
Bisogna smetterla di dire che il Canelli docg è una denominazione giovane. Di certo lo è per l’anagrafe burocratica, ma non nella pratica dei vignaioli delle colline tra Astigiano e Cuneese che al Ministero competente hanno presentato la storicità di questo, di fatto, cru del Moscato d’Asti. Un vino antico, nato dalla sapienza dei viticoltori che, lontani dalle narrazioni moderne, conoscevano le sue potenzialità e che oggi, con un disciplinare rigidissimo, rese e territorio di produzione contenuti e grandi potenzialità di affinamento, gareggia con i grandi vini bianchi del mondo.
Detto questo, lunedì 25 maggio, in quel di Villa Giada, resort di charme con Cantina e prossimo bistrò (o bistrot) in apertura forse già in estate, proprio i produttori del Canelli docg, dopo la presentazione in grande stile a Torino, hanno presentato la mappa del Canelli docg, stilata, in italiano e in inglese, con una lunga ricerca geografica, geologica e storica fatta sul campo, dal cartografo e grande esperto di territori vinicoli, Alessandro Masnaghetti, con una inedita e originale degustazione di varie annate di Canelli docg.
Al tavolo ristoratori, barman, enotecari, pasticceri, giornalisti e comunicatori di vino e territorio.
Nei calici annate dei Canelli docg dal 2017 al 2025 con abbinamenti gastronomici sorprendenti: dalle ostriche alla tartare di tonno, dai tramezzini gourmet alle lumache, dai salumi ai formaggi di cascina.
Sullo sfondo, oltre alle colline del moscato bianco, tra Canelli, Calosso e Moasca, c’era la voglia di narrare un vino unico che aspira, anche grazie al supporto del Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, a uno spazio che gli compete nel solco di un vitigno che ha trovato qui, nel Sud del Piemonte, la terra, il clima, la gente, la cultura, la passione e la dedizione ideali alla sua crescita.
Qui sotto l’intervista al presidente dell’associazione dei produttori di Canelli docg, Gianmario Cerutti, e alcune immagini dell’incontro.
fi.l














