Assomoscato (viticoltori): «O l’industria ci dà di più o chiudiamo i rubinetti della vigna»

inserito il 19 Gennaio 2009

Nell’intervista concessa a «Sapori del Piemonte», Giovanni Satragno, presidente di Assomoscato, l’associazione che raggruppa tremila viticoltori della zona di produzione compresa tra i 52 Comuni della zona di produzione dell’uva destinata a produrre Astri spumante e Moscato docg, è quanto mai categorico. E a poco meno di 8 mesi dalla prossima vendemmia già tira fuori l’ascia di guerra e proclama: «O le Case spumantiere ci danno di più, o le lasciamo a secco di uva».

(Sdp) Presidente, che fa, minaccia? Non le sembra di essere un pelo ricattatorio?

«E perché?Guardi che l’hanno scorso sono state le aziende vinicole, nostra controparte nella commissione paritetica interprofessionale che ogni anno determina prezzi e rese per ettaro delle uve moscato, a chiedere una diminuzione della quota di uva. E così siamo andati a 91 quintali per ettaro, resa reale, in un’annata disgraziata che, in realtà, ha fatto raccogliere spesso poco più di 80 quintali, con una penuria di uva che non si vedeva da anni. Per contro il mercato richiedeva prodotto e le case vinicole che hanno fatto? Hanno acquistato di tutto, senza badare alla qualità. Il risultato? Le cantine sono rimaste vuote e di scorte non ce ombra. Ora se le industrie vogliono il nostro prodotto lo devono pagare»

(Sdp) Si, ma quanto?

«Lo scorso anno abbiamo spuntato 9,95 euro al miriagrammo (dieci chili di uva ndr). Per settembre 2009 si deve arrivare almeno a 10,5. Altrimenti non mi siedo neppure a trattare. Ne va della difesa del reddito vitale delle nostre aziende agricole».

(Sdp) Presidente, fa il duro?

«Non si tratta di durezza. I contadini sono stufi di essere l’anello debole della filiera moscato. Ne hanno abbastanza di pagare gli errori di manager che non hanno saputo guardare al di là del proprio naso»

(Sdp) Parole dure…

«Io so solo che oggi non c’è più una goccia di moscato in cantina. Le sembra una politica avveduta? A me no. E poi c’è la questione del rilancio dell’Asti e del Moscato. Vorrei sapere a che punto siamo».

(Sdp) Che fa, minaccia ancora?

«No, assolutamente. Però ne parlerò a tempo debito, magari in sede di trattativa»

Insomma oggi i toni di Satragno non sono concilianti. Ma di qua ad agosto le cose potrebbero andare diversamente. Tutto dipenderà dall’andamento del mercato che nell’anno passato, per quanto riguarda Asti e Moscato docg sembra avere tenuto volumi e mercati. Le cose sono andate diversamente per altri vini piemontesi, come la Barbera e il Brachetto d’Acqui docg. La “signora in rosso” sembra avere avuto qualche contraccolpo, il “rosso” dolce che si produce tra Acquese e Astigiano pare attraversare una grave crisi commerciale e d’immagine. Per quanto riguarda il Sud Piemonte Asti e Moscato docg sono gli unici “vini rifugio”. Cerchiamo di non buttare il bambino con l’acqua sporca .

Filippo Larganà – filippo.largana@libero.it

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