortonesi. Tra il 2021 e il 2022 sono stati piantati poco più di 2 ettari, mentre la restante parte del terreno è già stata preparata per un nuovo impianto previsto nella primavera del 2026, che porterà la superficie complessiva a circa 3,5 ettari.